BoE: Euro “nazionalista”, rischio choc derivati

23 Febbraio 2017, di Daniele Chicca

L’euro ha raggiunto probabilmente il punto piu’ critico dalla sua nascita con la crisi del debito sovrano di inizio 2010, ma con le crescenti incertezze politiche nell’anno delle Superelezioni, l’abisso è ancora vicino. I principali paesi dell’area euro sono minacciati da un’ondata di nazionalismo e di euroscetticismo e nel frattempo i mercati sono in balia delle speculazioni e della caccia ai beni sicuri. Il tutto mentre la Banca d’Italia sta accumulando debiti nei confronti della Bce per 364 miliardi, una somma che non potrà restituire facilmente in caso di rottura dell’area euro.

Insomma, l’area euro non si puo’ definire la regione piu’ sicura e piu’ gestibile al mondo in questi mesi. Ciononostante le autorità dell’Unione Europea e della sua banca centrale stanno cercando, approfittando della Brexit e del possibile indebolimento della City londinese, di spostare in Eurozona parte delle negoziazioni che avvengono nel fruttuoso ma pericoloso mercato dei derivati.

L’iniziativa costituisce un pericolo per l’intero sistema finanziario internazionale, in quanto potrebbe creare uno choc nel mercato dei derivati globale, che vale migliaia e migliaia di miliardi di sterline. E’ un pericolo da non prendere sotto gamba, secondo l’alto funzionario della Banca centrale britannica Jon Cunliffe. Il rischio, per il banchiere, è quello di compromettere la stabilità finanziaria mondiale.

Il vice governatore della Banca d’Inghilterra cerca di rendere la comunità europea piu’ consapevole dei pericoli che comporta il tentativo dell’Unione Europea di soffiare a Londra una fetta importante del mercato dei derivati. Spostare le attività in Eurozona potrebbe essere “la strada che porta alla frammentazione della struttura” dei derivati. E questo sarebbe dannoso.

Derivati in area euro, “atto di auto lesionismo”

Il Regno Unito è al momento il centro finanziario piu’ importante su scala globale nel business degli strumenti finanziari derivati, attività maggiormente efficiente se viene svolta in massa in un unico luogo. Come spiega Il Telegraph “il settore è stato deliberatamente collocato in un posto preciso dalle autorità di controllo, che vogliono che i rischi siano concentrati in un unico hub finanziario, in modo da poterli monitorare e gestire con maggiore facilità”.

L’euro è una “moneta nazionalista”, avverte in un’intervista al Telegraph il vice presidente della Banca d’Inghilterra, che senza citare espressamente l’Ue aggiunge come “una politica di questo tipo non sia una condizione necessaria per una stabilità finanziaria o monetaria, come dimostrato da quanto avvenuto sul piano internazionale negli ultimi decenni”.

Anche Andrew Tyrie, deputato inglese del partito dei conservatori al governo che presiede la Commissione del Tesoro alla Camera dei Comuni (Treasury Select Committee), ritiene che sia fondamentale mantenere tutte le operazioni a Londra: ne va della sostenibilità del mercato dei derivati.

“Qualsiasi tentativo di contratti in euro nell’area della moneta unica si rivelerebbe futile nella migliore delle ipotesi e un atto di inutile auto lesionismo nella peggiore delle ipotesi”.

La Bce sta cercando di trasferire in area euro quelle parti del mercato dei derivati che riguardano i contratti denominati in euro. Si parla di transazioni con un valore nominale pari a centinaia di migliaia di miliardi di euro l’anno.