Berlusconi, per la prima volta, non vende ottimismo e parla di crisi

3 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – «La crisi? Con tre aziende quotate in Borsa anch’io sono in trincea». Nel suo discorso alla Camera, il premier ha fatto un quadro realistico della grave situazione economica, solo che e’ in ritardo di 6 mesi. Evitando il disco rotto ottimismo + trionfalismo, ha letto con tono depresso un testo scritto da altri che ricalca l’analisi di Bankitalia. Focus su mercati, banche, imprese, famiglie, debito pubblico. Non era mai accaduto in 17 anni che l’Economia ricevesse in Parlamento tanta attenzione. Novita’ su stimoli e crescita per l’Italia? Assolutamente zero.

ROMA – “Nessuno nega la crisi, tutti dobbiamo lavorare per superarla”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel suo discorso alla Camera sulla crisi.

“Non chiedo alle opposizioni di condividere i nostri programmi ma che arrivino contributi con idee e proposte pe far emergere ciò che serve al paese. L’opposizione faccia ciò che è chiamata a fare senza perdere di vista il comune obiettivo perché comune è l’obiettivo di portare l’Italia fuori da una crisi che non è italiana ma planetaria”. E’ l’appello alle opposizioni fatto dal premier alla Camera. “Il governo – ha aggiunto il premier – non resterà sordo alle proposte dell’opposizione se animate da spirito di patria”.

BERLUSCONI A OPPOSIZIONI,ORA PATTO CRESCITA VADO AVANTI

di Marco Dell’Omo – Ansa

“Oggi più che mai dobbiamo reagire tutti uniti”. Il Berlusconi che parla nell’aula della Camera é ben diverso da quello che ha abituato il Parlamento alle sue frequenti tirate polemiche contro l’opposizione: di fronte all’emergenza economica il messaggio che il presidente del consiglio vuole dare al paese e ai mercati che lo tengono sotto osservazione è quello di un governo che promuove l’accordo con tutte le forze politiche e con le parti sociali per facilitare la crescita economica: “Certamente – dice il premier – è la crescita l’obiettivo fondamentale”; e per questo propone “un piano d’azione immediata per lo sviluppò.

Berlusconi, che parla due ore dopo l’orario previsto, per evitare che il suo intervento si svolga a borse aperte, si richiama a quella coesione nazionale più volte auspicata dal capo dello Stato, “un monito saggio che faccio mio – dice – e che raccolgo con convinzione” . Nel discorso più impegnativo in tre anni di governo, Berlusconi propone un patto per approvare i provvedimenti necessari alla crescita dell’economia italiana: un ‘economia sulla cui vitalita’ Berlusconi giura a più riprese, sostenendo che “abbiamo i fondamentali economici solidi” e che anche le banche, il cui tonfo in borsa è “assolutamente eccessivo”, sono in piedi.

La crisi, però, non può più essere minimizzata, e Berlusconi, in passato riottoso ad ammetterne l’esistenza, questa volta cambia registro: “Nessuno vuole negare la crisi, tutti dobbiamo lavorare per superarla. State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in borsa e che è nella trincea finanziaria”. L’analisi dei terremoti finanziari è in parte autoassolutoria: Berlusconi sostiene che a essere sotto tiro non é solo l’Italia e che la crisi “non è solo italiana ma planetaria”. Il premier rivendica gli interventi fin qui approvati dal governo per correre ai ripari subito dopo gli sconquassi di borsa: la manovra di luglio, dice, è stata tempestiva ed è stata giudicata dall’Europa “adeguata e sufficiente”.

