BILANCI FALSI E SANDALI VERI

6 Febbraio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il gruppo Prada – chi non conosce i suoi sandali? – annuncia che i profitti, nel 2003, sono aumentati del 30 per cento nonostante le difficoltà, dovute alla Sars, che hanno ridotto i viaggi internazionali e, di conseguenza, gli acquisti di prodotti che le case di moda vendono nelle boutiques degli alberghi e degli aeroporti.

Il fatturato è rimasto sul miliardo e mezzo di euro. L’utile netto, con l’incremento annunciato, sarebbe di 37 miliardi, una cifra modesta dovuta al fatto che le consociate tedesche, Jil Sander e Helmut Lang, di recente acquisizione, sono ancora in perdita. L’amministratore e comproprietario di Prada, Patrizio Bertelli, è però ottimista per il 2004 (le società tedesche sono ora in netto miglioramento) e a quanto pare, non ha paura del dollaro alto, perché il made in Italy, a livello mondiale, gode di una particolare simpatia.

Patrizio Bertelli però qualche preoccupazione ce l’ha, perché nel 2004 scade un prestito obbligazionario di 700 milioni di euro emesso tramite la Deutsche Bank. E questo è diventato un terreno minato, per i bond di compagnie italiane. Il grosso prestito, alla scadenza, è convertibile in azioni, ma ciò solo a condizione che la Prada sia quotata in borsa. E quando l’operazione fu lanciata tre anni fa, per finanziare un piano di acquisizioni che ha dato all’impresa un carattere multinazionale, l’ingresso in borsa sembrava dietro l’angolo. Invece, con lo sgonfiamento del mercato azionario, vi sono già stati tre rinvii.

Frattanto, Bertelli si è dato da fare per ridurre l’indebitamento netto (un miliardo di euro nel 2002), mediante cessione di quote di società controllate, come Church’s (calzature). Esso è sceso a 675 milioni di euro alla fine del 2003 e dovrebbe arrivare a 290 nel 2004, con la cessione di proprietà immobiliari, ma non delle due società tedesche, destinate a dare utili.

I casi Cirio e Parmalat, con i loro bilanci fasulli, non hanno creato danni solo al risparmio. Ne hanno generati, a catena, per le imprese e le banche che ne sorreggono l’espansione. Sicché ora a Bertelli – il quale dice che Prada si rivolge al mercato non per ridurre i debiti, ma per crescere – prima di credergli gli si rovista la chicchissima borsa, per vedere quanti soldi ci sono.

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