Bond scommettono su Bce, ma alert dall’asta dei Bund

7 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Appuntamento domani alle ore 13.45, quando la Bce di Mario Draghi annuncerà la decisione presa sul livello dei tassi di interesse dell’Eurozona. E poi, alle 14.30, quando Draghi stesso prenderà la parola e prometterà, secondo la maggior parte degli economisti, una nuova estensione del programma di quantitative easing.

C’è l’analista della divisione del credito di Citi, Hans Lorenzen, che non risparmia critiche alle banche centrali: chiamate in causa Federal Reserve, Bce e Bank of England, colpevoli con le loro politiche di tassi di interesse a zero e dintorni. Leggi Italia ed Europa al palo: Citi: da Bce danni alle pensioni.  E che chiede dunque alla Bce di fermarsi nella sua politica di acquisti scatenati di asset. C’è poi l’altro analista, di Pimco, che consiglia a Mario Draghi di buttarsi nell’acquisto di crediti deteriorati, a favore delle banche dell’Eurozona e in particolare di quelle della periferia (leggi Italia)

Mentre gli esperti snocciolano nuove ricette che la Bce dovrebbe adottare o assolutamente evitare, il mercato conferma l’era dei tassi a zero o negativi.

I titoli del debito pubblico che vengono emessi dai governi dell’Eurozona puntano verso l’alto, aspettando un nuovo assist da Draghi. E il rapporto inversamente proporzionale con i rendimenti porta questi ultimi a segnare nuovi minimi. Non solo sul mercato secondario, ma anche primario.

La prova viene dalla Germania, con il collocamento del Bund con scadenza a 10 anni. Il collocamento avviene a un tasso che scivola al minimo storico di -0,11%.E, come nelle ultime quattro aste, la domanda per il bond tedesco non è  forte. Probabilmente gli investitori si stanno stufando di dover pagare, in un contesto di tassi negativi, il titolo di stato che hanno in portafoglio.

Ormai, invece di guadagnare con l’acquisto dei bond dell’Eurozona, tali investitori infatti o incassano zero rendimenti, o addirittura devono pagare loro; loro, che in teoria sarebbero creditori, a chi emette questi titoli, ovvero i governi, che in teoria sarebbero i debitori.

Spiegato dunque il motivo dell’interesse sfumato, tra gli operatori, per i Bund tedeschi.

I rendimenti per i Bund con scadenza nel 2026 scendono al nuovo record negativo -0,11%, in calo dal -0,09% dell’ultimo collocamento di agosto. Il rapporto bid-to-cover cala da 1,4 a 1,1.

In generale, la domanda per i Bund a 10 anni rimane solida, soprattutto se si considera che l’85% dei bond tedeschi presenta tassi di interesse al di sotto dello zero. Ma certo non si può parlare di segnali del tutto promettenti.

Così Dierk Brandenburg, Analista Debito Governativo di Fidelity International, parlando del legame tra le decisioni della Bce e i bond dell’Eurozona:

“La Banca Centrale Europea (BCE) si trova ad un bivio, in quanto ha la necessità di rassicurare il mercato circa la prosecuzione del suo programma di quantitative easing, ma non può ignorare l’attuale scarsità di strumenti acquistabili all’interno del programma di acquisti PSPP, che esclude l’acquisto di obbligazioni i cui rendimenti siano inferiori al tasso di riferimento, le quali attualmente ammontano a 1200 miliardi di Euro. Per far fronte a questo scenario la Banca Centrale Europea potrebbe ridurre ulteriormente i tassi di deposito (attualmente pari a -0,40 punti base), con effetti simili ad un taglio dei tassi di interesse e quindi favorendo un irripidimento della curva dei tassi. Ciò ridurrebbe ulteriormente i rendimenti delle obbligazioni sovrane più solide e con scadenze più lunghe, che già offrono rendimenti negativi, e non sarebbe positivo per le banche europee, i cui margini sono già sotto pressione. L’opzione più realistica è che la BCE modifichi i parametri del piano di acquisti, autorizzando cioè le banche centrali dei Paesi membri a favorire le emissioni più presenti sul mercato, come quelle dei mercati periferici, a discapito di quelle meno abbondanti, come i Bund tedeschi. Una simile decisione avrebbe importanti implicazioni anche sul piano politico e pertanto non prevediamo ciò accadrà nel brevissimo termine.”

In ogni caso, se la Bce dovesse deludere i mercati e non estendere il suo piano QE, è molto probabile che si scatenerebbe un sell off sul mercato dei bond governativi.

Intanto, continua la corsa tra le banche centrali ad abbassare i tassi.

Oggi la Banca centrale svedese, la Riksbank, ha lasciato il tasso di riferimento a -0,50%, rendendo nota la possibilità di alzare i tassi solo a partire dalla seconda metà del 2017.