Ma la speculazione è andata avanti e ora bisogna reagire con interventi decisi e coerenti “ma senza inseguire il nervosismo dei mercati”. Perché , secondo il premier, bisogna tenere nel giusto anche anche l’irrazionalità dei comportamenti degli investitori che “come spesso succede nelle crisi di fiducia, non hanno valutato la nostra solidità”. Berlusconi non entra troppo nei particolari delle misure che ha in mente, non scopre troppo le sue carte, anche perché domani c’é l’incontro con le parti sociali. Ma su alcune cose é chiaro: fissa l’obiettivo di azzerare il fabbisogno per la fine del 2011, rispolvera la riforma dello statuto dei lavoratori (“é venuto il momento che in Parlamento si verifichi il grado di consenso che può avere”) e promette interventi anche sul versante dei costi della politica, come l’adeguamento delle retribuzioni degli eletti alla media europea, una sforbiciata alle auto blu, la riorganizzazione delle province.

Ma Berlusconi è consapevole che tutto dipenderà dall’accoglienza che gli riserveranno le forze dell’opposizione e le parti sociali. Per questo insiste a lungo sulla necessità di mettere da parte le ostilità e lavorare insieme nell’interesse dell’Italia: “Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche. la stabilità politica è l’arma vincente contro la speculazione. Non chiedo all’opposizione di condividere il nostro programma ma auspico che possa contribuire con sue idee e proposte. Il governo non resterà sordo alle vostre idee se saranno animate da spirito patriottico”.

L’idea di un “passo indietro” , che poco dopo gli chiederà Bersani, viene rispedita al mittente in anticipo: “Il governo – dice Berlusconi – porterà avanti il suo lavoro fino al 2013. Nei 20 mesi che mancano il governo farà il governo , completerà le riforme, rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali e l’agenda per la crescita. Abbiamo la maggioranza, abbiamo la piena consapevolezza delle responsabilità e vogliamo riconsegnare agli italiani, tra due anni, un paese più forte”. Domani il responso dei mercati. Nel frattempo, per convincerli, il ministro degli Esteri Frattini ha dato mandato agli ambasciatori italiani nel mondo ad illustrare alle autorità del paese dove risiedono gli obiettivi della manovra di bilancio, tra i quali il pareggio di bilancio al 2014, e di spiegare la solidità dei fondamentali dell’economia italiana.

BERSANI, PREMIER O SBAGLIA DISCORSO O AULA – “O lei ha sbagliato discorso o ha sbagliato Parlamento. Siamo in una situazione che non si può descrivere con i cieli azzurri e qualche nuvola. L’unico merito del suò discorso è la scelta dell’orario che è stato fatto a Borse chiuse”. Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani ha attaccato il premier esordendo nel suo intervento in Aula alla Camera. ”Non e’ per polemica politica o interessi di bottega che noi chiediamo una svolta politica – ha proseguito Bersani -. I problemi non si risolvono con un discorso o un monitoraggio con le parti sociali ma serve un po’ di tempo per una tregua con gli investitori ed i mercati e il tempo si puo’ avere solo con un gesto politico”.

“Non dite che va tutto bene, uno straccio di autocritica fatelo. Noi le proposte le abbiamo, ora vedrò Alfano e gliele spiego visto che dice che non ne abbiamo e secondo noi chi ha di più deve dare di più”. Bersani, poi ha rivendicato le proposte del Pd per la crescita. “Se volete ascoltarci – afferma – le proposte le abbiamo, se serve il rigore sia doloroso ma intelligente ed equo”. “Davanti alle emergenze del paese, noi siamo disposti, a fronte di un vostro passo indietro responsabile, a fare un passo avanti noi – aggiunge – . Non intendete avere questa generosità e togliere l’impedimento? Ve ne prendete la responsabilità di fronte al paese e ai cittadini”. Per il segretario del Pd, ”l’Italia è seriamente nei guai”.

“Il nostro Paese – sostiene Bersani – è colpito da una crisi che non ha precedenti: dopo 8 anni di vostro governo, abbiamo perso 6 punti di Pil e ne stiamo rimontando 2 scarsi, come nessun altro paese, e mentre gli altri la contrazione l’hanno assorbita, noi ancora siamo qui a sforzarci di recuperare ciò che non abbiamo recuperato”. La crisi, afferma Bersani, “non è solo speculazione, sono gli investitori e i nostri creditori che non si fidano più”. E questa sfiducia “non è un umore passeggero, i creditori hanno tirato le somme di una vicenda già conclusa”. Inoltre, conclude, “nel nostro paese sta montando una disperazione che sta bruciando lo spirito civico di cui avremmo bisogno per reagire”.

