Borsa Milano affonda -3,65%, spread Italia arriva a 520 punti base

5 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – E’ un giovedi’ nero per l’azionario europeo: il bilancio e’ fortemente negativo ovunque nelle piazze finanziarie del continente e la situazione di allarme riguarda anche i mercati dei titoli di stato. Si ripete praticamente il copione di ieri, con gli investitori che smobilizzano sia bond che azioni.

A Milano la seduta e’ segnata dai pesanti cali di Unicredit e di tutti gli altri bancari, indistintamente. Anche gli altri listini europei hanno subito una flessione, dovuta in parte all’ultima asta di titoli governativi francesi, che ha visto rendimenti in aumento, innescando un nuovo allargamento dello spread.

La Borsa di Milano si conferma il listino peggiore e cede -3,65% in chiusura. Il benchmark europeo FTSEurofirst 50 scende -1,23%, con Parigi in calo del -1,53% e Francoforte del -0,21%. Londra lascia sul campo il -0,73%, Madrid -2,81%, Zurigo -0,72% e Atene fa -0,79%.

Il titolo della banca di Piazza Cordusio e’ arrivato a cedere fino a -10%. Da segnalare che nella giornata di ieri l’ondata di selloff sulle azioni, pari a -15% – ha portato l’istituto di credito a veder spazzati via due miliardi in termini di valore di mercato. Il risultato è che le quotazioni sono scese ai livelli dell’ottobre del 1992, quando la banca si chiamava Credito Italiano.

Lettera anche su tutti gli altri titoli bancari: sul Ftse Mib, oltre Unicredit, male Ubi Banca, Banco Popolare (-10%), Pop Emilia (-8%), Mps, Pop Milano, Intesa e Mediobanca. L’indice delle banche europee cede il 2,3%. Pochi i titoli positivi: tra questi, Luxottica +0,50%, Fiat e Saipem -0,35%.

Sul fronte del mercato dei titoli di stato, la situazione si e’ aggravata. Lo spread Italia-Germania torna a salire e si attesta a 520 punti base, a fronte di un rendimento decennale in crescita di nuovo sopra al 7%. I rendimenti francesi sono in rialzo di +8% circa e quelli spagnoli a 10 anni di +7%. Lo spread tra Oat e Bund ha raggiunto i 151 punti base. Una settimana fa era a 100: si tratta di un ampliamento di oltre +50%.

Da segnalare che nella giornata di ieri i credit default swap italiani a cinque anni, ovvero il costo per assicurarsi contro il default del debito, sono saliti sopra quota 500 per la prima volta nelle ultime due settimane. Nessun sollievo hanno portato i numeri relativi all’asta francese.

Il Tesoro transalpino ha collocato titoli di stato per una somma complessiva pari a 7,96 miliardi di euro, sulla parte alta della forchetta di 7-8 miliardi prevista. Tuttavia, se da un lato i rendimenti si sono mantenuti su livelli accettabili, la domanda è stata deludente, come dimostrano i rapporti bid-to-cover. Il quadro dunque preoccupa, in un momento in cui il taglio della tripla AAA francese da parte delle agenzie di rating viene considerato sempre più imminente. La conseguenza è che lo spread Francia-Germania sale e si attesta attorno ai 142 punti base; a salire è anche il differenziale Spagna-Germania, a quota 364 punti base.

Il destino della Francia non è l’unico che alimenta i timori nella giornata di oggi. Anche l’Ungheria tiene gli investitori con il fiato sospeso: i rendimenti dei titoli di stato sono balzati infatti al record in due anni e mezzo, a fronte del minimo assoluto testato dal fiorino ungherese nei confronti dell’euro. L’Italia rimane poi sempre al centro dell’attenzione, visto che i rendimenti decennali non riescono ad allontanarsi in modo decisivo dalla soglia del 7%.

Quanto alla Grecia, i negoziati tra la Troika – Ue, Bce e Ue – e le autorita’ elleniche sul nuovo programma finanziario di sostegno al Paese riprenderanno ad Atene tra il 14 e il 16 gennaio, secondo quanto appreso quest’oggi sui media. In ambito di notizie influenti sui mercati, in Italia il governo vede il Pil 2012 ancora a -0,4% e dice di puntare sulle esportazioni.

In mattinata, l’ennesima prova dell’erosione dei fondamentali dell’economia italiana è arrivata dal fronte occupazionale: in particolare, la disoccupazione giovanile è balzata a novembre al 30,1%, al massimo dal 2004.

All’interno della sfera del valutario, intanto, l’euro scivola ai minimi degli ultimi 15 mesi nei confronti del dollaro e al valore più basso in quasi 12 anni rispetto alla valuta nipponica (contro cui è arrivato a scivolare fino a JPY 98,48). La moneta unica continua a scontare il pessimismo sul destino dell’Eurozona.

Riguardo al franco svizzero, da segnalare che negli ultimi giorni la moneta elvetica ha pagato le voci di mercato che danno per possibili le dimissioni del numero uno della banca nazionale elvetica Hildebrand, dopo lo
scandalo di insider trading riguardante un’operazione eseguita dalla moglie.

Sul fronte delle commodities, i futures sul petrolio sono in calo dello 0,58%, a quota $102,62 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono in flessione dello 0,26%, a $1.608,50. I rendimenti dei Treasury a 10 anni scendono all’1,960%.