Bitcoin e il futuro delle prossime criptovalute

11 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

Di Niccolò Travia

ROMA (WSI) – La funzione “monetaria” di Bitcoin e altre monete simili ha ormai catturato l’attenzione dell’opinione pubblica. Il recente crollo di Mt. Gox, una delle principali piattaforme di scambio tra valute digitali e valute aventi corso legale (fiat), ha, di certo, provocato molti sorrisi tra i criptoscettici.

Se tuttavia il Bitcoin si riducesse ad una bolla speculativa od uno schema di Ponzi, per quale motivo l’interesse di investitori e regolatori avrebbe permesso al fenomeno delle criptovalute di assurgere agli onori della cronaca di tutto il mondo? E soprattutto come mai, dopo le dichiarazioni di Mark Karpeles, CEO di Mt. Gox, circa la dispersione di Bitcoin per un valore di 63,6 milioni di dollari, il fatto non venga avvertito come il fallimento definitivo dell’intero sistema basato sul Bitcoin e sulle altre monete matematiche?

Ciò che ancora non è stato capillarmente divulgato riguarda le interessanti possibilità concernenti le applicazioni che possono essere installate sulla tecnologia della blockchain. Il Bitcoin è, innanzitutto, un sistema peer-to-peer utilizzato per effettuare trasferimenti di quantità valuta tra gli utenti mediante la compilazione di un ledger, o libro mastro, detto appunto blockchain.

Bitcoin e la maggior parte delle monete matematiche sorte sulla falsariga di quest’ultimo utilizzano la crittografia per verificare la correttezza dell’operazione di scambio, al fine di evitare che una medesima quantità di valuta possa essere trasmessa da uno stesso soggetto più volte. Le operazioni di scambio di quantità di criptovaluta generano infatti la trasmissione automatica di un messaggio all’intero network al fine di ottenere la conferma della propria legittimità.

I nodi che ospitano la versione integrale della blockchain, distribuita liberamente a livello mondiale mediante la tecnologia denominata filesharing, verificano in modo decentralizzato l’integrità della stessa. Ciò che viene annotato sulla blockchain è semplicemente un aggiornamento del libro mastro con riferimento alla titolarità di determinate quantità di valuta digitale. Ed infatti, sebbene convenzionalmente si ragioni in termini di unità (o sotto unità) di valuta, il protocollo di comunicazione fra gli utenti del sistema fa sempre riferimento a “transazioni”. Ciascuna quantità di criptovaluta corrisponde infatti ad una catena di firme digitali che sono state necessarie per validare ogni operazione in cui la stessa è stata utilizzata.

Pertanto, mediante l’assegnazione a ciascuna transazione di un identificatore sequenziale e grazie ad un sistema di conferme a catena, il protocollo basato sulla blockchain consente all’intero network di addivenire simultaneamente ad un accordo sul fatto che una determinata quantità di valuta virtuale, ad un determinato istante, sia stata trasferita dal legittimo titolare ad un altro utente. Il meccanismo di pubblicizzazione e sincronizzazione sopra descritto fa venir meno l’esigenza dell’intervento di un soggetto terzo che provveda alla trasmissione elettronica di quantità di moneta digitale, oltre a verificare e garantire sulla buona riuscita dell’operazione.

In tal modo si eliminano molti dei costi occorrenti per il raggiungimento di un livello di fiducia reciproca soddisfacente per porre in essere uno scambio. Quanto premesso aiuta a comprendere come il campo di applicazione della tecnologia sottostante alle monete matematiche possa estendersi ben oltre all’utilizzabilità delle stesse come sistemi di pagamento.

Il futuro delle criptovalute, pur alimentando suggestioni fantascientifiche, è già concretamente implementabile. E’ già possibile, ad esempio, caratterizzare determinate quantità di valuta digitale in modo che le stesse siano rappresentative di quote di partecipazione di società di capitali decentralizzate ed autonome (DAC) in cui i processi decisionali dell’ente sono interamente gestiti da un software mediante un corredo di regole preimpostate e self-executing.

Analogamente a quanto succede con il Bitcoin, la blockchain delle monete matematiche rappresentative di DAC consentirà di tracciare e verificare ogni operazione che verrà posta in essere da queste ultime. Una volta distribuito il software contenente il protocollo di comunicazione, tali società inizieranno ad agire e produrre profitti nonostante il fatto che la propria esistenza sia confinata on line. Ciò consentirà a tali “soggetti” di operare sul mercato con notevole risparmio di costi per soci e stakeholders.

