BERLUSCONI E PRODI SONO BOLLITI

30 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Sondaggi piu’ o meno riservati danno da un
paio di settimane il Centrodestra in ripresa,
grazie all’annuncio del Premier
Silvio Berlusconi di ridurre le tasse, fattore di
trascinamento per tutti gli italiani come
spiega l’ultimo report dal titolo: “Le tasse?
Meglio non pagarle ma se bisogna paghiamone
poche”, redatto dalla Fondazione Bellisai.
Il Centrosinistra ha risposto malamente.

Michele Salvati, spin doctor inascoltato, ne
ha spiegato le ragioni – recentemente ma
chiaramente ed efficamenete con un lungo
saggio su il Riformista: manca – ha scritto –
la capacita’ di evocare un obiettivo che sappia
accendere i cuori oltre che le menti.

Secondo un sondaggio di Datamedia,
condotto su un campione di 2002 soggetti
con il metodo CATI, Computer Assisted Telephone
Interview, i due schieramenti sarebbero
addirittura alla pari, entrambi, al
47,6%. In tutti i sondaggi resta tuttavia elevato, attorno al 50% e piu’, il numero delle
persone che non rispondono.
E’ un dato di grande interesse e che pone
tutti noi sondaggisti di fronte ad uno, anzi
a piu’ problemi, il piu’ grave dei quali e’ che
se la gente smette di rispondere alle domande
quando viene intervistata, tutta la
capacita’ di predigere e prevedere rischia di
imballarsi.

Il caro amico Otto Sacher, fondatore di
una scuola di pensiero che pratica nell’indagine
demoscopica una sintesi creativa fra
varie scuole, non e’ tuttavia pessimista e mi
ha fatto notare che circa il 20% di
quel 50% che non risponde non si rechera’ comunque
a votare. Tuttavia – mi dice il Otto
– la vera novita’ sta nella composizione e negli
orientamenti del restante 30%. Per essere
piu’ precisi, la maggioranza di quel 30%,
a differenza del passato, mostra disponibilita’ e attenzione a valutare le posizioni dello
schieramento che aveva avversato nelle
precedenti elezioni politiche. In Lombardia,
in particolare, che vale elettoralmente poco
meno di 1/5 degli aventi diritto di voto a livello
nazionale, rileviamo nei sondaggi e
nei focus group postprandiali una crescente
insofferenza nei confronti di una situazione
di sterile contrapposizione tra i due
schieramenti. Ma soprattutto cresce, al di la’
delle contingenze, il fastidio e a volte l’insofferenza
nei confronti dei due leader, Romano
Prodi e Silvio Berlusconi. Entrambi – sosteneva,
ad esempio, una stimata notaia milanese
che aveva votato nel 1994, 1996 e 2001
per Forza Italia ad una cena dopo un concerto
alla Scala – mi sembrano bolliti. Il loro
confronto mi sembra sempre di piu’ quello
di due pugili suonati, che non hanno piu’
forza, ma che continuano a spingersi sul
ring, e non si accorgono che la gente sta abbandonando,
delusa, i propri posti.

Ho voluto riportare letteralmente il pensiero
dell’illustre collega in quanto la novita’
arriva, in Lombardia, dall’annunciata
decisione del Governatore Roberto Formigoni
di correre con il sostegno, oltre che della
Casa delle Liberta’, di una propria lista, la
cui collocazione ed identita’ ben rappresentata
dalla decisione di portare in Giunta,
come indipendente, l’ex sindaco di Milano
Piero Borghini e non solo visto che si parla di
altri autorevolissimi politici di grande esperienza
quali un altro ex sindaco socialista di
Milano Carlo Tognoli e di ruoli di grande visibilita’ nella formazione della campagna
elettorale e dei suoi temi di maggiore calore
per altri intellettuali di area del centro
riformista quali Sergio Scalpelli, Nuccio Abbondanza – gia’ presidente per decenni dell’Istituto Nazionale per la cura dei tumori,
del prof Umberto Veronesi – gia’ stretto collaboratore
di Nuccio Abbondanza – e della biologa
Antonietta Marais Quagliarulo ora impegnata
all’estero ma in procinto di tornare.

Sulla capacita’ di intercettare questa fascia di elettorato del centro riformista,
liberale, democratico, in
Lombardia assolutamente centrale, come
dimensione e come capacita’ di esercitare
egemonia e fare senso comune sul resto della
popolazione, si giocano le possibilita’ di
successo della lista Formigoni e la conseguente
possibilita’ del Governatore di far valere
una leadership dentro Forza Italia, a livello
nazionale e, contemporaneamente,
dotarsi di un’autonoma forza, da spendere
dentro i futuri scenari dell’incerto bipolarismo
italiano. Soprattutto quando suonera’
il gong sul ring del match Berlusconi-Prodi.

L’intuizione e le chance di Formigoni sono,
peraltro, gia’ confermate da sondaggi riservati
che stanno sui tavoli dei suoi collaboratori,
ma anche su quello del Premier
Berlusconi ad Arcore. Senza la lista Formigoni
la Casa delle Liberta’ – in Lombardia deficitaria
anche per la deficienza nel rapporto
fondamentale con la Lega, puo’ contare solo
sulla maggioranza relativa dei consensi,
con il Centrosinistra, al momento ancor privo
di candidato, a 4-5 punti di distanza e,
dunque, con un distacco non proibitivo se
riuscisse a tirar fuori dal cilindro un candidato
credibile e popolare.
Con una lista Formigoni, invece, il Centrodestra
si assesterebbe su una solida maggioranza
assoluta e, come ha affermato perentorio,
davanti ad un caldo piatto di casseola, il carissimo dott. Sacher: “Keine
Konkurrenz” ovvero “non ci sarebbe trippa
per gatti”, come si usa dire a Roma.

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