Bocchino a Berlusconi: «Nuovo governo di centro con Fli, Casini, Rutelli e moderati del Pd»

23 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il finiano Italo Bocchino propone al premier Silvio Berlusconi un nuovo governo allargato, oltre che ai deputati di Fli, a Casini, Rutelli e «ai moderati del Pd ormai delusi».

«A questo punto la partita per Berlusconi diventa veramente difficile – afferma Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, sul sito di Generazione Italia – se va alle urne rischia tutto e rischia molto, se sta fermo minacciando reazioni che non può fare rischia il logoramento nazionale e internazionale. L’unica strada che ha – sottolinea – è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi».

«Sappiamo che per Berlusconi questa strada è quasi impossibile da intraprendere perché dovrebbe sostituire la logica della monarchia aziendale con quella della democrazia repubblicana, condividere scelte con logiche politiche e dar vita a un esecutivo fatto di ministri politici che darebbero un’altra fisionomia al governo che oggi è semplicemente un “governo del Presidente”. Sappiamo – conclude – che questa ipotesi gli fa accapponare la pelle, ma è l’unica che ha per sopravvivere alla crisi implosiva che ha aperto da solo».

Volano intanto accuse e parole pesanti tra l’Udc e Umberto Bossi, dopo le dichiarazioni del leader della Lega contro Pier Ferdinando Casini e un allargamento della maggioranza all’Udc.

«Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l’Udc lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere», si legge in una nota diffusa stamani dalla segreteria nazionale dell’Udc. «Si svegli – prosegue la nota – chi ha votato questa legge sul federalismo, che è solo uno spot per la Lega, e chi nel governo viene messo sempre più ai margini dal Carroccio».

«Gli insulti non li commento, io cerco di parlare di politica – replica Roberto Castelli, viceministro leghista alle Infrastrutture – L’Udc al Nord non l’ascolta nessuno, come dimostra il Piemonte. Questa nota lascia il tempo che trova, non sposterà un voto…».

Bossi aveva raccontato sabato sera in un comizio di non aver esitato a telefonare a Berlusconi per dirgli che il Carroccio non vuole l’alleanza con Casini e che è pronto ad andare per la sua strada: «Ho telefonato a Silvio – ha rivelato Bossi – e gli ho detto che non va bene. Gli ho detto: guarda che con Casini noi non ci stiamo. Gli ho detto “sappiti regolare, anche perché i voti il nord li dà alla Lega perché Casini è il male del nord».

Il premier domenica aveva lanciato un nuovo ultimatum ai finiani: «Non accetteremo mai di farci logorare» e se dalla verifica non esce una maggioranza coesa e compatta prepariamoci a «elezioni entro poco tempo», ha detto il premier, chiudendo a formalismi costituzionali contro le urne. Gianfranco Fini sembra deciso intanto alla formazione del nuovo partito: «È all’orizzonte – afferma il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino -. Non credo che si possa ricucire lo strappo tra Berlusconi e Fini».