BERNANKE E TRICHET: HANNO TORTO TUTTI E DUE?

24 Gennaio 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Avete ragione tutti e due. Così una vecchia pubblicità decideva salomonicamente fra una coppia di litiganti. Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, e Jean-Claude Trichet della Banca centrale europea non litigano ma mai come ora appaiono su rotte divergenti.


Al centro del dibattito è la reazione della politica monetaria alla frenata dell’economia e alla crisi dei mercati. Già due settimane fa, le posizioni erano apparse distanti, quando Bernanke aveva annunciato di voler tagliare i tassi d’interesse in modo aggressivo e Trichet aveva a mala pena contenuto l’inclinazione di parte del consiglio della Bce ad alzarli. Ora, però, Bernanke è passato dalle parole ai fatti, con un taglio senza precedenti recenti e pare pronto a ripetersi da qui a una settimana, alla prossima riunione periodica della Fed, mentre Trichet ha ribadito che la priorità resta il controllo dell’inflazione, e questa è oggi al 3,1%, largamente al di là del 2% che la Bce si è scelta come tetto.

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Il più clamoroso dei due atteggiamenti è naturalmente quello del banchiere centrale americano, mentre il suo collega europeo si è limitato a ribadire una posizione nota, seppure a circostanze notevolmente mutate rispetto anche solo a due settimane fa. Ed è stata quindi la mossa di Bernanke quella che ha raccolto i maggiori commenti, e anche le critiche più vivaci. L’ex re degli hedge fund George Soros ha implicitamente plaudito al taglio della Fed ricordando che la crisi «è la peggiore degli ultimi sessant’anni», mentre il guru della Pimco, il colosso del reddito fisso, Moahamed El-Erian ha notato che semmai la Fed arriva tardi.

Ma cosa c’è dietro l’improvvisa decisione, visto che mancava poco ormai all’abituale riunione del comitato di politica monetaria e che comunque sull’economia reale gli effetti dei tagli dei tassi si faranno sentire solo con l’abituale ritardo di almeno un anno? C’è chi accusa Bernanke di essere stato “catturato” da Wall Street e dalla grande finanza, visto che molte grandi banche hanno bisogno dell’ossigeno dei tassi per stare a galla in una situazione in cui la vera dimensione delle loro perdite resta incerta. E c’è chi pensa che la Fed sappia qualcosa (di qualche enorme scheletro nell’armadio in qualcuna delle maggiori istituzioni finanziarie) che i mercati ancora non sanno.

È probabile invece che Bernanke e i suoi colleghi abbiano visto il panico che si stava diffondendo sui mercati finanziari, avendo ormai raggiunto anche l’azionario, dopo quello del credito, dei prodotti derivati e l’interbancario, e abbiano agito di conseguenza. Non è compito di una banca centrale tener su i mercati, osserveranno i puristi, ma in situazioni estreme può essere un errore gravissimo anche evitare di intervenire, come può testimoniare il governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, dopo il caso Northern Rock. E se l’economia non appare come il primo pensiero dei governatori della Fed, è anche vero che un sistema finanziario paralizzato non può essere d’aiuto all’uscita dalla recessione.

Più lineare il pensiero di Trichet, anche se a sua volta può essere interpretato come assai meno dogmatico di quanto appare a una prima lettura. Intanto, nel domanda e risposta seguito al suo discorso, il presidente della Bce ha ricordato che il rallentamento dell’economia «può avere un effetto sull’inflazione». Inoltre, sono stati i dati della stessa Bce a evidenziare questa settimana che le condizioni finanziarie nell’area euro hanno già subito una restrizione.

Quindi, bisogna ascoltare le dichiarazioni dei membri del consiglio della Bce nel loro insieme, anche se a volte cacofoniche. Diversi di loro, fra cui un falco come il presidente della Bundesbank, Axel Weber, hanno osservato in questi giorni che l’attuale picco d’inflazione è destinato a rientrare a fine anno su livelli più vicini all’obiettivo della Bce. Infine, un po’ di storia non guasta: nel 2001, quando la frenata americana investì Eurolandia, la Bce alla fine abbassò i tassi pur in una fase in cui l’inflazione sembrava divergere dall’obiettivo.

Insomma, sia Bernanke sia Trichet possono avere ottimi motivi per fare quello che fanno. Che abbiano ragione tutti e due? C’è solo da sperare che non sia vero il contrario.

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