BORSA, E’ L’ORA DEI VELOCISSIMI SCALPER

23 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Borse che girano su se stesse un po’ svogliate, come asinelli attaccati al palo. Pesa, su tutti, la certezza di aver già fatto fin troppa strada. Chi se lo immaginava un Nasdaq sopra quota 1900? E’ vero che alcuni matti avevano detto che a aprile sarebbe arrivato a quota 1800. E oggi siamo alla fine di settembre. Però, siamo a quota 1900 e il Nasdaq, in certe mattinate più spensierate di altre sembra guardare a quota 2000, come se si trattasse di una cosa che ormai è solo questione di tempo.

Gli operatori più attenti, però, di questi tempi stanno accentuando la loro tradizionale divisione in due. Con un occhio (e con il mouse che corre su e giù per lo schermo) cercano disperatamente i pochi titoli nelle Borse mondiali (da New York a Singapore) che non siano ancora saliti spropositatamente. E con l’altro occhio cercano invece i titoli sui quali hanno già guadagnato abbastanza soldi e, tac, li buttano sul mercato. Poiché quelli su cui hanno fatto montagne di soldi sono molto numerosi, capita a volte che gli indici girino verso il basso perché si vende un po’ di tutto.

Ma, il giorno, dopo, si ricomincia a comprare. Analisti e esperti continuano a strillare che i p/e sono troppo alti, che la ripresa americana non è sicura, che l’Europa è inchiodata come un mulo. Solo che tutto questo passa sopra gli operatori e scivola via, chissà dove. Puro rumore di fondo, come che si sente agli incroci delle città. Chi sta a sentire che cosa dice? Nessuno.
In più nella mischia di sono gettati anche day-trader e scalpers, tutti lì con i loro notebook e i loro modem (ma molti sono già collegati in fibra) a comprare e a vendere come dei matti.

A Milano, ad esempio, parecchi stanno anche provando i brividi che una volta erano riservati ai grandi operatori, e cioè il brivido di manipolare i titoli. Scelgono un’azione a caso, possibilmente con poco flottante e trascurata da tutti, si mettono d’accordo, cominciano a comprarne delle carrettate (si fa per dire…), tirano su i prezzi fino a livelli impossibili e poi, tac, tac, tac, scaricano il tutto su qualche altro day-trader o scalper ancora più avido e più pistola di loro. Si sono già visti tre o quattro di questi casi. E si sa che questi sono tipici eventi da mercato euforico, quando la gente comincia a giocare in Borsa come se trattasse di puro video-game o di flipper. Quindi può succedere (e succederà) di tutto.

Ma, a parte queste annotazioni di colore, i mercati mostrano un’indubbia resistenza e un’indubbia propensione se non proprio al rialzo a stare comunque nelle zone alte degli indici. Come mai? Quale è il propellente di questa situazione?

Il carburante è almeno di tre tipi diversi.

1 – Da un lato c’è la convinzione che la situazione americana sia sotto controllo, nonostante il parere di tanti esperti. Certo, a forza di assumere droghe pesanti (da un costo del denaro ridicolo a una spesa pubblica forsennata) prima o poi stramazzerà al suolo. Ma se stramazza fra sei mesi-un anno, vuol dire che ci sono ancora sei-dodici mesi di rialzo. E perché lasciare questo rialzo a chissà chi e starsene alla finestra a guardare. Poi per fare cosa nel frattempo? La calza, le parole crociate, lettere alla morosa? No, meglio gettarsi nella mischia e portarsi a casa dei soldi. Non si sa che cosa accadrà fra un anno, ma adesso è il momento di fare dei soldi. E allora, via.

2 – Fra una decina di giorni cominceranno a uscire le nuove trimestrali delle aziende (soprattutto di quelle americane). Fino a qualche tempo questa era una scadenza che avrebbe diffuso cautela e comportamenti prudenti. Il tutto accompagnato da sostanziose vendite. Adesso, invece, tutti tirano dritto per la propria strada. Perché? Ma per due ragioni. Da una parte sono convinti che i conti, oggettivamente, saranno i migliori mai visti da parecchi trimestri a questa parte. E poi sono anche convinti che saranno le aziende stesse a indorarli un po’.

Le aziende sono tornate a salire in Borsa, sono di nuovo sotto la luce dei riflettori e al centro di scambi cospicui e non hanno nessuna voglia di esser respinte dietro la lavagna. Quindi faranno l’impossibile per sembrare belle. E gli analisti? Gli analisti forse sono stufi anche loro di fare i menagrami e di esercitare una funzione critica che è vista con crescente antipatia. In sostanza, le nuove trimestrali dovrebbero essere una piccola stagione di festa e di complimenti reciproci. Pensano i mercati.

3 – Infine, c’è il fattore Bush. E’ evidente che il presidente, se vuole essere rieletto, non può consentire che ci sia un crack nell’economia o nei listini. E, come lui, la pensano tutti i poteri forti che gli stanno intorno e che vedono con un certo terrore il possibile ritorno dei democratici alla Casa Bianca. Insomma, dietro Bush c’è un complesso economico-finanziario che oggi è ritenuto molto forte. Da qui si deduce che fino a novembre del 2004 non dovrebbe succedere niente di grave. Se dovesse accadere, sarà mascherato e curato con altre iniezioni di droga.

Ma, insomma, indietro non si va. Questo pensano oggi i mercati. Ma esiste la possibilità che, alla fine (e prima del novembre 2004) tutto questo ottimismo da droghe esploda. Questo, però, invece di indurre cautela, spinge i mercati a lavorare ancora più in fretta (al rialzo). Sanno che il tetto può crollargli in testa, e allora vogliono fare i soldi prima che questo eventualmente accada.

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