BOND ARGENTINI: INVESTITORI RAPINATI DEL 95%

24 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Il valore nominale del debito sarà decurtato del 75% ma, secondo le stime della Tfa, la task force italiana per l’Argentina la riduzione potrebbe arrivare anche al 90-95%, con un conseguente rimborso agli obbligazionisti italiani solo del 5-10%.

Lo ha detto Nicola Stock, capo della Tfa nel corso di una conferenza stampa. Stock ha precisato che nell’incontro avvenuto con il sottosegretario argentino all’Economia Gustavo Nielsen non gli é stato riferito nulla su questo taglio del 90%, ma che Nielsen “ha confermato quanto mi avevano detto nei giorni scorsi i miei omologhi tedeschi e giapponesi. Se prima il taglio del 75% era inaccettabile, questa nuova soluzione che mi è stata confermata lo è ancora di più.

La presentazione effettuata da Nielsen a Roma era basata sulle slide presentate a Dubai – ha detto Stock – quindi per noi non c’era nessuna novità. Dalla Germania e dal Giappone ho però saputo il taglio avrebbe raggiunto il 90%. Ho chiesto a Nielsen al riguardo e lui me lo ha confermato”.

Alla decurtazione del 90-95% – ha spiegato Stock – si arriva, con l’allungamento dei termini (“i nuovi bond sarebbero a 43 anni con uno spread dell’1%”), con taglio del valore nominale del 75% e con il mancato pagamento degli interessi. “Questo 90-95%% – ha messo in evidenza Stock – sembrerebbe anche includere gli interessi non pagati negli ultimi due anni”.

La task force italiana, alla luce della rigidità argentina, che non intende toccare il limite del 75% annunciato a Dubai e che anzi potrebbe presentare una proposta addirittura peggiorativa, intende adottare delle misure altrettanto rigide.

“Se l’Argentina non intende spostarsi dai propri dogmi – ha detto Stock – non ci può essere più alcun dialogo. Stiamo valutando le opzioni da portare avanti ed in particolare studiamo se e come bloccare la ristrutturazione del debito. Abbiamo infatti avviato una due diligence sulle 98 emissioni di bond argentini che interessano gli obbligazionisti italiani: in base alla legislazione di ciascuna emissione stiamo valutando gli appigli legali per bloccare la ristrutturazione”.

(SEGUE)

Per gli obbligazionisti italiani che hanno investito in Argentina l’ipotesi di un’azione legale diventa reale anche se si sta cercando di evitarlo: alla fine di novembre sarà infatti ultimata la due diligence sulle 98 emissioni argentine che coinvolgono i risparmiatori italiani, poi “sapremo come muoverci, come andare avanti con azioni vere”.

Lo ha detto Nicola Stock, capo della task force italiana per l’Argentina, sottolineando però che “l’azione legale è l’ultima ratio, anche perché l’Argentina non è il Burkina Faso e quindi se vede che blocchiamo la ristrutturazione del debito non vorrà far fronte anche a spese legali”.

L’azione legale, se ci sarà, coinvolgerà risparmiatori italiani, francesi, tedeschi e giapponesi e sarà finanziata, per l’Italia, dalle banche, sponsor finanziario della Tfa. “Al termine della due diligence, prevista a fine novembre, sapremo come andare avanti ed informeremo i vari governi ed il Fondo Monetario Internazionale su come intendiamo muoverci. Informeremo anche l’Argentina al riguardo, ma solo se ci chiamerà: la loro posizione è rigida. Sono loro che ci hanno detto il piano è questo e non si tocca. Il dialogo quindi per ora si è chiuso. Non siamo stati noi a dire prendere o lasciare”.

Al contrario, spiega Stock, “noi abbiamo cercato il dialogo mentre loro hanno imposto dei dogmi. Se si toglie il dogma tutto è discutibile”. Il capo della task force si è poi soffermato sull’altro dogma imposto dall’Argentina, oltre a quello del 75% di riduzione del valore nominale (anche se ora, come ha ammesso il sottosegretario argentino all’Economia, Gustavo Nielsen, la decurtazione reale potrebbe raggiungere il 90%), e cioé “sull’uguaglianza di trattamento per tutti”.

“Così almeno avevano detto – ha affermato Stock – anche se dalle voci che mi giungono dall’Argentina i fondi pensione locali sembrerebbero fare pressione per ottenere un taglio diverso. Ho dubbi sulla vere volontà dell’Argentina”. Dubbi, quelli di Stock, che riguardano anche le cifre fornite dal Governo di Buenos Aires, ed in particolare il 3% di avanzo primario. “E’ difficile che un creditore prenda per veri dati forniti da un debitore insolvente. Un debitore che se fosse stato un privato vedrebbe ora il sole a scacchi, starebbe cioé già in prigione”, ha aggiunto Stock, sottolineando che la Tfa ha assunto una società internazionale per elaborare stime e scenari relativi all’Argentina, e quindi fornire all’associazione uno strumento in più per cercare soluzioni alternative al taglio proposto.

“Nielsen mi ha detto che con il 3% di avanzo primario che il Paese registrerà è difficile pagare i creditori privati. Noi abbiamo stimato che con un surplus sul pil del 6% potrebbero essere rimborsato quasi l’80% dei debiti. Fra queste due ipotesi ce ne sono delle altre – ha detto Stock – La società alla quale ci siamo affidati elaborerà degli scenari, come ad esempio cosa potrebbe fare l’Argentina con un surplus del 3%”.

Il capo della Task Force italiana, che rappresenta 450.000 risparmiatori per un’esposizione complessiva di 13,5 miliardi di euro, ha poi velatamente sollecitato un intervento dei vari governi interessati ed anche del Fondo Monetario Internazionale, “il cui accordo con l’Argentina di basa anche sul raggiungimento di un’intesa equa fra Argentina e creditori esteri: su questo punto – ha precisato – c’é stato però un fallimento completo.

L’Argentina è nella watch list dell’Fmi. Io mi sono sentito con il Fondo, che si è detto preoccupato per la situazione creatasi, che rappresenta uno dei punti base della ristrutturazione argentina con lo stesso Fmi”. Stock, in una precedente riunione, aveva sollecitato il Governo italiano a sollevare il tema dei bond argentini in qualità di presidente dell’Unione europea: “credo che la nostra richiesta sia stata recepita, si stanno muovendo. Il Governo italiano, però, ha detto delle cose che non condivido”. Interpellato sulla proposta del vice segretario agli Esteri Baccini, che ha avanzato l’ipotesi di un’azione Governo-banche per arginare le perdite dei bondholder, Stock ha risposto: “E’ una soluzione inefficace, inutile a farsi”.