Berlusconi: ‘Dimissioni dopo legge di stabilità. Non ho la maggioranza’. Disfatta alla Camera

8 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – (di Yasmin Inangiray) Silvio Berlusconi non ha più la maggioranza alla Camera. I numeri sul rendiconto dello Stato approvato oggi dall’aula di Montecitorio, solo perché le opposizioni hanno deciso di non partecipare al voto, parlano chiaro: 308 voti a favore dell’esecutivo contro 321. Quota a cui arriverebbero tutte le opposizioni più i frondisti della maggioranza che oggi non si sono presentati a votare. Un risultato che lascia pochi margini di manovra al premier che, dopo un vertice a palazzo Chigi, si reca al Quirinale e dopo un faccia faccia con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano garantisce che annuncerà le dimissioni subito dopo il varo della legge di stabilità.

La road map che il Cavaliere ha in mente, e che annuncia in diverse interviste televisive, conferma quanto ripetuto ai suoi fedelissimi nei giorni scorsi: “Dopo di me vedo solo le elezioni, il Parlamento è paralizzato”, mette in chiaro il capo del governo precisando però che “la scelta è nelle mani del Capo dello Stato”. Nessuna ipotesi viene scartata si spiega dal Quirinale. Nella nota con cui la presidenza della Repubblica spiega i contenuti dell’incontro con Berlusconi, si precisa tra l’altro: “una volta che il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato, il Capo dello Stato procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione”. Insomma, per Napolitano ogni soluzione è aperta, anche l’ipotesi di un altro governo nel caso ci fosse una nuova maggioranza pronta a sostenerlo.

L’idea di un esecutivo tecnico, magari affidato a Mario Monti, così come un governo guidato da un altro esponente del Pdl (Letta o Alfano sono i nomi che circolano da ormai diverso tempo) viene bocciata dal Cavaliere così come dallo stato maggiore del partito: “Dopo Berlusconi, qualunque altra opzione, senza Berlusconi premier non sarebbe fattibile né accettabile nel rispetto del mandato elettorale del 2008”, precisa Altero Matteoli. Stesso ragionamento che fa Maurizio Lupi: “L’unica soluzione è il voto anticipato”. L’obiettivo del capo del governo sarebbe quella di arrivare allo scioglimento delle Camere per poi andare al voto proponendo come candidato premier il segretario del Pdl Angelino Alfano.

Un progetto che avrebbe ricevuto l’ok della Lega Nord che vede col fumo negli occhi lo spettro di un “governissimo” guidato da un tecnico come Monti con l’appoggio di tutte le opposizioni e di una fetta consistente del Pdl. E questo anche perché la preoccupazione che attanaglia il partito di via dell’Umiltà, dopo le defezioni dei frondisti, è quella di “una vera e propria emorragia” di parlamentari pronti ad accettare un esecutivo di transizione per evitare le urne. Disponibile a tale soluzione è il leader del Pd Pier Luigi Bersani. Il segretario democratico chiede che il capo del governo acceleri la formalizzazione delle dimissioni e rilancia l’ipotesi di un esecutivo tecnico.

Pollice verso invece all’opzione Letta o Alfano: “Non sarebbe transizione ma continuazione”, mette in chiaro. Ipotesi condivisa anche dal Terzo Polo. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini chiama in causa direttamente il Cavaliere: “Sono convinto che Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell’Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale”. Chi evita di cantare vittoria è il leader dell’Idv Antonio Di Pietro preoccupato che Berlusconi possa mettere in atto “l’ormai famoso mercato delle vacche” recuperando i malpancisti come fece l’anno scorso sulla mozione di sfiducia del 14 dicembre.

STASERA VERTICE BERLUSCONI-PDL A PALAZZO GRAZIOLI – Nuovo vertice a palazzo Grazioli questa sera intorno alle 21. Dopo l’incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi ha convocato a via del Plebiscito i vertici del Pdl.

