BIPOP-BANCAROMA, NASCE IL QUARTO POLO BANCARIO

17 Maggio 2002, di Redazione Wall Street Italia

Il via libera alla fusione tra Banca di Roma e Bipop Carire sta avendo un effetto immediato sui due titoli, che guidano con il loro rialzo il listino principale di Borsa Italiana.

Questa notte, intorno all’una, dopo un’assemblea dei soci fiume, sono stati anche decisi i nuovi vertici.

Gli uomini di Banca di Roma, Cesare Geronzi, Antonio Longo e Matteo Arpe, entrano nel consiglio d’amministrazione della banca bresciana, che vede confermato l’amministratore delegato Maurizio Cozzolini e l’uscita del presidente Giacomo Franceschetti. Il nuovo cda è composto da: Matteo Arpe, Cesare Caletti, Pietro Castelli, Maurizio Cozzolini, Vittorio De Stasio, Luciano Fantuzzi, Luca Ferrarini, Fabio Gallia, Rino Mario Gambari, Cesare Geronzi, Giorgio Giampaoli, Carmine Lamanda, Pietro Locati, Antonio Longo, Giuseppe Lusignani, Giampietro Palazzani, Thomas V. Reilly, Vittorio Ripa di Meana, Erminio Spallanzani, Giuliano Tagliavini, Eusebio Trombi.

Bipop-Bancaroma sarà il quarto polo bancario italiano, con a capo la holding Capitalia, controllata al 44% dal gruppo di Geronzi.

Bipop non avrà più sportelli ma in cambio avrà in dote tutte le le attività del risparmio gestito, Internet, leasing, comprese quelle ereditate da Banca di Roma. Saranno 21 gli amministratori.

Il numero uno di Banca di Roma, Geronzi, ha detto che si è trattata “di una bellissima operazione che darà soddisfazione a molti”.

Non sono mancate le note di dissenso. Prima fra tutte quelle dei piccoli azionisti, come il comitato dei reggiani, guidati dall’ex sindaco Mino Martinazzoli, e quello dei reggiani guidato da Renzo Bonazzi, che insieme avevano circa il 5% del capitale, mentre dall’altra parte c’era il consenso dei grandi azionisti verso l’operazione e la mano forte di Bankitalia. L’assemble dei soci ha anche bocciato la richiesta di azione di responsabilità contro gli amministratori, presentata dal comitato dei reggiani e da altri azionisti.

Il bilancio di Bipop, votato dall’assemblea dei soci, si è chiuso con una perdita di €312,8 milioni a livello di capogruppo e di €536 milioni nel consolidato.

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