ALFANO A BERSANI, I GOVERNI NON LI SCELGONO I MERCATI – “Le parole di Silvio Berlusconi sono state oneste, serie, affidabili per un Paese che chiede affidabilità e serietà al governo che ha voluto che governasse”. Così Angelino Alfano, segretario del Pdl, ha aperto il suo intervento puntando il dito contro il Pd, per poi esortare le opposizioni a collaborare ed esprimere una totale contrarietà a “fantomatici governi tecnici”. “Autorevoli esponenti del Pd – ha attaccato Alfano – hanno detto che il governo deve dimettersi perché i mercati lo chiedono. Siamo sgomenti: ma da quando in qua sono i mercati a scegliere il governo o a stabilire che debbano andare a casa? E il popolo, ciascun cittadino, che ruolo ha nella vostra visione politica e del paese?”.

“Per noi – ha aggiunto il segretario del PdL – sono espressione della gente, del popolo che rappresentano. Per questo siamo contrari a fantomatici governi tecnici, contrari all’idea di piegare la democrazia alla tecnocrazia”. “Un governo fa le sue scelte, poi torna dal popolo e viene giudicato. I governi tecnici no e gli italiani, ogni volta che sentono parlare di governi tecnici devono sentire profumo di tasse”. “Il governo Berlusconi è legittimato a governare perché ha vinto le elezioni – va avanti Alfano – Voi nel 2008 avete varcato la soglia di sbarramento e siete la principale forza di opposizione. A ciascuno il suo mestiere”.

Lo sforzo comune sulla manovra “ha funzionato e bisogna replicarlo, ma se voi dite di aver dato idee e contributi negli ultimi 3 anni noi non li abbiamo sentiti”. “Siamo pronti – dice Alfano – ad accordi qui in Parlamento, non con governi tecnici, e chiediamo alle opposizioni di collaborare con spirito patriottico ad una fase difficile, perché la crisi c’é, nessuno la nega ma noi siamo fiduciosi di uscire dal mare in tempesta non perché velleitari, ma perché fiduciosi negli italiani”.

CASINI, DL PER ANTICIPARE PARTI MANOVRA – “Abbiamo una manovra spalmata” su più anni: “Chiediamo di anticipare con un decreto parti significative della manovra 2013-2014, per dare concretezza all’impegno” assunto dall’Italia con la finanziaria di quest’anno. E’ la proposta fatta dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, nel suo intervento dopo le comunicazioni sulla crisi del presidente del Consiglio.

Casini invita il governo ad anticipare parti della manovra e aggiunge: “Il Parlamento dovrà riunirsi al più presto, anche ad agosto, per esaminare” il decreto dell’esecutivo. Per il leader dell’Udc “e’ la responsabilità, il dialogo e la collaborazione che ci viene richiesta” in questo momento di crisi economica. “Da tempo dico che solo una fase non di supplenza tecnica della politica, ma di armistizio tra i principali partiti può salvare l’Italia. Non improbabili governi tecnici, ma governi che nascano dalla volontà del Parlamento, dei partiti. Perché abbiamo da fare scelte impopolari e dolorose che nessun governo che abbia la paura di perdere le elezioni è in grado di assumere”.

Così il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, nel suo intervento dopo le comunicazioni sulla crisi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in Aula alla Camera. Infine, Casini ha chiesto che “il governo istituisca una commissione per la crescita”, formata da “rappresentanti di maggioranza e opposizione”, con “60 giorni di tempo per elaborare proposte per la crescita” del Paese.

MARONI, BOSSI? NON E’ ASSENZA POLITICA – ”Oggi Bossi aveva una visita, la sua non e’ un’assenza politica. Ci siamo sentiti per telefono stamattina, e’ tutto a posto”. Cosi’ il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, parlando in Transatlantico dopo l’informativa del presidente del Consiglio alla Camera, interpellato dai cronisti a proposito dell’assenza del Senatur. ”I leghisti – ha aggiunto – oggi c’erano praticamente tutti, ribadisco che le ipotesi di divisioni nella Lega sono una stronzata, i soliti retroscena inventati”.

