BOND IN YUAN, BOOM CON PRIMA EMISSIONE ESTERO

21 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia

La prima emissione di bond governativi in yuan emesso dalla Cina fuori dalle frontiere è stata un successo. Lo ha reso noto il ministero delle Finanze di Pechino, spiegando che molti investitori sono corsi a Hong Kong (ex colonia britannica divenuta regione amministrativa speciale nel settembre 1997) contribuendo ad alimentare la domanda per tre volte il volume disponibile. Le richieste hanno raggiunto quota 18 miliardi di yuan mentre Pechino ha emesso effetti per 6 miliardi (circa 590 milioni di euro). Solo gli istituzionali sono stati autorizzati a sottoscrivere buoni a cinque anni (tasso del 3,3%). Sul mercato sono stati piazzati anche titoli biennali (2,25%) e triennali (2,70%), rivolti anche dagli investitori privati.

Ma per le banche arriva una stretta. Le autorità cinesi, intanto, lanciano un nuovo deciso avvertimento alle banche del Paese affinché si preparino a un possibile cambiamento dell’attuale politica monetaria ultra-accomodante (che è alla base del rally borsistico: +64% l’indice Msci Cina contro il +35% del Msci Asia Pacifico) ponendo grande attenzione alla gestione dei prestiti sofferenti presenti nei loro libri contabili. L’ultimo avviso in ordine di tempo è giunto oggi da Liu Mingkang, presidente della China Banking Regulatory Commission, cioé la principale agenzia statale di controllo sul sistema bancario del paese. Le banche, ha detto Liu in un comunicato pubblicato sul sito, devono essere «ragionevoli» nelle loro attività di prestito e devono proteggersi da un aumento dei prestiti sofferenti.

Proprio il sistema bancario è protagonista l’attuale fase di forte crescita dell’economia. Accogliendo l’invito di Pechino a sostenere la ripresa, le banche hanno aperto drasticamente i loro forzieri e nei primi nove mesi del 2009 hanno già erogato nuovi prestiti per 1,27 miliardi di dollari, cioé il 75% in più di tutto il 2008. «I rischi sono accresciuti di pari passo con l’aumento del credito – ha detto Liu – e ora dobbiamo assicurarci che venga posta effettiva attenzione alla gestione di questi rischi». La scorsa settimana un primo avviso era giunto direttamente dal presidente della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan. In un discorso, il governatore aveva spiegato che la politica monetaria accomodante abbracciata dalla Cina era stata una risposta necessaria alla crisi finanziaria globale ma che non poteva continuare indefinitamente. E lo stesso Zhou, aveva invitato le banche ad accantonare almeno il 150% del valore dei propri prestiti sofferenti.

A causa della grande quantità di nuovo credito concesso, la percentuale di prestiti sofferenti è in realtà scesa, stando alle statistiche ufficiali, all’1,66% dal 2,42% della fine del 2008. Un eventuale deterioramento del nuovo credito concesso diventerà dunque evidente solo nel corso dei prossimi anni quando i finanziamenti giungeranno a maturità. Ma la lezione degli ultimi due anni insegna che occorre agire per tempo per evitare che il dubbio su alcuni asset a rischio coinvolga anche le altre classi di attivi. «Occorre stabilire rapidamente e perfezionare sistemi di gestione del rischio – ha detto Liu – e occorre porre grande attenzione ai possibili impatti sulla liquidità dei flussi di capitali internazionali, dei trend macroeconomici e delle variazioni di politica monetaria». Domani la Cina pubblicherà la sua prima stima sull’andamento del Pil nel terzo trimestre e gli economisti si attendono una crescita dell’8,9% su base tendenziale.

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