Bitcoin, Morgan Stanley: numeri da bolla dot com

20 Marzo 2018, di Daniele Chicca

L’andamento altalenante del Bitcoin ricorda da vicino quello del Nasdaq durante la formazione della bolla dot-com, con la differenza che stavolta tutto sta avvenendo con una velocità 15 volte maggiore. È l’avvertimento lanciato da Morgan Stanley, che sottolinea in una nota come gli sbalzi di prezzo e i volumi delle attività di trading sono un segnale di come la storia si stia ripetendo.

Nel report pubblicato lunedì 19 marzo gli analisti di Morgan Stanley concentrano l’analisi nel balzo dei volumi negli scambi di una criptovaluta in particolare: il token tether. Esso viene ritenuto più affidabile rispetto ad altri rivali analoghi perché è legato al dollaro Usa.

Secondo lo strategist Sheenah Shah, dalla sua creazione nel 2009, il bitcoin ha vissuto già quattro fasi di mercato ribassista, con i prezzi che sono scesi del 28-92%. Il calo del 70% visto di recente non deve pertanto essere ritenuto niente di straordinario. Più in basso è riportato il grafico in cui vengono messi a confronto i comportamenti di bitcoin e Nasdaq nei due periodi presi in esame. Il trend dei volumi, in particolare, dovrebbe destare preoccupazioni, secondo l’analista della banca Usa.

Dal dicembre del 2017 i volumi di scambio nel mercato dei bitcoin sono aumentati di quasi il 300%. Al contrario, la corsa precedente ai periodi di mercato orso hanno visto un calo dei volumi. L’incremento dei pezzi scambiati non è perciò da reputare un indice di maggiore attività e interessa da parte della comunità di investitori, quanto piuttosto una corsa verso la via d’uscita.

Analizzando i dati, finora ci sono tre valute principali che vengono usate per comprare bitcoin: il dollaro Usa, lo yuan cinese e lo yen giapponese. Durante l’ultima fase ribassista, tuttavia, una nuova moneta digitale ha soffiato quote di mercato significative al più celebre bitcoin. Si tratta di tether, un token digitale che i creatori sostengono sia garantito da un legame di un dollaro per ogni unità.

Significa che il mercato di tether vale un dollaro e questo lo rende teoricamente più stabile della concorrenza e meno soggetto a oscillazioni eccessive di prezzo. L’appeal crescente di tether è interessante, secondo Morgan Stanley: “nei prossimi anni siamo convinti che il focus del mercato si concentrerà sempre di più negli scambi tra criptovalute e token” e che le transazioni saranno effettuate all’esterno del sistema bancario.

Negli ultimi tempi è cresciuto lo scetticismo intorno a tether, con l’azienda che emette i token che è stata citata a giudizio dalle autorità di controllo Usa della Commissione di Trading di Future legati alle materie prime. A venire messe in dubbio sono le risorse di riserva dichiarate pari a 2,2 miliardi di dollari.

Il problema delle criptovalute in generale è che è tutto ancora molto teorico, spiega Morgan Stanley:

“Il valore di tutte le criptovalute è basato sull’utilizzo che se ne può fare. Il Bitcoin è un meccanismo di pagamento, ma non è ancora stato usato per effettuare molti pagamenti di beni e servizi. Il prezzo attuale, pertanto, rispecchia un’aspettativa futura di come il bitcoin e la sua tecnologia relativa possono essere usati per eseguire dei pagamenti”.