Bio-on: dopo l’esposto in Procura è rimpallo di comunicati con Quintessential

5 Agosto 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Simone Borghi

Bio-on ha risposto al fondo newyorchese Quintessential Capital Management (QCM) accusandolo di market abuse, in particolare di manipolazione del mercato e di criminal insider trading. Oggi la società delle bioplastiche quotata all’Aim ha reso noto di aver depositato, lo scorso 1° agosto, un esposto presso la Procura della Repubblica di Bologna, in relazione al video e al report pubblicati da QCM lo scorso 23 luglio.

In quel report dal titolo “Una nuova Parmalat a Bologna?” il fondo speculativo Quintessential ha lanciato pesanti accuse su Bio-on, parlando di “una grande bolla, basata su tecnologia improbabile”, con fatturato e crediti essenzialmente “simulati” grazie ad un network di scatole vuote. Attacco che ha provocato l’immediato crollo in Borsa del titolo Bio-on, che prima dello scoppio del caso capitalizzava oltre 1 miliardo di euro. Le quotazioni al momento risultano più che dimezzate rispetto ai livelli del 23 luglio.

Durante la scorsa settimana Bio-on ha tentato un rimbalzo a Piazza Affari, tornando a rivedere quota 30 euro, per poi scivolare nuovamente a 19 euro alla fine delle contrattazioni di passata ottava. Sette giorni scanditi da comunicati, denunce, indagini della magistratura e botta e risposta continui tra la società emiliana e il fondo newyorchese. Oggi il titolo, dopo pochi minuti dall’avvio degli scambi, è stato fermato in asta di volatilità con un rialzo del 21,85% a 21,60 euro.

Con la decisione di depositare l’esposto contro Quintessential, si legge in una nota, Bio-on “ha inteso rappresentare alle Autorità competenti (tra cui la Consob) le ragioni per le quali ritiene che la condotta tenuta da QCM costituisca un evidente caso di market abuse, nel quale si intersecano tanto profili di manipolazione del mercato, quanto di criminal insider trading”.

Secondo Bio-on, “QCM ha infatti diffuso notizie false e fuorvianti, finalizzate a determinare una significativa flessione del valore del titolo, avendo già assunto una posizione di investimento legata a tale flessione”. Lo stesso fondo newyorchese aveva infatti dichiarato di avere una posizione ribassista sul titolo Bio-on. La società emiliana accusa Quintessential di aver sfruttato “la notizia (in quel momento non conosciuta dal mercato) della successiva pubblicazione di un report dai contenuti non solo idonei a determinare il tracollo del titolo, ma per la maggior parte palesemente falsi e comunque gratuitamente denigratori”.

Per quanto riguarda gli aspetti principali dell’esposto, che al momento non è ancora stato reso pubblico, Bio-on ha individuato nel report elaborato da QCM non solo “informazioni oggettivamente false e che poggiano su assunti scorretti o, comunque, comunicate al mercato in maniera fuorviante” ma anche “informazioni vere, immediatamente ricavabili dalla documentazione societaria, presentate tuttavia subdolamente come frutto di un’asserita attività d’inchiesta, svolta in via originale da QCM”.

Nella nota Bio-on riporta anche alcuni esempi: “è certamente falso che l’impianto di Castel San Pietro non sia attivo e in produzione; è altrettanto falso il racconto della visita di analisti inglesi, dapprima confermata e poi disdetta immediatamente prima dell’ora stabilita; è falso, infine, che QCM abbia mai cercato un confronto con la società attraverso richieste di informazioni”.

Bio-on contesta inoltre le dichiarazioni di QCM, secondo cui la società emiliana “non avrebbe mai fatto valutare da terzi la propria tecnologia concessa in licenza alle varie collegate” e che “avrebbe cambiato revisore prima del termine imposto dalla legge”. La modifica, puntualizza Bio-on, “è infatti regolarmente avvenuta a fine mandato, ossia a conclusione del termine triennale, che è l’unico applicabile alle società quotate all’Aim”.

Infine, Bio-on ritiene che e accuse di QCM in materia di contabilità aziendale e sistema delle Joint Venture “si risolvano tutte in censure, puramente discrezionali e opinabili, riferite al modello di business, senza che da esse emerga alcun elemento capace di fare anche solo lontanamente immaginare una condotta fraudolenta della società”. Bio-on quindi confida che prima possibile le Autorità “ratifichino l’illiceità del comportamento di QCM e ripristinino la reputazione della società così gravemente vulnerata”.

La risposta di Quintessential 

Quintessential non ha perso tempo e questa mattina (5 agosto) ha accusato a sua volta Bio-on di “essere in difetto di comunicazione al mercato e di aver fornito notizie che possono aver tratto in inganno gli investitori”. Con una nota diffusa oggi, il fondo newyorchese rinfaccia Bio-on di “continuare a evitare risposte a domande fondamentali” e ribadisce che l’ad di Bio-on, Marco Astorri, “non ha mai risposto alle osservazioni/domande mosse da QCM”.

In particolare, si legge nella nota del fondo, “Marco Astorri non ha specificato: quante delle tonnellate di PHA che lui dice vengono prodotte dallo stabilimento di Bologna, nella misura di 2,5 tonnellate al giorno, vengono effettivamente vendute e a chi; quale sia la quantità venduta a Unilever e per quale importo (in particolare, come sia possibile conciliare la produzione dichiarata da Marco Astorri durante la visita di Class CNBC alla sua fabbrica – pari a 2,5 tonnellate al giorno – con quanto confermato di recente da North Sails, che ha reso noto di aver venduto solamente 20 flaconi di creme My Kai a fronte di 280 pezzi ordinati)”.

E continua: “se esistono, al netto delle JV, dei clienti a cui Bio-on fattura e se sì per quali importi; se, come segnalato da QCM, il fatturato di Bio-on derivi per la massima parte da fatture che la stessa Bio-on ha emesso alle proprie JV; se, come segnalato da QCM, Banca Finnat ha agito in conflitto d’interesse essendo socia di Bio-on, suggerendo un target price a 86 euro per un titolo presumibilmente già over stimato; se i brevetti chiave che Bio-on comunica come esclusivi non siano in realtà circoscritti in aree geografiche limitate o presi in licenza da terzi; se i debiti di Bio-on non siano lievitati per investimenti andati fuori controllo nella realizzazione dello stabilimento di Bologna che, come da piano industriale, sarebbe dovuto costare 15 milioni di euro e invece ha drenato circa 44 milioni”.

Quintessential ritiene quindi del tutto giustificate le proprie osservazioni, “non avendo Bio-on risposto in maniera minimamente esauriente a nessuna di queste domande”.