Borsa Milano +1,6%, mercato immobiliare pessimo

4 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Ignorando dati macro poco confortanti, sulla scorta dell’ottimismo circa la stabilità politica italiana dopo il voto di fiducia al Governo di larghe intese, la Borsa di Milano ha chiuso in buon rialzo, sui massimi di seduta. Il listino Ftes Mib ha guadagnato +1,59% oltre quota 18.300 punti, risultando l’indice migliore in Europa. Bene anche gli altri indici europei. Spread BTP-Bund a 10 anni in ribasso -3,38% a 242,55 punti base, a fronte di rendimenti decennali -1,37% al 4,16%.

Sul Ftse Mib balzo delle banche, soprattutto delle popolari. Pop Emilia in vetta con +7,27%, Pop Milano +5,14%. Banco Popolare guadagna il 6,6%, Ubi Banca il 6,15% e Mps oltre +4%. Bene anche Finmeccanica dopo la cessione di Ansaldo Energia alla Cassa depositi e prestiti; in lieve calo Telecom Italia all’indomani dell’uscita di scena del numero uno Franco Bernabé. Tiene Mediaset (+2,67%) dopo che la Giunta alle elezioni del Senato si è espressa a favore della decadenza di Berlusconi. Ora spetta alla Camera alta decidere delle sorti del leader del PdL condannato in terzo grado per frode fiscale.

Snobbato il dato sui prezzi delle case in Italia: l’indice dei prezzi delle case(Ipab) acquistate dalle famiglie sia per obiettivi di abitazione che a titolo di investimento è calato -0,6% rispetto al trimestre precedente, subendo una flessione -5,9% su base annua. Si è trattato, sempre su base annua, del sesto calo consecutivo.

Sullo sfondo, mercati globali in generale nervosi nel quarto giorno dello shutdown del governo americano.

Nessun passo in avanti è stato compiuto negli Usa: totale impasse, con conseguenze che, come ha avvertito uno stesso report del Tesoro americano, potrebbero essere catastrofiche: congelamento dei mercati del credito, crollo del valore del dollaro, balzo dei tassi di interesse Usa. Il Tesoro ha anche lanciato l’allarme su un rischio di recessione come nel 2008 o anche peggiore.

Ira e preoccupazione da parte del presidente americano Barack Obama, che ha ricordato che gli Stati Uniti rischiano il primo default della loro storia. E in allarme sono le stesse banche americane: alcuni istituti si stanno infatti preparando ad affrontare un eventuale panico di massa e corsa agli sportelli in caso di default americano.

“I timori sul tetto sul debito americano stanno iniziando a innervosire gli investitori – ha commentato in una intervista a Bloomberg Mike Jones, strategist del mercato valutario presso Bank of New Zealand – Preparatevi a trading più nervosi”.

Lo shutdown del governo federale renderà inoltre impossibile la comunicazione, oggi, del rapporto sull’occupazione Usa . “L’assenza del dato creerà incertezza, elemento che si rifletterà in una maggiore volatilità dei mercati azionari – ha avvertito Chad Padowitz, responsabile investimenti presso Wingate Asset Management, a Melbourne – Più tale situazione si protrarrà, meno informazioni gli investitori otterranno riguardo all’economia”.

Vendite in Asia, con l’indice di riferimento MSCI Asia Pacific Index che questa settimana ha ceduto -1,1%; dall’inizio dell’anno rimane in crescita +7,8%.

Male indice della Borsa di Tokyo Nikkei 225, con un calo -0,94%; nella settimana l’indice ha perso -5%, mentre la borsa australiana S&P/ASX 200, oggi -0,51%, ha lasciato sul terreno -2%. Mercati cinesi ancora chiusi per festività.

