Bolle pronte a scoppiare. Bisogna rassegnarsi: altre misure emergenza

25 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Ormai sappiamo tutti quel che succederà a breve. La FED dovrebbe dichiarare la fine del programma da $600 miliardi di stimolo monetario conosciuto come QE2. Ma siamo a conoscenza dei possibili effetti che una riduzione della liquidità nel sistema avrà sull’economia globale?

Un outlook molto interessante ci viene dato da Frank Shostak, economista austriaco che lavora per MF Global e scrive, tra gli altri, per Mises.org. “Sono le fluttuazioni nella crescita dell’offerta di moneta a scatenare lo scoppio delle bolle”, scrive l’economista. “Corriamo il rischio che quei mercati che sono cresciuti in maniera eccessiva, grazie alla facilità del credito, ora soffriranno dal brusco calo di liquidità”.

Nulla è ancora certo. “C’è la possibilità che le banche commerciali, attraverso un aumento dei prestiti, riescano a compensare alla staticità che assumerà la FED, ma questo potremmo saperlo solo nei prossimi mesi”.

Ad ora, lo scenario più probabile sembra essere proprio il peggiore. “Le difficoltà che ha riscontrato la FED per stimolare l’economia durante il periodo accomodante, indicano che l’intero sistema dei risparmi e dei prestiti non se la passa bene. È dunque veramente poco probabile un espansione del credito nel dopo QE2. Pensiamo inoltre al fatto che i Treasuries dovrebbero rimanere sotto pressione una volta che la FED smetterà di comprarli, e capiamo quanto le banche soffriranno dalla perdita di valore dei titoli. Sia i prestiti ai privati, che al governo, dovrebbero diminuire”.

E allora come uscire dalla situazione?

Shostak crede che l’inflazione dovrebbe crescere oltre le attese e che pertanto la FED non proseguirà con un QE3, anche se, come appena descritto, la fine del QE2 porterà a una crisi di liquidità. La pensa al contrario Jeff Harding, editorialista di MarketWatch.

Harding non guarda alla crescita dei prezzi, ma al tasso di disoccupazione. “Lo scoppio di queste bolle, a causa della riduzione del credito, aumenterebbe il numero dei senza lavoro e i politici sarebbero costretti a chiedere alla FED di intervenire nuovamente”.