BERLUSCONI, DOPING ELETTORALE SUICIDA

20 Febbraio 2004, di Redazione Wall Street Italia

A che cosa punta Silvio Berlusconi? Escludendo che si tratti di doping, bisogna cercare una razionalità in questo nuovo look elettorale. Lo sapevamo populista, ma qui c’è qualcosa di più. Ieri Berlusconi ha parlato più o meno come un girotondino, dando del ladro a tutti i politici, tranne uno, che pur essendo sceso in campo dieci anni fa continua a ritenersi un outsider. Così l’uomo che ha più barche e ville d’Italia accusa i suoi concorrenti di avere barche e ville (a proposito, dove sono finite le scarpe?). Le sue barche e ville sono frutto di sudore, le altre inevitabilmente di affari sporchi.

Finché Berlusconi dice che evadere tasse troppo alte è moralmente accettabile, fa del populismo: dice cioè una cosa che piace al popolo, ma configura, seppure in maniera impropria, un giudizio politico. Quando invece dice che lui è l’unico, e che le critiche, da qualunque parte provengano, non sono legittime, travalica il campo della competizione politica, e chiede all’elettorato un’ordalia, un giudizio cioè non più basato sulla qualità di governo ma sulla qualità personale e morale. E’ lo stesso ragionamento – rovesciato – di chi dice che per le sue qualità personali e morali Berlusconi non è legittimato a governare.

Per chi non è d’accordo né con il primo né con il secondo ragionamento, per tutti coloro che aspirerebbero a vivere in una normale democrazia dell’alternanza, il nuovo Berlusconi chiude drammaticamente ogni spazio. Vale per l’opposizione, che viene così spinta a rifiutare ogni dialogo, e vale per gli alleati di maggioranza.

Non a caso è stato Follini, ieri, il primo a reagire. L’impressione è che sia una strategia suicida per la coalizione di centrodestra. Evidentemente Berlusconi si sente il fiato sul collo della lista Prodi, e pensa che per rispondere debba disarcionare tutti, per correre allo stato brado. Sembra però improbabile che questa strategia possa aver successo se condotta da Palazzo Chigi, dopo tre anni di governo.

Potrebbe invece allontanare un elettorato moderato che chiede risultati, non risse. Potrebbe finire con l’avvantaggiare la parte moderata dell’opposizione e la parte moderata della maggioranza, cioè l’Udc di Follini. Quel che è certo è che, impostata così, la campagna elettorale delle europee diventa davvero un giudizio di Dio, quasi innappellabile.

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