ALTRI MERCATI – Sul valutario, euro -0,15% a $1,3596%. Dollaro/yen -0,11% a JPY 97,13; euro/franco svizzero +0,11% a CHF 1,2261, euro/yen -0,23% a JPY 132,09.[ARTICLEIMAGE]

Sul versante delle commodities, i futures petrolio a quota $103,58 al barile sul mercato newyorchese (+0,26%). Oro -0,11% a $1.315,90 l’oncia.

ANALISI MERCATI MPS CAPITAL SERVICES

Tassi & Congiuntura: in area Euro ieri spread in rialzo sulla scia principalmente di un calo dei tassi tedeschi emerso nella seconda parte della giornata. In controtendenza invece il Portogallo, con spread e tassi in calo dopo il sostanziale via libera ottenuto dalla Troika con riferimento non solo alla conclusione dell’attuale revisione del piano (che porterà a novembre alla decisione formale di rilascio della tranche di 5,6Mld€), ma anche di ulteriori eventuali misure di supporto in futuro “fino a quando non vi sarà il pieno ritorno all’accesso ai mercati”.

Il governo portoghese dal canto suo ha rivisto al rialzo le stime sul Pil sia del 2013 sia del 2014. Il citato calo dei tassi tedeschi nella seconda parte della giornata è stato soprattutto conseguenza di un analogo andamento dei Treasury Usa.

Questa mattina si registra una buona apertura da parte di tutti i paesi periferici con lo spread italiano tornato in prossimità dei 250pb. Negli Usa ieri tasso decennale in calo riprovando nuovamente a posizionarsi al di sotto del 2,60%, in seguito anche al deludente Ism non manifatturiero di settembre, tornato al minimo da tre mesi che ha più che bilanciato le indicazioni positive che erano invece giunte dalle richieste settimanali di sussidi per al disoccupazione.

Il focus rimane sempre sui negoziati sui consueti due temi: shutdown e tetto sul debito. Il repubblicano Boehner, portavoce alla camera, ha ieri dichiarato l’intenzione di voler procedere ad un negoziato unico su entrambi i temi, evitando accordi separati. Oggi è prevista una riunione degli esponenti repubblicani per decidere come procedere nei negoziati.

Nel frattempo Obama ha cancellato completamente il viaggio previsto in Asia la prossima settimana. Il dipartimento del Tesoro ha ieri pubblicato un report di 6 pagine in cui analizza le conseguenze di un eventuale mancato accordo sul tema del tetto sul debito. Il report passa in rassegna quanto accadde nel 2011, concludendo che l’ipotesi citata potrebbe comportare la ricaduta in una fase di recessione peggiore di quelle finora sperimentate dagli anni ’30.

Questa notte i tassi sul decennale si sono riportati di poco al di sopra del 2,60% dopo le dichiarazioni di Bill Gross (gestore di Pimco ) e Larry Fick(ad di Blackrock) secondo cui i negoziati sul debito Usa saranno presto conclusi. Gross ha anche aggiunto che a suo avviso la probabilità di elezione della Yellen è pari al 100%.

Il primo effetto dello shutdown è il rinvio della pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro previsti per oggi. Gli effetti delle tensioni per i negoziati in corso si stanno manifestando sotto diverse forme: 1) anomali rialzi dei tassi dei Treasury bills con scadenza ad ottobre 2013; 2) rialzo dei CDS a 5 anni; 3) forte riduzione delle emissioni corporate (-81% questa settimana).

Sul fronte Fed ieri Lockhart, membro Fed non votante, ha dichiarato che la decisione del no tapering appare ora saggia, alla luce di quanto sta accadendo in merito al tema del debito pubblico Usa. Lo stesso Lockhart ha aggiunto di non escludere l’inizio del tapering a fine ottobre.

Valute: euro sempre intorno a quota 1,36, in attesa dell’evoluzione dei negoziati sul debito Usa. In assenza dei dati sul mercato del lavoro previsti per oggi, il cambio è atteso oscillare intorno ad area 1,36. ll dollaro prosegue il graduale deprezzamento anche verso lo yen con il cross calato ai minimi da fine agosto, in prossimità del supporto posto a 96,80.