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OPPOSIZIONI, OK DIMISSIONI MA ORA GOVERNO TRANSIZIONE

di Cristina Ferrulli

Dopo tutti i tentativi messi in campo, alla fine la spallata al Governo da parte delle opposizioni non arriverà in Parlamento. La ‘road map’ concordata tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il premier Silvio Berlusconi, ‘congela’ infatti l’affondo deciso dalle minoranze, che erano pronte a presentare una mozione di sfiducia. Il confronto, invece, si sposta su come accelerare l’iter della legge di stabilità per impedire che il Cavaliere, dimettendosi a dicembre, chiuda le possibilità di un governo di transizione e punti al voto anticipato. Il Pd, addirittura, pur di chiudere gli spazi, annuncia con Bersani un suo possibile via libera al provvedimento – dopo comunque una “rigorosa” verifica – invocando al contempo la formazione di un governo di transizione. Una soluzione che raccoglie il convinto favore dell’Udc di Casini che, salutando la “via d’uscita” imboccata dopo l’incontro del Colle, entra in pressing su Berlusconi auspicando che ora abbia anche “la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale”.

Il film della giornata non ha però avuto sin dall’inizio un finale scontato. Per senso di responsabilità, chiesto dal Quirinale, il centrosinistra ha scelto di non partecipare al voto sul rendiconto consentendone così l’approvazione. Ma, prima dell’incontro al Colle, l’intenzione era di non fare nuovi ‘regali’ alla maggioranza, pianificando una mozione di sfiducia da votare quanto prima. “Noi non molliamo, Berlusconi si deve dimettere subito perché il paese non può aspettare 15 giorni”, assicurava nel pomeriggio Pier Luigi Bersani. E i numeri dei deputati della maggioranza che non hanno votato confermava la strategia dell’opposizione, altresì convinta che davanti al baratro altri parlamentari, contrari al voto, seguiranno. Certo, il leader del Pd era stato facile profeta osservando con i giornalisti che “Berlusconi è imprevedibile e quindi non si sa che cosa dirà a Napolitano”. L’esito dell’incontro al Quirinale spiazza l’opposizione che guarda con diffidenza alle mosse del premier: il sospetto è che a questo punto il premier cercherà di prendere più tempo possibile con il ddl stabilità per evitare la nascita di un nuovo governo. “Se approva la legge in una settimana – spiega un dirigente del Pd – va bene, altrimenti non ci facciamo prendere in giro per un mese perché é chiaro che lui vuole arrivare più in là possibile per poi andare al voto”. In serata lo stato maggiore del Pd si è riunito per valutare varie opzioni per accelerare le dimissioni. L’obiettivo è lavorare per allargare la base parlamentare per chiedere, quando ci saranno le consultazioni, un governo di transizione. “Noi per convenienza di partito – spiega Franceschini – dovremmo volere le elezioni visto che i sondaggi ci danno vincenti in ogni tipo di alleanza ma, siccome c’é un emergenza nel Paese, serve un governo di transizione che affronti le misure economiche e faccia una nuova legge elettorale”. Una posizione che non viene sposata però dal leader Idv Antonio Di Pietro , tornato a chiedere le elezioni che “sono il percorso migliore e immediato”. Della difficoltà dell’opposizione di concordare su una linea univoca sul governo di transizione è cosciente il leader Udc Pier Ferdinando Casini che, lasciando il Transatlantico dopo il voto, si limita ad un sibillino: “Non è ora di parlare, è ora di operare”.Nell’incontro al Quirinale fra il Premier Silvio Berlusconi e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera” ed “ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea”. Lo ha reso noto la Presidenza della Repubblica, sottolineando che “una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato” ed il capo dello Stato aprirà le consultazioni.

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Silvio Berlusconi si arrende. Dopo una giornata frenetica, il premier sale al Colle e annuncia: «Approviamo la legge di stabilità, poi mi dimetto». In un’intervista al Tg5 il Cavaliere spiega che per il futuro vede soltanto la possibilità di nuove elezioni. Berlusconi esce sconfitto dalla prova di forza alla Camera: il Rendimento passa, ma i sì sono solo 308, mentre gli astenuti sono 321. In undici hanno fatto mancare il voto al premier. «Traditori», dice lui.

