BIOTECH: NOVUSPHARMA, SOCIETA’ SCALABILE

6 Aprile 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il calo di Novuspharma in borsa, dove è quotata sul Nuovo Mercato, sembra non volersi arrestare: il titolo ha ceduto il 30% del suo valore dal primo gennaio di quest’anno e il 59% dal 9 novembre 2000, giorno del suo collocamento a €80. Oggi è scambiato a €32,30.

“Di questo passo rischiamo di essere scalabili
– confessa a WallStreetItalia Cesare Parachini, direttore amministrativo della società biotecnologica di Monza che opera nel campo
della ricerca e dello sviluppo di componenti attivi per la cura dei tumori – a questi prezzi non mi stupirei”.

Parachini, alla pari di alcuni operatori di borsa, non sa spiegare cosa c’è dietro un così vistoso calo, anche se l’analista di una
banca italiana, che preferisce non essere citato, sottolinea che il titolo ha, sì perso il 59% dal giorno dell’Ipo, ma che la perdita è stata di
poco superiore al 53% registrato nello stesso periodo dal campione di riferimento che raccoglie le aziende biotech del Nasdaq specializzate in
prodotti oncologici.

Il timore dell’azienda monzese, comunque resta: “il nostro titolo è quello che perde più di tutti sul Nuovo Mercato – dice ancora
Parachini – in questo momento siamo valutati poco più della nostra cassa, che è di 300 miliardi di lire; basterebbe che il titolo scendesse a
€26 per arrivare a quel livello. A questi prezzi, anche se mi sembra improbabile, potremmo addirittura stuzzicare l’interesse di qualche
società che non è di settore, e fare la fine che rischia Freedomland, appetita da tutti per quello che ha in cassa”.

L’analista di una Sim straniera che chiede di non essere citato osserva: “più che questa probabilità è verosimile invece l’interesse di altre aziende di settore, internazionali”.

Il vertice di Novuspharma conferma del resto che “tante società biotecnologiche o farmaceutiche sono interessate a noi, chiedono di
incontrarci e del resto solo negli USA sono molte quelle profittevoli che potrebbero avere motivo di corteggiarci: sanno quello che stiamo facendo,
come lo facciamo e, visto il prezzo delle nostre azioni, potrebbero accarezzare l’idea di allargare il loro portafoglio prodotti spendendo
molto poco”.

D’altra parte, aggiunge il direttore amministrativo, questo calo in borsa “impedisce anche a noi, volendo, di pensare a fonderci con
altri, in quanto il concambio azionario che ne deriverebbe, sarebbe per noi troppo svantaggioso”.

Attualmente Novuspharma ha quattro prodotti in via di sperimentazione, la metà dei quali è nella seconda delle tre fasi che compongono una complessa scala di passaggi successivi che porta il prodotto dai test di laboratorio ai test sugli esseri umani prima della commercializzazione; altri due prodotti sono alla fase uno, ma uno di questi sta per concluderla e passare allo stadio che segue. Il prodotto di punta che si trova al livello più avanzato di sperimentazione si chiama Bbr2778 ed è pensato principalmente per la cura del linfoma non-Hodgkin recidivo. L’azienda conta di commercializzarlo, secondo le attese, da gennaio 2004.

“E’ al momento della messa in commercio di questi farmaci di nuova generazione che le società biotecnologiche diventano macchine da
soldi” – spiega Francesco Amici, di Cofin Sim – fino a quel momento, mi rendo conto, le aziende per gli azionisti rappresentano una scommessa, con forti investimenti e tempi lunghi, ma non c’è dubbio che entro qualche anno queste società saranno protagoniste di un boom come quello che abbiamo visto in passato per i titoli Internet”.

Nel 2000 Novuspharma, che non prevede utili fino al 2003, ha segnato perdite per 18 miliardi di lire: “è segno che abbiamo investito tanto
in ricerca”, fa notare il vertice della società. Fatturato, zero: “abbiamo preferito accollarci questo peso, per non dover vendere le
licenze per la sperimentazione in una fase non ancora avanzata; farlo successivamente – sottolinea Parachini – ci assicurerà delle royalties maggiori. Ai piccoli investitori, quelli che, crediamo, stanno disinvestendo
adesso, suggeriamo di avere un po’ di pazienza: ogni giorno che passa è un giorno in meno che ci separa dalla commercializzazione dei nostri
prodotti”.

Secondo l’analista di una Sim italiana che chiede
l’anonimato, il titolo per ciò che esprime è comunque “poco adatto a un pubblico retail”, cioè per i piccoli investitori. In ogni caso, il titolo è più adatto a chi investe a medio-lungo termine.

Novuspharma attualmente gode di un rating “Buy”, cioè comprare, da parte dell’americana Robertson Stephens, con target price a €60, e di un rating “Strong buy” (sostanzialmente:
comprare con decisione), da parte di SGCowen, che non ha però indicato target price.

Gli azionisti di riferimento della società, nata da una costola del colosso svizzero Roche, detengono in tutto il 45% circa del capitale e non sono legati da un patto di sindacato. Sono tre venture capital: 3i, Atlas Venture e Sofinnova. Tra gli
azionisti, ci sono anche il management e i ricercatori.