Borsa Milano e BTP vanno ko, spread supera quota 355

4 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Si ripropone il copione di ieri: la Borsa di Milano chiude la giornata di contrattazioni accelerando al ribasso sul finale, con il Ftse Mib che cede più del 2% sprofondando anche sotto quota 15.300 punti, scontando i timori sull’Italia e sulla Spagna.

Il Ftse Mib fa =2,42%, in linea con le perdite subite dalle altre piazze europee. Londra cede il 2,35%, Francoforte il 2,91%, Parigi -2,82%, l’indice di riferimento del continente Eurostoxx 50 lascia sul campo il 2,53%.

Nel primo pomeriggio e’ arrivata la decisione della Bce che, così come previsto dagli analisti, ha lasciato i tassi di rifinanziamento invariati all’1%, quello marginale all’1,75% e quello sui depositi allo 0,25%. Nel corso della conferenza stampa successiva all’annuncio, il numero uno Mario Draghi ha confermato che i rischi al ribasso sono rappresentati proprio dalla crisi dei debiti sovrani.

Il banchiere fiorentino ha sottolineto anche che se non c’è stato un credit crunch è merito delle operazioni di maxi-iniezione di liquidità che sono state lanciate dall’istituto di Francoforte. Tuttavia, lo stesso Draghi ha ammesso che la crescita dei prestiti al settore privato rimane troppo debole.

Sia in Europa che negli Stati Uniti si assiste al ritorno del forte pessimismo degli operatori visto gia’ nella giornata di ieri e le piazze finanziarie europee hanno chiuso in netta flessione, come se si risvegliassero di colpo e scoprissero che la crisi dei debiti non è mai terminata.

Alta di conseguenza la tensione sul mercato del credito e dei titoli di stato. Lo spread BTP/Bund a dieci anni continua a riportare una crescita di quasi il 7%, superando i 355 punti base, a fronte di rendimenti decennali che balzano del 4% al al 5,36%. I problemi sui debiti sovrani dell’Italia rimangono sempre sotto i riflettori. Effetto Spagna sui BTP, con il paese che fa tornare a parlare di sé oggi con un’asta che non rassicura affatto i mercati: Madrid ha emesso infatti titoli di stato a tassi in rialzo rispetto all’emissione precendente. Il costo per assicurarsi per cinque anni contro un default del debito spagnolo e’ salito di 18 punti base a quota 457, i massimi livelli dal 28 novembre.

DETTAGLI ASTA SPAGNOLA

La Spagna ha collocato titoli con scadenza nel gennaio del 2015 per un valore di 1,1 miliardi di euro a un tasso al 2,890%, superiore al 2,440% precedente e con un bid to cover a 2,41, decisamente più basso rispetto ai 4,96 precedenti.

Emessi anche bond con scadenza a ottobre del 2016 per un valore di 973 milioni di euro a un tasso al 4,319%, in crescita rispetto al precedente 3,376% e con un bid to cover a 2,46, in flessione contro i 2,59 precedenti. Infine, Madrid ha collocato bond con scadenza a ottobre del 2020 per 489 milioni, con rendimenti al 5,338%, più alti rispetto al precedente 5,156% e con un bid to cover al 2,96, in questo caso in crescita rispetto al precedente, pari a 1,99. Reazione immediata dei rendimenti dei titoli spagnoli a cinque anni, che balzano fino al 4,44%, ovvero al massimo dallo scorso gennaio.

Si guarda con preoccupazione anche alla pubblicazione, avvenuta nella tarda serata di ieri ora italiana, delle minute della Fed, che hanno allontanato ulteriormente le speranze di vedere presto agire l’istituto con l’arrivo di una nuova politica monetaria espansiva.

Il tono bearish della giornata di oggi si è presentato già con i listini asiatici. In particolare, il Nikkei ha concluso la sessione ai minimi in un mese.

TITOLI FTSE MIB

Tornando al Ftse Mib, i bancari colpiti da forti sell off; Unicredit -2,22%, Ubi Banca -2,54%, Intesa SanPaolo -0,87%, Banco Popolare -4,13%, MPS -2,11%, BPM -2,75%. Vira in rosso Telecom Italia, dopo le parole del presidente esecutivo Franco Bernabé, che ha dichiarato che lo scorporo della rete non è da escludere se vantaggioso. Titolo -0,86%. Da segnalare Mediolanum -6% circa.

Ochio a Campari, dopo la decisione di Cheuvreux di alzare il rating a “select list”, con un target price lasciato invariato a O euro. Titolo +0,49%.

Ubs ha invece alzato il target price di Eni da 19,5 a 21 euro. Ma il titolo accentua le perdite con -2,11%.

Intermonte positiva su Fiat, rivede al rialzo il giudizio da “underperform” ad “outperform”, mentre il target price rimane a zero euro. Ma le quotazioni del Lingotto si allineano ai ribassi che coinvolgono anche altri colossi europei dell’auto e cede l’1,85%. Pesanti ribassi anche per gli industriali: Buzzi Unicem -4%, Finmeccanica -6,52%, Fiat Industrial -3,11%, Exor -4%, Prysmian -4,27%, Pirelli -4,20%.
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Sul fronte valutario, l’euro scende dello 0,82% nei confronti del dollaro a $1,3123, cedendo sullo yen l’1,17%, a JPY 108,28. Nei confronti della valuta nipponica, l’euro testa i minimi delle ultime tre settimane. Rapporto dollaro/yen -0,39% a JPY 82,50.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono in calo del 2%, a $101,90 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono in decisa flessione con -3,25%, a $1.617,60 l’oncia. Il forte sell off sul metallo prezioso è alimentato proprio dallo smorzarsi delle speranze sull’arrivo di un QE3 da parte della Fed. Le quotazioni dell’oro hanno iniziato infatti a scivolare subito dopo la pubblicazione delle minute.

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