MARONI, MOLTO SODDISFATTO DA PAROLE PREMIER – Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è detto “molto soddisfatto dell’intervento del presidente del Consiglio” Silvio Berlusconi, in occasione dell’informativa alla Camera dei deputati sulla situazione economica del paese. Parlando con i giornalisti a Montecitorio il ministro ha spiegato come l’intervento del premier sia stato “concreto, solido”. Un discorso, ha aggiunto, che inoltre “apre prospettive importanti di dialogo con l’opposizione”.

DI PIETRO, PROBLEMA E’ BERLUSCONI, COLLE SCIOLGA CAMERE – Il problema della Crisi economica e’ il premier Silvio Berlusconi, per questo il presidente della Repubblica deve sciogliere le Camere per andare a nuove elezioni. Lo ha affermato il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, prendendo la parola alla Camera durante il dibattito che ha fatto seguito all’informativa del presidente del Consiglio, Berlusconi, sulla situazione economica del paese.

”C’e’ una crisi mondiale – ha detto Di Pietro – ma in Italia c’e’ una crisi nella crisi che si chiama Berlusconi. E’ il suo governo che fa scappare gli investitori”. ”Io sono dell’idea che quando il Governo non funziona piu’ bisogna richiedere il voto ai cittadini, ecco quello che chiediamo noi”- ha proseguito il leader dell’Idv – che poi ha invocato Giorgio Napolitano affermando: ”faccia come Ciampi e Scalfaro, lo sciolga questo Parlamento per farne uno nuovo”.

BORSA MILANO: CHIUDE SOPRA MINIMI, FTSE MIB -1,54% – Chiusura in ribasso ma al di sopra dei minimi di giornata per Piazza Affari. Il Ftse Mib ha lasciato sul campo l’1,54% a 17,006 punti.

CAMERA: COMMISSIONI AL LAVORO IL 29 AGOSTO, AULA IL 6/9 – La Camera anticipa la riapertura dopo le vacanze estive. L’Aula riaprirà con una settimana di anticipo rispetto a quanto inizialmente deciso: i deputati sono convocati per il pomeriggio di martedì 6 settembre. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che ha stabilito che il lavoro delle commissioni riprenda il 29 agosto.

FINI PRONTO CONVOCAZIONE ANCHE A FERRAGOSTO – Il presidente della Camera Gianfranco Fini e’ ”pronto a una convocazione ad horas della Camera in qualsiasi momento, anche a Ferragosto”. Cosi’, al termine della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, il portavoce di Fini risponde ai giornalisti che gli domandano se i deputati possano essere richiamati dalle vacanze, nel caso in cui il governo dovesse approvare provvedimenti urgenti.

SCHIFANI, SENATO PRONTO A RIAPRIRE AD AGOSTO SE SERVE – Il portavoce del presidente Renato Schifani fa sapere che il presidente del Senato e’ pronto a riaprire Palazzo Madama in qualunque giorno di agosto, se questo dovesse rendersi necessario.

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«Oggi più che mai dobbiamo reagire tutti uniti». Il Berlusconi che parla nell’aula della Camera è ben diverso da quello che ha abituato il Parlamento alle sue frequenti tirate polemiche contro l’opposizione: di fronte all’emergenza economica il messaggio che il presidente del consiglio vuole dare al paese e ai mercati che lo tengono sotto osservazione è quello di un governo che promuove l’accordo con tutte le forze politiche e con le parti sociali per facilitare la crescita economica.