Poco volatile il cambio euro/yen compreso tra il supporto a 131,40 e la resistenza a 133,50. Durante la notte la BoJ non ha apportato alcuna modifica alla propria politica monetaria come da consenso di mercato. Il governatore Kuroda questa mattina ha manifestato la disponibilità ad ulteriori misure qualora fosse necessario. Ha aggiunto che l’attuale politica monetaria accomodante è ritenuta sufficiente per raggiungere il target di inflazione.

Tra le valute più forti del giorno risulta il dollaro australiano sulla scia del ridimensionamento delle attese degli operatori di ulteriori tagli dei tassi da parte della banca centrale (RBA).

Corona norvegese in apprezzamento dopo che il ministro delle finanze del paese ha dichiarato che la banca centrale ha raggiunto il proprio obiettivo di far svalutare la propria valuta dopo che il precedente forte apprezzamento rischiava di danneggiare gli esportatori norvegesi.

Segnaliamo invece il deprezzamento del real brasiliano penalizzato dal taglio dell’outlook sul debito da parte di Moody’s. In un primo tempo ieri mattina sembrava che il cambio non risentisse della decisione dell’agenzia di rating, poi nel pomeriggio ha iniziato a deprezzarsi verso tutte le principali valute.

Commodity: torna a calare leggermente l’indice generale GSCI ER delle materie prime con il solo indice settoriale agricolo che ha chiuso in rialzo dello 0,4% guidato da soia, caffè, cotone e cereali. In calo invece l’olio di palma su attese di aumento della produzione in Malesia, secondo produttore mondiale. Il comparto peggiore è stato quello dei metalli non ferrosi che ha perso l’1,2% sulla scia del deludente ISM non manifatturiero Usa e del proseguimento dello “shutdown” del governo statunitense. Lieve ribasso per il comparto energetico e per i metalli preziosi. Questa mattina i future sul petrolio, rame ed oro si muovono intorno ai valori di chiusura di ieri, lieve calo per l’argento.

Azionario: seduta di ieri in tono negativo per i listini azionari europei in un contesto comunque di volumi relativamente contenuti rispetto alla media dell’ultimo mese. Dopo una prima fase di contrattazioni in rialzo, i mercati hanno progressivamente perso forza andando a chiudere la seduta in prossimità dei minimi di giornata. I forti rialzi dei giorni scorsi hanno probabilmente spinto gli operatori a prese di profitto vista la continua incertezza riguardante la situazione politica negli Usa.

A livello settoriale le vendite hanno colpito maggiormente i comparti utility, industriale e risorse di base; si sono invece mossi al rialzo quello telecomunicazioni, health care e beni di consumo.

In Italia l’indice Ftsemib si è mosso in linea con gli altri indici europei penalizzato dalla debolezza dei principali titoli del comparto bancario ed industriale. Tra i migliori spiccano Telecom Italia (+1,7%), dopo le dimissioni del presidente Bernanbè, e Finmeccanica (+3%)-

In mattina apertura mista per i listini europei, con le vendite che stanno interessando principalmente il comparto auto. Negli Usa giornata ancora in negativo per i listini azionari con l’indice Dow Jones che ha chiuso la seduta poco al di sotto della soglia dei 15000 punti, per la prima volta da inizio settembre.

Sul fronte emergente, terza seduta consecutiva in rialzo per l’indice MSCI EM che si appresta a chiudere la quarta settimana in rialzo delle ultime cinque. Positivo l’andamento sia dei listini asiatici sia di quelli dell’Est Europa, mentre prevale la debolezza sui mercati latinoamericani con l’indice Bovespa in calo di circa l’1%.

Durante la notte andamento piuttosto debole per i listini asiatici penalizzati dalla chiusura negativa di Wall Street. Tra i peggiori troviamo ancora la borsa giapponese, alla terza seduta consecutiva in calo, che continua a risentire della forza dello yen vs le principali valute.