BOND: I CTZ BATTONO I BOT

26 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Asta anomala sul secondario italiano.
Per una volta i Ctz hanno battuto i i
Bot attirando un maggior numero di
investitori. Nel dettaglio, gli zero coupon
hanno registrato un rapporto domanda-
offerta decisamente alto rispetto
alla media degli ultimi mesi
(3,9 miliardi richiesti a fronte dei 2 offerti).

«La riscoperta di questi titoli –
spiegano gli operatori – è imputabile
soprattutto ai rendimenti. Perché anche
se i tassi sono ritornati ai livelli di
aprile 2006 (3,265% lordo e 3,14%
netto), questi titoli garantiscono margini
di guadagno abbastanza consistenti
rispetto agli altri titoli europei
sulla scadenza biennale». Rispetto alla
Germania i Ctz hanno assicurato infatti
remunerazioni più alte di circa
120 punti base. Così la tentazione di
mettere in portafoglio titoli con rendimenti
più succosi è stata irresistibile
soprattutto per gli investitori istituzionali.

Praticamente nulla è stata infatti
la partecipazione dei piccoli risparmiatori
che si sono concentrati, senza
entusiasmo, sui Bot semestrali: appena
12,8 miliardi di euro a fronte dei
10 miliardi offerti dal ministero dell’Economia.
I Bot a sei mesi sono usciti
con uno spread di circa 40 punti base:
praticamente senza premio rispetto
ai livelli del secondario. A pesare
sono state le aspettative per un deterioramento
del quadro fiscale dell’Italia
a seguito della crisi economica.

In
più l’avversione al rischio indotta dalla
crisi dei mercati ha favorito i Paesi
con rating AAA ai danni dei cosiddetti
Paesi periferici, come l’Italia. Infine, i
titoli a breve termine italiani hanno
iniziato a soffrire la concorrenza dei
titoli di pari durata emessi in Inghilterra
per sostenere le banche. Questi
titoli hanno infatti il vantaggio «di godere
di un rating implicito più alto perché
dotati di garanzia statale».

Per domani
è fissato intanto l’appuntamento
con i titoli a medio e lungo termine:
in asta arriveranno Btp triennali tra 1
e 1,5 miliardi e Btp decennali tra 2,5 e
3,5 miliardi. Sul secondario ieri la seduta
è terminata in denaro con i benchmark
Btp che hanno approfittato
del ritorno al reddito fisso sull’anemica
performance delle Borse.

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