BERNABE’ TRATTA CON TARAK BEN AMMAR PER LA CESSIONE DE “LA7” (OK DI SILVIO)

9 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – 1 – BERNABÈ SI INCONTRERÀ A ROMA MARTEDÌ PROSSIMO CON L’IMPRENDITORE FRANCO-TUNISINO TARAK BEN AMMAR PER LA CESSIONE DE “LA7”. IN BALLO CI SONO TRE FREQUENZE DEL VALORE DI 150 MILIONI DI EURO E L’EMITTENTE TELEVISIVA CHE BERLUSCONI VUOLE OCCUPARE CON MANI AMICHE

Franchino Bernabè sbarcato a Capri scortato dallo stato maggiore di TelecomItalia per l’ennesimo convegno sulle telecomunicazioni dove l’aspetto più curioso è rappresentato dal titolo “La banda tra l’uovo e la gallina”. La banda per la società Between, che come ogni anno ha organizzato l’evento nell’isola, non è quella cui alludeva ieri sera Antonio Di Pietro nella sua requisitoria contro il Cavaliere di Palazzo Chigi, ma la banda larga cioè l’infrastruttura immateriale sulla quale tutti chiacchierano, ma il governo non ha finora cacciato il becco di un quattrino. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare accedendo alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo subito: costa solo 0.77 euro al giorno, provalo ora!

Il manager di Vipiteno parlerà oggi alle 14,30 e accanto a lui ci saranno il presidente dell’AgCom, Corrado Calabrò, e i top manager di Wind e Fastweb, compreso quello Stefano Parisi che da più parti viene indicato come il successore di Bernabè alla guida di Telecom. In vista del convegno caprese Franchino ha rilasciato un’ampia intervista al “Sole 24 Ore” nella quale respinge l’accusa di monopolio e dice che su TelecomItalia si spendono parole in libertà “inaccettabili e offensive per la nostra azienda e per i nostri uomini”. E al giornalista che gli chiede umilmente come sia possibile che nessuna delle critiche espresse dagli altri operatori di telefonia lo trovi d’accordo, Bernabè si incazza e dice: “è ora di smetterla di sparare su TelecomItalia come se fosse un monopolista mascherato”.

Dentro queste parole c’è molto orgoglio rispetto alle critiche dei concorrenti, primo fra tutti Wind che ieri è salita a Palazzo Chigi dove il faraone Sawiris e il suo braccio destro Bichara hanno cercato di scrutare il pensiero di papi-Silvio sul futuro di Telecom. Questo tema è stato affrontato in un incontro di due giorni fa a Mediobanca tra il direttore generale Renato Pagliaro e il braccio destro del capo di Telefonica, Cesar Alierta.

L’uomo che ha varcato il cancello di piazzetta Cuccia si chiama Angel Vilà Boix, un 45enne di Barcellona che dopo la laurea al Politecnico della Catalogna si è specializzato alla Columbia University di New York. Secondo la ricostruzione fatta dal giornalista Rosario Dimito sul “Messaggero”, il collaboratore del capo di Telefonica avrebbe tastato il terreno per capire le intenzioni degli azionisti forti di Telco, la holding nella quale si ritrovano oltre agli spagnoli, Mediobanca, Benetton, IntesaSanPaolo e Generali. Sul futuro del patto tra questi soci il clima appare sospeso e qualcuno scrive (Antonella Olivieri sul “Sole 24 Ore” di oggi) che tra i grandi azionisti starebbe prendendo piede l’idea di rinnovare il patto di Telco per un anno soltanto.

All’ombra dei Faraglioni Franchino oggi non parlerà di queste cose perché con Oscar Cicchetti e Stefano Pileri ha messo a punto un appello al Governo affinché affronti il tema della gallina e dell’uovo della banda larga. Nel frattempo Dagospia ha saputo che Bernabè sta continuando i suoi colloqui con l’imprenditore franco-tunisino Tarak Ben Ammar per la cessione de “La7”. In ballo ci sono tre frequenze del valore di 150 milioni di euro e l’emittente televisiva che Berlusconi vuole occupare con mani amiche. Amiche ed esperte sono sicuramente le mani del furbo Tarak con il quale Franchino Bernabè si incontrerà a Roma martedì prossimo.

2 – FAISSOLA CUOR DI LEONE SBERTUCCA TREMONTI: CHE FINE ABBIANO FATTO I FAMOSI PREFETTI CHE DOVEVANO MONITORARE IL CREDITO VERSO LE FAMIGLIE E LE IMPRESE?

Da quando Giuseppe Zadra, il direttore generale dell’Abi, ha lasciato la sua poltrona a Palazzo Altieri, qualcosa è cambiato. Nell’Associazione dei banchieri sembra entrata un’aria nuova che ha ridato coraggio al presidente Corrado Faissola, il banchiere ligure che dal luglio 2006 guida l’Abi. Quest’uomo non è mai stato Cuor di Leone e ai tempi di Zadra il suo ruolo è apparso terribilmente grigio. I funzionari di Palazzo Altieri ritengono che una bella iniezione di adrenalina gliela abbia fatta il nuovo direttore generale, Giovanni Sabatini, l’ex-dirigente Consob che dopo un’esperienza di tre anni al ministero dell’Economia, il 24 giugno scorso è diventato direttore generale dell’Abi.