Mano tesa alle parti sociali

«Certamente – dice il premier – è la crescita l’obiettivo fondamentale»; e per questo propone «un piano d’azione immediata per lo sviluppo». Berlusconi, che parla due ore dopo l’orario previsto, per evitare che il suo intervento si svolga a Borse aperte, si richiama a quella coesione nazionale più volte auspicata dal capo dello Stato, «un monito saggio che faccio mio – dice – e che raccolgo con convinzione». Nel discorso più impegnativo in tre anni di governo, Berlusconi propone un patto per approvare i provvedimenti necessari alla crescita dell’economia italiana: un’economia sulla cui vitalità Berlusconi giura a più riprese, sostenendo che «abbiamo i fondamentali economici solidi» e che anche le banche, il cui tonfo in borsa è «assolutamente eccessivo», sono in piedi.

“Non seguire il nervosismo dei mercati”

La crisi, però, non può più essere minimizzata, e Berlusconi, in passato riottoso ad ammetterne l’esistenza, questa volta cambia registro: «Nessuno vuole negare la crisi, tutti dobbiamo lavorare per superarla. State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in borsa e che è nella trincea finanziaria». L’analisi dei terremoti finanziari è in parte autoassolutoria: Berlusconi sostiene che a essere sotto tiro non è solo l’Italia e che la crisi «non è solo italiana ma planetaria».

Il premier rivendica gli interventi fin qui approvati dal governo per correre ai ripari subito dopo gli sconquassi di borsa: la manovra di luglio, dice, è stata tempestiva ed è stata giudicata dall’Europa «adeguata e sufficiente». Ma la speculazione è andata avanti e ora bisogna reagire con interventi decisi e coerenti «ma senza inseguire il nervosismo dei mercati». Perché, secondo il premier, bisogna tenere nel giusto anche anche l’irrazionalità dei comportamenti degli investitori che «come spesso succede nelle crisi di fiducia, non hanno valutato la nostra solidità».

La riforma dello statuto dei lavoratori

Berlusconi non entra troppo nei particolari delle misure che ha in mente, non scopre troppo le sue carte, anche perché domani c’è l’incontro con le parti sociali. Ma su alcune cose è chiaro: fissa l’obiettivo di azzerare il fabbisogno per la fine del 2011, rispolvera la riforma dello statuto dei lavoratori («è venuto il momento che in Parlamento si verifichi il grado di consenso che può avere») e promette interventi anche sul versante dei costi della politica, come l’adeguamento delle retribuzioni degli eletti alla media europea, una sforbiciata alle auto blu, la riorganizzazione delle province.

Ma Berlusconi è consapevole che tutto dipenderà dall’accoglienza che gli riserveranno le forze dell’opposizione e le parti sociali. Per questo insiste a lungo sulla necessità di mettere da parte le ostilità e lavorare insieme nell’interesse dell’Italia: «Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche. la stabilità politica è l’arma vincente contro la speculazione. Non chiedo all’opposizione di condividere il nostro programma ma auspico che possa contribuire con sue idee e proposte. Il governo non resterà sordo alle vostre idee se saranno animate da spirito patriottico».

Domani la risposta dei mercati

L’idea di un «passo indietro», che poco dopo gli chiederanno sia Bersani che Di Pietro, viene rispedita al mittente in anticipo: «Il governo – dice Berlusconi – porterà avanti il suo lavoro fino al 2013. Nei 20 mesi che mancano il governo farà il governo, completerà le riforme, rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali e l’agenda per la crescita. Abbiamo la maggioranza, abbiamo la piena consapevolezza delle responsabilità e vogliamo riconsegnare agli italiani, tra due anni, un paese più forte». Domani il responso dei mercati. Nel frattempo, per convincerli, il ministro degli Esteri Frattini ha dato mandato agli ambasciatori italiani nel mondo ad illustrare alle autorità del paese dove risiedono gli obiettivi della manovra di bilancio, tra i quali il pareggio di bilancio al 2014, e di spiegare la solidità dei fondamentali dell’economia italiana.

Le opposizioni: il premier vada a casa

L’appello di Berlusconi alla collaborazione si infrange quindi contro il gelo di Pier Luigi Bersani e gli sfottò di Antonio Di Pietro. Pier Ferdinando Casini, invece, non chiude del tutto, chiedendo «un armistizio» senza, però, liquidare Berlusconi. E la reazione in Aula del presidente del consiglio non è certo di chi tende la mano: ride agli attacchi del leader Pd e allo show di quello Idv, mugugna infastidito all’insistenza con cui Casini parla di «fine di una stagione politica come il ’92».

