Borsa: “effetto Monti” dura poco. Spread poco sotto 500

14 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – L’entrata in scena di Mario Monti non basta. Così come non bastano le dimissioni di Silvio Berlusconi: scelta inevitabile e alla fine decisa dai mercati stessi, che non davano più fiducia al premier e alla sua capacità di risolvere l’annoso problema del debito italiano.

Dopo una falsa partenza – che aveva visto rialzi su Piazza Affari nell’ordine del 2% – tornano gli smobilizzi, anche sui bond italiani: l’inversione di rotta improvvisa corrisponde con i risultati dell’asta, che hanno messo in evidenza un forte ed ennesimo balzo dei rendimenti, volati al record in 14 anni.

La reazione immediata e’ quella di tornare a colpire l’Italia: il Ftse Mib cede l’1,99%, mentre lo spread Italia-Germania, dopo essere scivolato sotto i 440 punti, torna ad ampliare sopra i 500 punti prima di assestarsi in chiusura a 489. Londra lascia sul campo lo 0,41%, Parigi l’1,24%, Francoforte l’1,24%. L’indice di riferimento della regione Eurostoxx 600 cede l’1,02%.

Il ritorno della tensione è ben visibile nelle dichiarazioni di Annalisa Piazza, economista presso Newedge Group a Londra, ha scritto in una nota agli investitori, rese note a Bloomberg: La domanda (relativa all’asta) è stata “decente”, anche se gli operatori “rimangono cauti sugli sviluppi in Italia”. L’esperta parla di una “credibilità che è andata perduta”; dunque “ci vorrà un po’ di tempo affinché i partecipanti al mercato credano che il paese sia tornato sulla buona strada”. Ragion per cui, in concomitanza con il rialzo dello spread, tornano a salire anche i tassi sul BTP, al 6,688%.

In questo contesto di forti cambiamenti, ci sono alcune considerazioni da fare. Monti e il presidente della Repubblica faranno il possibile per accelerare i tempi per la formazione del nuovo governo, ma molto probabilmente il varo di un esecutivo non avverrà nel giro di un paio di giorni. Napolitano rende comunque chiaro il senso di urgenza, facendo notare che “da domani (oggi) alla fine di aprile andranno a scadenza 200 miliardi di euro di Btp che bisognerà rinnovare, ricollocandoli su mercati”.

Altro punto da considerare: è necessario che il pericolo default per l’Italia rientri, come afferma la stessa Citigroup. Insomma, l’eventualità di un salvataggio esterno dell’Italia rimane ben presente tra gli operatori di mercato.

In più, i mercati europei scontano anche le dichiarazioni del consigliere Bce Jens Weidmann, che ha avvertito che che non e’ una buona idea identificare la banca centrale come la salvatrice di ultima istanza di tutti in un contesto di peggioramento della crisi.

Finora, sono stati proprio gli acquisti di bond da parte della Bce a permettere ai rendimenti dei titoli di stato di non arrivare a livelli ancora più drammatici di quelli testati la scorsa settimana. La reazione si fa sentire non solo sul mercato dei titoli di stato italiani, ma anche su quello dei bond spagnoli, con il tasso dei Bonos che si attesta sopra al 6% per la prima volta da agosto e lo spread Spagna/Germania che sale a 420,9 punti.

Intanto, tornando a Piazza Affari – che si conferma il listino migliore in Europa – fari puntati su Unicredit, il cui titolo, dopo essere balzato più del 4% in mattinata, cancella i guadagni e arriva a perdere il 9%, prima di essere sospeso in attesa di comunicato. Arriva alla fine la nota del cda dell’istituto di Piazza Cordusio, che confermato il piano per rafforzare il capitale, con un aumento di capitale fino a €7,5 miliardi.
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L’amministratore delegato Federico Ghizzoni prepara dunque la più grande operazione di aumento di capitale in Italia da più di due anni, nel tentativo di rendere Unicredit una delle banche meglio patrimonializzate d’Europa, con un Core Tier 1 superiore al 10%. Ma Unicredit rivela anche di aver sofferto una maxi perdita di quasi 10 miliardi di euro, aggiungendo che non ci saranno dividendi nel 2011 e che il piano tenderà alla riduzione dei costi con il taglio di posti di lavoro.

Tra gli altri titoli scambiati sul Ftse Mib, contrastati i bancari: Ubi Banca +0,36%, BPM -6,39% sconta il taglio di Moody’s (venerdì la decisione dell’agenzia di tagliare il rating del gruppo da “A3” a “Baa3”, con outlook negativo), Intesa SanPaolo -4,91%, MPS ancora positiva con +0,61%, Banco Popolare -1,54%. Male tra gli altri settori anche Fiat Industrial -5,2%, Fiat -2,77%, Pirelli -3,14%, Campari soffre un tonfo di quasi il 6%%. Molto bene invece Impregilo +9% e Parmalat +3,35%.

Sul fronte del mercato valutario, l’Euro scende per l’appunto sotto quota $1,37, perdendo lo 0,79%, a quota $1,3641; la moneta unica perde contro il franco svizzero lo 0,14%, a CHF 1,2358, mentre contro lo yen scivola dell’1%, a JPY 105,04.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono in flessione dell’1,40%, a $97,60 al barile, mentre le quotazioni dell’oro scendono dello 0,55%, a $1.778,20.

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RAPPORTO UNICREDIT: TITOLI A PIAZZA AFFARI.

BPER (EUR6,065): ha chiuso i primi nove mesi del 2011 con un utile netto complessivo di EUR164,8 mln, in calo del 46,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

ENI (EUR15,7): ha ripreso l’attività estrattiva nel più importante giacimento di petrolio in Libia, conosciuto come Elephant per le sue dimensioni, con una produzione di 40.000 barili al giorno.

IMPREGILO (EUR2,136): le Ferrovie italiane hanno assegnato al General Contractor COCIV, di cui Impregilo è leader con una quota del 54%, i lavori per il terzo valico dei Giovi per un valore complessivo di EUR4,8 mld.

TELECOM ITALIA (EUR0,891): secondo la lettera all’investitore di La Repubblica, dovrebbe chiudere l’esercizio in corso con un Ebitda intorno ai EUR12,2 mld, con un Ebit di EUR3,25 mld e con un indebitamento che dovrebbe migliorare ulteriormente rispetto ai EUR29,9 miliardi di settembre.