In realtà non è solo questa la ragione per cui Faissola ha preso coraggio. A dargli forza sono soprattutto le polemiche ossessive di Giulietto Tremonti contro le banche che hanno raggiunto toni altissimi e hanno indotto Unicredit e Intesa a rifiutare i famosi bond. All’inizio di settembre il 74enne Faissola ha difeso il mondo del credito durante i lavori del Workshop di Cernobbio e ieri ha polemizzato sul clima di “ostile cattiveria” che si è creato contro le banche. Davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, l’anziano presidente-banchiere ha citato l’episodio di una filiale piemontese di Unicredit, dove la direttrice è stata gambizzata da un cliente e ha parlato dei volantini con disegni di cadaveri che sono stati ritrovati sul marciapiede di un’altra banca.

Faissola Cuor di Leone non ha aggiunto altro, ma si sa che negli uffici di Palazzo Altieri l’ironia contro i Tremonti bond si spreca. I dirigenti dell’Associazione si chiedono che fine abbiano fatto i famosi prefetti che dovevano monitorare il credito verso le famiglie e le imprese. Le cassette postali delle prefetture sono vuote e l’idea di Giulietto Tremonti di usarli come braccio armato è diventata una barzelletta.

3 – FATTA LA FUSIONE CON SALINI, LUISA TODINI LIBERA PER LA REGIONE UMBRIA

Luisa Todini, titolare del Gruppo di costruzioni creato dal padre, si è tenuta alla larga dalla kermesse di Luchino di Montezemolo a Palazzo Colonna. Eppure, quando Luchino era presidente di Confindustria, la 43enne umbra rappresentava una “speranza del cambiamento”. L’assenza della Luisa nel parterre di “Italiafutura”, è stata dettata dalla prudenza perché in questo momento si sta chiudendo l’accordo che prevede la fusione della sua azienda con il colosso Salini Costruzioni.

Di questa intesa il primo a parlarne è stato il 10 settembre quel sito disgraziato di Dagospia, ma in molti hanno sorriso di fronte al racconto dettagliato dell’incontro “privato” a Palazzo Grazioli di papi-Silvio che ha messo in mostra le sue arti seduttive per candidare la Todini alle regionali. Adesso arriva la conferma che l’operazione Salini-Todini è – come scrive il quotidiano “MF” – a un passo dall’accordo e prevede un aumento di capitale di 50 milioni un’aggregazione che pur lasciando inalterati i due marchi societari darà vita a un colosso con un portafoglio di lavori per circa 8 miliardi.

Sullo sfondo affiora la politica e la volontà ferma di papi-Silvio di “utilizzare” la Todini come candidato ideale per una regione. In questo caso però non si parla più del Lazio dove sembra sempre più forte Renata Polverini, la segretaria dell’Ugl che veste come una massaia, ma in Umbria, la terra dove papà Todini è nato e ha messo le basi dell’impero.

4 – PEPPINO TURANI TIRA IL FIATO: “UOMINI & BUSINESS” È SALVA

Nessun giornale l’ha scritto, ma Giuseppe Turani, il giornalista di Voghera che è diventato famoso per i suoi libri e gli editoriali su “Repubblica”, finalmente ha tirato il fiato. Dopo anni di peripezie Turani è riuscito a trovare un letto sicuro per “Uomini & Business”, la testata giornalistica che considera come una sua creatura. Il periodico è stato fondato negli anni ’80 da Luigino Abete che mise come primo direttore Mauro Miccio, il suo braccio destro adesso sparito dagli organigrammi romani. Negli anni ’90 entrò come azionista anche l’industriale dei frigoriferi Vittorio Merloni e qualcuno sussurra che della compagine facesse parte anche lo scarparo marchigiano, Dieguito Della Valle.

Adesso l’editore di Turani si chiama Marco Pianca, un manager torinese che ha fatto esperienze nel campo della pubblicità e del marketing ed è titolare della Newcomm, una concessionaria di pubblicità di Modena (con sede anche a Reggio Emilia e Milano) che da circa un anno opera sul mercato della comunicazione. Questa società ha preso in affitto la testata di Turani e Pianca in un euforico comunicato uscito nel luglio scorso ha dichiarato di essere orgoglioso di affiancare il noto giornalista in “Uomini & Business”. L’intraprendente Pianca ha anche le mani in pasta nella squadra di calcio Reggiana 1919 che milita nella ex-Serie C, e si dice che voglia rilevare almeno il 20% del Club guidato dal costruttore Fontanesi e dall’imprenditore tessile Vando Veroni (marito di Deanna Ferretti Veroni, fondatrice di “Miss Deanna”, l’impresa che ha lanciato lo stilista Kenzo in Italia).

5 – DAY-AFTER: MONTEZEMOLO CHI?

Avviso ai naviganti: “Si avvisano i signori naviganti che sui giornali italiani non c’è più traccia dell’orazione solennemente banale di Luchino di Montezemolo a Palazzo Colonna. L’unico a parlarne oggi è il quotidiano “Le Monde” dove Yaki Elkann è consigliere di amministrazione”.

6 – TORINO IN MANO AI GIORNALISTI: QUANDO ARRIVERÀ UN ESPERTO IN MATERIA?

Avviso ai naviganti N.2: “Si avvisano i signori naviganti che ieri a Torino il giornalista Giovanni Minoli si è insediato alla presidenza del Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. Dopo la nomina nel 2004 di Alain Elkann alla guida del Museo Egizio e nel 2008 di Fabrizio Del Noce al Consorzio di Venaria Reale, è il terzo giornalista che si occupa di arte nella città della Fiat. I torinesi sperano che prima o poi arrivi anche un esperto della materia”.

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