Già all’ora di pranzo si era capito che chi, dentro e fuori il Palazzo, auspicava un atteggiamento collaborativo del Pd sarebbe rimasto deluso. Bersani riunisce i deputati e conferma la linea: «L’Italia è fortemente impaurita, serve una novità politica». Che poi, come preferirebbe il leader Pd, la svolta siano le elezioni anticipate o, come chiede Walter Veltroni, un «governo istituzionale», la sostanza non cambia: il governo se ne deve andare e a quel punto il Pd «è pronto a fare un passo avanti».

«Non è per polemica politica – chiarisce il leader Pd in Aula – o interessi di bottega che noi chiediamo una svolta politica. Il paese è veramente nei guai, gli investitori non si fidano più. I problemi non si risolvono con un discorso o un monitoraggio con le parti sociali ma serve un pò di tempo per una tregua con gli investitori ed i mercati e il tempo si può avere solo con una svolta politica». Ma è proprio sul nuovo inizio che la strada delle opposizioni diverge, come si vedrà anche in Aula: il Pd è pronto a sostenere solo «un governo nuovo» dove per nuovo si chiede un passo indietro di Berlusconi come di Maroni e Tremonti.

L’apertura a metà dell’Udc

Casini, invece, non crede che la fine di una stagione politica significhi «la fine del berlusconismo». «O ci assumiamo la responsabilità di disegnare una fase nuova o se pensiamo che la fine politica di qualcuno coincida con il successo degli altri, – sostiene il leader Udc – sottovalutiamo quello che abbiamo avanti e la crisi che stiamo vivendo». «L’armistizio» di Casini è in tre tempi: l’invito al governo a fare subito un decreto per anticipare parti della manovra; la proposta di una commissione bipartisan per la crescita. E come faro, resta la proposta di una fase di decantazione «tra i principali partiti, non con improbabili governi tecnici, ma governi che nascano dalla volontà del Parlamento, dei partiti».

Toni agli antipodi, come al solito, rispetto a Antonio Di Pietro che, nel suo intervento, riesce nell’impresa di coniugare un amichevole “Caro Silvio” con la richiesta al Colle di sciogliere le Camere, suscitando in più passaggi l’ilarità di Berlusconi. «È vero – ammette l’ex pm – che c’è una crisi mondiale, ma c’è anche una crisi italiana. Ed è il suo governo che fa scappare gli investitori internazionali. È lei, insomma, il problema per questo Paese! Gli italiani vogliono disfarsi politicamente di lei».

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La crisi “va fronteggiata con coerenza e fermezza, senza seguire i nervosismi dei mercati”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel suo intervento a Montecitorio sulla situazione economica del Paese. Accanto a lui il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a sinistra, e a alla sua destra il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Assente il ministro per le Riforme e leader della Lega Umberto Bossi.

“Il nostro Paese e’ solido. Abbiamo fondamentali economici solidi. Le nostre banche hanno superato gli stress test europei”, dice il premier. “Mentre ovunque è aumentata l’incertezza, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone”, sottolinea il presidenza del Consiglio. Ovunque aumenta l’incertezza, in particolare in Usa, la crescita tende a rallentare anche nei paesi emergenti. Ci sono state difficoltà in Usa anche dopo l’accordo bipartisan raggiunto, non sono state ridotte le tensioni internazionali”.

“Per superare le criticità il governo ha varato il 6 luglio un provvedimento immediato con l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2014. Abbiamo fatto una manovra che ha fissato degli obiettivi, è stata giudicata adeguata e sufficiente dall’Europa e dagli osservatori internazionali”, ha affermato il premier Silvio Berlusconi parlando alla Camera.

