Berlusconi lascia il PdL

5 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – La storia delle rivoluzioni nel Popolo delle Libertà è la più annunciata che ci sia. Dal fallimento certificato della gestione di Angelino Alfano si rincorrono notizie che vogliono Silvio Berlusconi pronto a rottamare o lasciare il suo partito per creare un nuovo squadrone che tremare il mondo fa. Oggi è la volta del Giornale di farci l’apertura: “Berlusconi rottama il Pdl”.

Cambiando, come abbiamo segnalato, il verbo da “lascia” a un bel più figo “rottama” nella notte. Il Corriere della Sera porta in prima pagina un articolo di Francesco Verderami, solitamente informatissimo su quanto accade nella riva destra di Montecitorio. L’intenzione è quella di azzerare tutte le cariche il 2 dicembre, giorno del secondo turno delle primarie Pd:

«Reset» è lo slogan attorno a cui Alfano — nei «giorni cupi» seguiti allo scandalo laziale — ha costruito una proposta, presentata al Cavaliere. E Berlusconi l’ha fatta propria. Così si è avviata la macchina organizzativa per un progetto in dieci punti che si compirà con la convention da indire tra due mesi. Sarà la direzione a ufficializzare l’evento, un vero e proprio congresso con poteri costitutivi. Sarà l’omega e l’alfa di ciò che resta del Pdl e di ciò che punta a essere il futuro «centrodestra italiano».

I sondaggi d’altronde illustrano con chiarezza la situazione in cui versa il partito fondato dal Cavaliere:

Il problema non è (soltanto) dettato dal fixing settimanale, con una forbice tra il 15% e il 19% dei consensi. A destare maggior preoccupazione è il progressivo restringimento del «bacino potenziale » degli elettori, che in meno di un mese si è ridotto di tre punti, toccando il minimo storico del 21%.

Un punto però è chiaro: la ricostruzione del centrodestra italiano non finisce qui. Anzi, potrebbe portare sorprese ulteriori:

Il Cavaliere pensa ancora di accogliere gli altri pezzi del mondo moderato: «Io sono pronto a candidarmi, ma dato che vengo vissuto come un elemento divisivo, sono pronto a farmi da parte pur di fare spazio». È tattica. E siccome il federatore non c’è, nessuno più crede a questa favola di Berlusconi, che dietro il suo attendismo sulla propria candidatura e i ripetuti ripensamenti sulla legge elettorale nasconde forse un altro progetto…

Il Giornale, che dovrebbe essere fonte privilegiata delle notizie sul PdL e su Berlusconi, dice invece poco e spiega ancor meno rispetto a quanto già si sapeva. L’editoriale del ritrovato Sallusti si limita ad approvare la posizione del Cavaliere, ma il quotidiano spiega anche le diverse posizioni nel partito, come quella dei frondisti ex Alleanza Nazionale.

La paura di perdere le elezioni però tracima. Quindi, avrebbe spiegato l’ex premier, bisogna cambiare. Scontato che il cambiamento a cui pensa Berlusconi e’ si’ rivolto verso il futuro ma con un occhio che guarda anche al passato, a quell’ormai famoso 1994, vale a dire la nascita di Forza Italia. Sara’ un caso, ma nelle ultime ore il Cavaliere ha incontrato diversi protagonisti di quel momento storico, come Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino, Claudio Scajola e, secondo alcune fonti pidielline, Beppe Pisanu, da tempo in ‘contatto’ con i centristi. E proprio Prestigiacomo oggi, in una nota, conferma che e’ allo spirito del ’94 che Berlusconi guarda con attenzione. Certo, ieri sera, dopo il lungo sfogatoio a cui ha assistito durante il vertice fiume a Palazzo Grazioli, il Cavaliere si e’ anche premurato di rassicurare i suoi: nessuno sara’ mandato via, avrebbe garantito, non ho intenzione di procedere con nessun repulisti. Non sara’ presa l’accetta, non saranno fatti ‘tagli lineari’, avrebbe ancora spiegato, ma bisogna andare oltre il Pdl, archiviare questa esperienza, perche’ solo cosi’ il centrodestra potra’ avere nuove chance. Nessuno, pero’, deve aspettarsi un annuncio imminente, un ‘predellino’ a breve, tutto sara’ studiato nei minimi dettagli e a tempo debito, perche’ – e’ la convinzione di Berlusconi – ora e’ ancora presto, troppe le questioni ancora in ballo che alimentano una indeterminatezza che sconsiglia annunci e lanci di nuovi progetti. Al momento il timing e’ comunque entro dicembre.

LA NUOVA LEGGE – C’e’ da capire, innanzitutto, quale sara’ la nuova legge elettorale e, di conseguenza, quale assetto dare al nuovo progetto e all’area che adesso fara’ riferimento: lista civica, nazionale, ‘scissione dolce’ e poi federazione? Addii traumatici? Molte le opzioni in campo. Una cosa viene spiegato, pero’ e’ certa: quando scattera’ ‘lora x’, allora tutto sara’ preparato con cura, l’annuncio sara’ fatto ma non sara’ nulla di gia’ visto, nulla che potrebbe suonare come la riproposizione di un qualcosa di vecchio stampo. Si’, perche’ nel progetto berlusconiano non c’e’ la creazione di un partito tradizionale, bensi’ di un qualcosa di snello, aperto alla societa’ civile e caratterizzato da volti nuovi. Da qui anche l’ipotesi che a guidarlo non sia Berlusconi in persona, bensi’ una personalita’ esterna, slegata dal mondo politico di oggi. Insomma, riferisce chi ha partecipato ieri al vertice notturno, anche se le varie questioni – compreso il destino della Regione Lazio e del Campidoglio – restano ancora tutte aperte e ci si e’ riaggiornati per metterle a punto, quello che e’ certo e’ che il cavaliere del Pdl a breve non ne vorra’ piu’ sentir parlare: basta, bisogna cambiare, prendere atto – e’ il ragionamento – che cosi’ non va piu’, azzeriamo tutto e ripartiamo, e’ l’input lanciato dall’ex premier.

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