Borsa Milano chiude in rosso su tensioni geopolitiche

21 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – I listini azionari europei pagano il prezzo delle tensioni internazionali, dall’Ucraina e Medio Oriente. Le vendite hanno affossato tutte le principali Borse: Milano, tra le peggiori, ha perso l’1,48% a 20.431,20 punti.

Pesano sugli indici la Bundesbank che prevede per la Germania una fase di stagnazione ma anche il calo di fatturato e ordini industriali in Italia. I listini poi guardano alle tensioni in Ucraina e a Gaza.

Sul mercato dei cambi, euro sulle posizioni di venerdi’ sera a 1,3523 dollari (1,3525) e a 137,03 yen (137,12), mentre il rapporto dollaro/yen e’ a 101,33 (101,36). Sale dello 0,58%, infine, il prezzo del petrolio: il future agosto su Wti scambia a 103,75 dollari al barile.

T ra i 40 big del listino milanese solo tre titoli in territorio positivo: Ferragamo +0,77%, Snam +0,37%, Stm +0,07%. Dal lato dei ribassi, la maggiore flessione per Wdf -3,23%, poi l’ennesima retromarcia del settore bancario a dispetto di uno spread Btp-Bund stabile a 163 punti. Hanno pagato pegno Bpm -3,15%, Ubi -3,05%, Bper -2,96%. Giu’ anche Unicredit -2,30%, Banco Popolare -2,21%, Intesa Sp -1,96% e Mps -1,59%. Lettera anche su Finmeccanica -2,86%.

Per Milano secondo i graficisti, la violazione della soglia dei 20.280 punti segnalerebbe la ripresa di una fase ribassista per Piazza Affari, che viene da una settimana altalenante caratterizzata da un certo nervosismo.

Secondo l’analisi tecnica, il trend rialzista dell’Italia da segni di logoramento. Non siamo ancora all’inizio di un ciclo ribassista ma i segnali di esaurimento di quello rialzista ci sono, dovremmo essere già in fase distributiva per cui attenzione ad aprire posizioni di ampio respiro.

L’Italia come nel 2007 sta anticipando le altre piazze occidentali ma le altre seguiranno nei mesi a seguire. Questo dovrebbe favorire le commodities che ancora stentano a decollare (una su tutta l’oro) ma che sono ancora convinto dovranno apprezzarsi.

Il titolo del Lingotto, reduce da un rialzo di quasi 6 punti percentuali nell’ultima settimana, oggi lascia sul parterre l’1,73% . L’azione era stata sostenuta dai dati sulle vendite di auto in Europa a giugno (+7,1%) e dalle voci di una clamorosa fusione con Volkswagen. Voci smentite da Fiat che ha fatto sapere di “non avere intrattenuto discussioni con Volkswagen in merito ad una possibile fusione”.

Sul versante macro, delusione per il primo calo tendenziale in otto mesi degli ordini all’industria italiani. In maggio il fatturato ha fatto -1% rispetto ad aprile, +0,1% sul 2013. A pesare è la negativa performance dei mercati esteri.

Nessuna sorpresa invece dai prezzi della produzione tedeschi, che si attestano in linea con le attese. In giugno indice stabile su base mensile mentre su base annua si evidenzia una contrazione pari allo 0,7%.

In ambito di notizie societarie, tra le aziende statunitensi che hanno fatto meglio delle previsioni si segnala Google, la terza maggiore impresa al mondo. Il colosso energetico Halliburton è tra i gruppi che riporteranno i conti fiscali oggi, mentre Facebook e Netflix li renderanno noti in settimana.

Gli investitori in Asia e Usa hanno potuto così tornare a concentrarsi sulle prospettive di crescita dell’economia reale dopo l’abbattimento dell’aereo di linea nell’Est Ucraina.

Le ultime notizie di geopolitica, tuttavia, non sono positive: oggi sembra cominciata l’offensiva delle truppe governative ucraine per riprendere il controllo di Donetsk, la principale città in mano ai ribelli filorussi. Il tutto mentre la Striscia di Gaza ha vissuto la giornata più sanguinosa dall’inizio del conflitto con Israele.

Domani è in agenda una riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea per valutare se ci sono gli estremi per imporre sanzioni più dure nei confronti delle società russe.

In avanzamento i listini azionari asiatici sulla scia di quanto visto negli Stati Uniti venerdì. L’indice MSCI della regione Asia Pacifico – escluso il Giappone – avanza dello 0,3% con tre titoli che salgono per ogni due che scendono.