Mentre sull’organizzazione dell’agenda della giornata il segretario del Pd Pierluigi Bersani si è soffermato brevemente, – “Mi sembra una cosa abbastanza logica…”, ha detto a proposito dello slittamento dell’intervento del premier alle Camere – entrando nel merito Bersani ha annunciato: “Serve una novità politica”. Così il leader Pd ha spiegato ai deputati riuniti per l’assemblea del gruppo della Camera, prima delle comunicazioni del premier, quale sarà la linea portante del suo intervento in replica in Aula. L’Italia è fortemente impaurita, c’è un distacco crescente tra il Paese e la politica, la situazione complessiva ormai è sfilacciata e dunque serve una novità politica”.

Intanto la Conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso di anticipare di una settimana i lavori dell’Aula, che riprenderanno il prossimo 6 settembre invece che il 12. Mentre le commissioni ripartiranno, dopo la pausa estiva, nell’ultima settimana di agosto. La conferenza è stata convocata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, dopo la richiesta ufficiale, formulata ieri, nell’emiciclo di Montecitorio, dal Pd. Secondo quanto si apprende, nel corso della riunione Fini si è detto pronto a una convocazione della Camera, in caso di necessità, “in qualsiasi momento, anche a Ferragosto”.

Quanto alla possibilità di nuove convocazioni agostane del Consiglio dei ministri, dettate appunto da eventuali riflessi della situazione internazionale, al momento i ministri non sono stati convocati per una nuova riunione la prossima settimana ma “siamo tutti allertati”, spiega il titolare della Difesa Ignazio La Russa, precisando che “siamo stati allertati ma non precettati”. “Ieri sera il presidente Berlusconi”, durante il vertice a palazzo Grazioli, “ci ha detto ‘ci vediamo in agosto’. Ma è naturale, siamo tutti allertati vista la situazione” e tutti i ministri per le ferie non si allontaneranno “a più di una, due ore di volo” per poter rientrare in caso di necessità “vista la fase politica”. Al momento, spiega ancora La Russa, “non c’è un motivo di necessità per convocare un nuovo Consiglio dei ministri, ma vista la situazione non ci allontaneremo troppo”.

In realta’ ad ascoltare i primi minuti dell’intervento sembrava che tutto in Italia vada bene. Citata un’evoluzione dei conti pubblici piu’ favorevole di quella di gran parte dei paesi avanzati. A rafforzare la sua tesi come al solito una sfilza di dati, utilizzati a suo piacimento: “Nel 2009 il deficit aveva superato il 5% del Pil, ma in certi casi inferiore ad altri paesi dell’area. Nel 2010 l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche e’ scelto dell’1% rispetto al Pil. Il disavanzao primario si e’ praticamente annullato”.

Non ci sono stati grandi annunci, sostenuto che i mercati vanno male e che la crisi pero’ non dovrebbe travolgerci. “E’ a tutti chiaro che i problemi e l’emergenza che abbiamo dovuto affrontare sono la diretta conseguenza di una mancanza di fiducia, spinta della speculazione e incertezza dell’euro”. Per questo e’ necessaria una certa fermezza e coerenza senza seguire i nervosismi del mercato.

Come era previsto Berlusconi ha battuto poi il tasto sul crollo delle borse europee e degli attacchi speculativi, chiarendo che tutti stanno fronteggiando una situazione difficile e “noi, fra questi, siamo messi un po’ meglio”. Le banche sono liquide e il governo e’ saldo.

“Il nostro sistema politico e’ solido”, assicura Berlusconi, aggiungendo che la manovra di austerita’ e’ stata approvata in solo tre giorni, un piano da 80 miliardi di euro che ha dimostrato come il governo abbia accolto l’invito alla coesione nazionale lanciato dalle autorita’ internazionali.

Detto questo, “nessuno nega la crisi che e’ planetaria, dobbiamo lavorare per superarla”. Finalmente, per la prima volta, Berlusconi ci ha messo la faccia. Per spingere la crescita e’ stata proposta una riorganizzazione delle province, il rilancio del Mezzogiorno, tagli ai costi della politica, un piano di azione per lo sviluppo, la riforma dello statuto del lavoro e un dialogo con le parti sociali per trovare un intento comune. Questi i temi principali su cui il presidente del Consiglio si e’ soffermato durante il suo intervento alla Camera.