Tali entità possono già essere finanziate mediante sistemi di crypto equities che consentono la prenotazione di quote di DAC prima ancora che queste ultime siano venute ad esistenza. Alcuni esempi di DAC che vedranno la luce nel prossimo futuro opereranno in maniera decentralizzata come piattaforme per il gioco d’azzardo o per l’allocazione dei DNS o nomi di dominio..

Altre funzionalità in corso di implementazione consentiranno a chiunque di emettere la propria moneta matematica rappresentativa, ad esempio, di contratti derivati; opere dell’ingegno; documenti di legittimazione; pagherò. La tecnologia della blockchain consente, come detto, un consenso diffuso tra i partecipanti ad un determinato network, riguardo al compimento di una determinata operazione da parte di un determinato soggetto. Tale sistema potrebbe pertanto essere financo utilizzato per sostituire i meccanismi attualmente impiegati per ogni genere di votazione (dal televoto di Sanremo alle elezioni presidenziali) in modo incontroverso e mediante il semplice utilizzo del proprio smartphone.

Altri progetti in via di sperimentazione riguardano la creazione di agents: software indipendenti diffusi liberamente su vari server, proprio come la blockchain, che, una volta programmati, offrirebbero servizi in cambio di criptovaluta interfacciandosi su un sistema on line che consenta l’incontro tra domanda ed offerta. Tali entità esisterebbero unicamente su internet ma potrebbero agire da controparte contrattuale tanto con i privati, quanto con altri agents. Il ricavato verrebbe investito per acquistare macchine, robot, spazio sui server e financo per pagare programmatori umani che migliorino creativamente il servizio. In caso di perdite verrebbero semplicemente cancellati dai server, cessando la propria attività. Tali entità potrebbero perfino riprodursi installando il proprio software su agents di nuova generazione, direttamente concorrenti con i “genitori”. Essi sarebbero potenzialmente in grado, mediante determinati algoritmi crittografici, di inviare e ricevere pagamenti in criptovaluta, gestendo autonomamente i propri portafogli virtuali nonché di ricevere informazioni dal mondo esterno comunicando su internet.

La tecnologia sottostante alle DAC ed agli agents potrebbe essere utilizzato per qualunque genere di attività, e sarebbe unicamente il mercato a decidere in merito alla sopravvivenza o meno di tali entità. Infatti una volta che siano resi pubblici e distribuiti in maniera decentralizzata “l’atto costitutivo” e lo “statuto” dell’ente (per ciò intendendosi il codice sorgente del programma, ed i servizi che la società o l’agente sono programmati per offrire) la persistenza sul mercato dipenderebbe unicamente dalla volontà di altri soggetti di intraprendere rapporti commerciali con l’ente stesso.

Infine, visto il crescente livello di complessità delle proposte formulate per arricchire le funzionalità insite nella tecnologia sottostante alle criptovalute, è stata recentemente annunciata come in via di sviluppo una piattaforma virtuale innovativa, finalizzata alla libera creazione di applicazioni operanti sulla tecnologia della blockchain. Il protocollo Bitcoin possiede delle limitazioni intrinseche le quali non consentono al sistema di intraprendere operazioni sofisticate, ed infatti, quasi tutte le funzioni aggiuntive che sono state fin qui brevemente descritte prevedono essenzialmente l’aggiunta di informazioni sulla blockchain, in corrispondenza di alcuni trasferimenti di quantità di valuta.

L’interessante nuovo progetto consisterebbe invece in una criptovaluta operante su di una blockchain di seconda generazione, ramificata e dotata delle funzionalità di un sistema operativo. Ciò consentirebbe a chiunque di costruire, eseguire ed implementare nuove criptovalute, contratti e DAC, offuscando le informazioni sensibili che il software utilizza per il proprio funzionamento (ad esempio dati personali o chiavi crittografiche utilizzate per effettuare operazioni in valuta virtuale).

Quale che sarà la strada che verrà prescelta per disciplinare normativamente il fenomeno delle monete matematiche, l’auspicio è che vengano tenute in debita considerazione le possibili implicazioni che la loro diffusione rappresenterebbe. Appare tuttavia inevitabile che, nel contesto del fervore creativo che pervade la comunità di cripto-entusiasti, la regolamentazione che verrà adottata sconterà il trade-off tra le legittime esigenze di protezione e repressione e la disponibilità di strumenti tecnologici avanzati unitamente al know-how informatico necessari per la sua efficace implementazione.

E’ pertanto auspicabile che, da una parte, la stessa comunità adotti specifici protocolli di autoregolamentazione che scongiurino il ripetersi di condotte potenzialmente pericolose per gli utenti e per il mercato, e dall’altra, che il legislatore riesca ad elaborare regole ad hoc che incentivino imprenditori e programmatori ad adottare sistemi di controllo efficienti per garantire la fiducia nei servizi da essi offerti.