BERLUSCONI TEME PER MEDIASET E GUARDA A TELECOM

3 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il centrosinistra si mette in marcia contro Mediaset. Primo passo: se l’Unione va al governo la legge Gasparri salta. Poi, tutto fa pensare che l’azienda di Silvio Berlusconi sarà più che bersagliata da una reazione a catena. Uno scontro anticipato dal libro di Bruno Vespa (Vincitori e Vinti), dove i tempi sono stati sapientemente calibrati.

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Per nulla casuale è sembrato l’affondo – diffuso martedì dalle agenzie di stampa – del presidente del Consiglio su una possibile espansione dell’azienda nelle tlc («un suggerimento ai figli», avrebbe detto il Cavaliere). Ieri, infatti, a 24 ore di distanza, è arrivata (sempre dalle anticipazioni di Vespa) la ricetta del centrosinistra. Con Massimo D’Alema che dice di voler rispolverare la sua vecchia idea di smantellare il duopolio Rai-Mediaset togliendo a entrambe una rete. «I tetti stabiliti oggi sono funzionali soltanto alle esigenze di Mediaset», spiega il presidente dei diesse. Apparentemente più morbida la proposta di Romano Prodi. Smantellata la Gasparri, per il leader dell’Unione basterebbe optare per una separazione contabile della Rai («distinguere il servizio pubblico dalla parte commerciale»). E le reti Mediaset? «Ovviamente – dice – nel mercato televisivo vi è un problema di antitrust. Gli eccessi di concentrazione vanno evitati». Sulla stessa linea Piero Fassino.

Anche per il segretario diesse il punto centrale è l’abolizione della Gasparri, «una legge che favorisce la concentrazione in pochi oligopoli e, in particolare, la posizione dominante di Mediaset». Scontata la risposta del Cavaliere: «La legge Gasparri era indispensabile», la realtà è che «c’è una nuova volontà vendicativa nei confronti del nemico Berlusconi». Ma il vero segnale è quello lanciato martedì sulle tlc. Se Mediaset sarà strozzata da un riassetto televisivo che toglierà risorse pubblicitarie e, nella peggiore delle ipotesi, una rete, fare rotta verso altri porti sarà inevitabile. E Telecom rappresenta l’approdo più naturale.

Della mossa del Cavaliere si parla da mesi. Ma ora i tempi sembrano davvero maturi. Mentre la situazione politica promette tempesta, infatti, le condizioni del mercato sono più che favorevoli, soprattutto dopo la scelta inglese di Telefonica. Dopo avere sottolineato che in Europa ci sono ancora 21 big delle tlc quotate, rispetto alle 5 degli Usa, il Financial Times si è chiesto ieri in che modo Telecom potrebbe partecipare alla danza delle fusioni. Per ballare in Europa, ha suggerito il quotidiano economico, servirà un partner forte. Sempre ieri, intanto, Mediaset ha portato al 2,11% la quota di azioni proprie acquistate in sede di buyback; l’obiettivo è arrivare al 3,5% prima di Natale.

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