Tra le misure gia’ intraprese e’ stata citata l’eta’ di pensionamento che verra’ aggiustato in base alla crescita delle aspettative di vita. Il sistema delle pensioni e’ stato apprezzato e giudicato come esempio da seguire.

Dopo un ottimismo iniziale non e’ mancata qualche concessione: “Non abbiamo fatto poco, ma c’e’ ancora molto da fare. Dobbiamo considerare degli sforzi che azzerino il fabbisogno finanziario nell’ultima parte dell’anno”.

“Dobbiamo infine liberare maggiori risorse per gli investimenti chiamando a collarborare anche investitori privati. Definire un regime di tassazione che sia piu’ favore alle famiglie, al lavoro e all’impresa”. “Ma certamente l’obiettivo essenziale e’ la crescita. Per questo e’ stato varato un piano per il Sud da 7,4 miliardi per la realizzazione di 130 interventi circa che rilanceranno l’economia del Mezzogiorno”.

Oltre alla solidita’ delle banche, Berlusconi ha parlato anche di crescita dell’economia e dell’occupazione, conseguenza della convergenza degli attori istituzionali, economici e sociali. “Ci adopereremo per un’intesa con le parti sociali”. Quattro i punti principali indicati: gestione della manovra, gli investimenti nelle infrastutture, il ruolo delle banche e imprese, settore privato e pubblico. “Serve una risposta ancora piu’ forte e visibile che creera’ piu’ credibile il nostro piano”.

“In Italia non e’ venuta meno la voglia di fare impresa e investire, il governo e la sua maggioranza hanno approvato una manovra economica diretta a raggiungere l’obiettivo di pareggio di bilancio entro il 2014”. La manovra, sempre secondo il capo di governo, e’ stata giudicata adeguata e sufficiente dall’Europa. Anche in riferimento alla tempistica e i modi. “Juncker e Rehn hanno confermato al ministro Tremonti il loro apprezzamento e fiducia nella manovra”. Il leader dell’Eurogruppo ha avuto un incontro in mattinata con il ministro dell’Economia, mentre tra Tremonti e Olli Rehn dell’Ue c’e’ stato un colloquio telefonico.

Berlusconi e’ anche intervenuto in merito alla crisi americana, sottolineando che “negli Stati Uniti le difficolta’ di raggiungere l’accordo sul debito Usa hanno condotto a maggiori investimenti a breve termine” e che nonostante l’accordo bipartisan le turbolenze continuano.

I mercati – in sintesi – sono tesi anche per la percezione di lentezza dell’Unione Europea nel reagire ad affrontare la crisi del debito sovrano. I piani di salvataggio “Sono decisioni importanti di grande importanza anche se i mercati non riflettono ancora sull’importanza di questi interventi”. Fondamentale per questo sara’ dare segnali ai mercati.

Sono arrivati dei fischi dagli scranni di Montecitorio quando il premier ha citato “27 misure concrete messe in atto per rilanciare l’economia italiana”. Riguardo alle tensioni sul debito fisso e al fatto che i rendimenti dei BTP saliti ai massimi storici (cresciuti di oltre un punto percentuale nelle ultime aste), Berlusconi ha riconosciuto “che le tensioni si sono estese al nostro paese. Ma problemi analoghi all’Italia si sono visti altrove”.

I mercati “non valutano correttamente il merito di credito, la solidita’ delle banche, la salda posizione delle nostre famiglie e imprese, il contenuto indebitamento verso l’estero, la prudenza delle politiche di bilancio durante la crisi. Punti di forzza che in altri casi hanno spinto leader europei (citato anche Barroso) a parlare di “assoluta sicurezza”.

“Le banche si presentano ben capitalizzate, in grado di soddisfare le esigenze di famiglie e imprese. La reddittivita’ in miglioramento che beneficera’ del miglioramento della qualita’ del credito.