Berlusconi, prove generali per il ritorno. Pronto anche un discorso

20 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Qualche giorno di riposo in Sardegna alla fine se l’è concesso. Anche se – racconta chi ha occasione di sentirlo durante la pausa estiva – il Cavaliere continua ad essere concentrato sulle questioni che ormai da mesi sono al centro del dibattito politico.

Berlusconi, insomma, si prepara alla ripresa dei lavori, a un settembre che si annuncia comunque agitato e che potrebbe essere decisivo per capire se davvero l’ipotesi elezioni anticipate (che siano a novembre o a febbraio) è una possibilità concreta o solo una suggestione.

Quel che è certo è che l’ex premier non sembra intenzionato a perdere tempo né a trascurare nulla. Tanto dall’aver già iniziato a buttare giù il discorso con il quale si presenterebbe agli italiani nel caso davvero dovesse essere lui il candidato del Pdl (o di come si chiamerà il partito dopo il congresso nazionale che dovrebbe tenersi entro fine anno).

La decisione ultima non è stata ancora presa, ma il fatto che il Cavaliere abbia continuato a tenersi in forma anche in questi giorni (a Villa Certosa ha proseguito con lo jogging iniziato per i parchi di Roma) lascia pensare che l’ex premier non scarti affatto l’ipotesi di un ritorno in prima linea. Così, ci sta che Berlusconi abbia persino «testato» la sua bozza di discorso.

L’ha fatto proprio in Sardegna, la sera del 15 agosto, davanti ad una settantina di ospiti insieme ai quali ha festeggiato il Ferragosto. Una serata «sobria», in clima da spending review se non solo non s’è vista traccia del vulcano di cui tanto s’è parlato gli anni scorsi ma non c’è stata neanche l’ombra di un fuoco d’artificio. Il Cavaliere, però, ha voluto approfittare della serata e del fatto che tra gli ospiti non ci fosse nessun politico per effettuare il suo personale sondaggio. E ha provato per due volte la sua traccia di discorso.

Che si apre scusandosi con gli italiani per non essere riuscito in questi anni a portare a casa le riforme per le quali è sceso in politica e si è impegnato. Ragionamento, questo, che in pubblico Berlusconi aveva già fatto una volta. A fine giugno, infatti, incontrando i giovani del Pdl riuniti a Fiuggi, chiese esplicitamente «scusa agli italiani». Perché – disse il Cavaliere – nel 1994 «li ho illusi, ho chiesto il loro voto per fare una rivoluzione liberale e non ci sono riuscito».

Ma, spiegò, «l’ho fatto in buona fede perché credevo che si potesse fare e non conoscevo questo sistema che impedisce che la modernizzazione». Nella sua bozza di discorso c’è spazio anche per la magistratura. Per quella che, non è un mistero, Berlusconi considera un potere intoccabile capace di cambiare e disattendere la volontà degli italiani. Sono mesi che, pubblicamente, il Cavaliere si guarda bene dall’affondare colpi sulle procure, ma è ovvio che sul punto continua a pensarla come sempre.

E siccome – che si voti a novembre o a marzo – è più che probabile che la campagna elettorale vada a incrociarsi con la sentenza Ruby e con altre nuove inchieste (e non soltanto quella di Palermo sulla presunta estorsione di Marcello Dell’Utri) è ovvio che l’ex premier sia intenzionato a dare battaglia.

D’altra parte, come ha poi dimostrato l’andamento dello spread in questi ultimi mesi, forse non sbaglia il Cavaliere quando – confidandosi con i suoi collaboratori – sostiene che la strada che ha portato alle sue dimissioni è stata preparata con cura dall’inchiesta sul «bunga bunga» e dallo spazio che gli hanno dato i giornali «rilanciando qualunque velina arrivasse dalla procura». Un fronte, quello della giustizia, che nella prossima campagna elettorale rischia di essere caldissimo. Per la prima volta, infatti, non riguarda solo Berlusconi ma – con la vicenda Ingroia – arriva a toccare il Quirinale.

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