21,00 – Bosssi: ora che succede? Chiedete a Napolitano
Umberto Bossi chiama in causa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre risponde ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono cosa accadrà dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi. «Finirete come me», scherza con i cronisti prima di essere interrotto dalla domanda di un giornalista della tv inglese I-tv: «Fategli intervistare il presidente della Repubblica», prosegue il senatur prima di entrare in automobile per raggiungere Palazzo Grazioli.

20,46 – Berlusconi: non è pensabile un governo con chi ha perso le elezioni
La fase che si aprirà dopo l’approvazione della legge di Stabilità e le dimissioni del premier attiene «alle responsabilità del Presidente della Repubblica che aprirà le consultazioni», ma «la situazione di questo Parlamento, che è stata fotografata oggi» dal voto sul Rendiconto di oggi in Parlamento «conferma la fotografia esatta della realtà: non sarebbe pensabile dare responsabilità di governo a chi ha perso le elezioni, in democrazia si fa così». Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo in diretta telefonica al Tg1.

20,32 – L’intervista del premier al Tg5
«Dopo il varo della legge di stabilità ci saranno le mie dimissioni in modo che il capo dello Stato possa aprire le consultazioni e decidere sul futuro: non spetta a me» decidere cosa dovrà succedere, «ma io vedo solo la
possibilità di nuove elezioni» perchè ora «il Parlamento è paralizzato». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, in una intervista al Tg5.

19,50: Berlusconi : prima la legge di stabilità poi mi dimetto
Dopo l’approvazione della legge di stabilità, Silvio Berlusconi rassegnerà le dimissioni. «Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano -si legge in una nota- ha ricevuto questa sera in Quirinale il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta. All’incontro ha partecipato il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra». «Il presidente del Consiglio -si legge- ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera ; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea». «Una volta compiuto tale adempimento, il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione», conclude la nota.

19,37 – Berlusconi lascia il Quirinale
Terminato al Quirinale l’incontro tra Napolitano e Berlusconi. L’incontro è durato poco meno di un’ora. Berlusconi, che era accompagnato da Letta, è uscito in macchina senza rilasciare dichiarazioni ma, mentre parlava al telefono, ha salutato con la mano i fotografi e cameraman disposti in fila all’ingresso del Quirinale.

19,23 – Ferrara: Berlusconi non sa bene che cosa fare
“Ho parlato con Berlusconi: è incerto. Non sa bene che cosa fare”. Lo ha detto il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, ospite del Tg3. “La sua natura – ha aggiunto – gli consiglia di fare una cosa giusta: di fare appello alle opposizioni per il varo di misure anticrisi perché c’è un assedio, un’aggressione anche eterodiretta al debito pubblico italiano. Un appello alle opposizioni per il varo delle misure per decreto o attraverso un maxiemendamento al ddl stabilità e poi dare la disponibilità a dimettersi in cambio di una prova di maturità del nostro sistema politico. Cioè in cambio delle urne”.

19,04 – Versace: il vero traditore è Berlusconi
«Il programma del Pdl era la riduzione della pressione fiscale e della spesa pubblica; la riforma della giustizia; l’abolizione delle provincie; investimenti e rilancio del Sud e in generale crescita del Paese. Quante di queste cose sono state fatte? Nessuna. Quindi il vero traditore è a Palazzo Chigi!». Così Santo Versace risponde all’accusa di ’tradimento’ che gli arriva dal premier e dalla maggioranza dopo il voto di oggi che ha visto il centrodestra a quota 308.

18,45 – Berlusconi sale al Colle

18,40: Bossi: Berlusconi decide al Quirinale cosa fare
«Aspettiamo qualche minuto. Berlusconi decide al Quirinale cosa fare». Umberto Bossi, lasciato il vertice a palazzo Chigi col presidente del Consiglio, risponde così a chi gli chiede se Berlusconi salirà al Quirinale con l’intenzione di dimettersi.

18,30 – Di Pietro: ora il voto anticipato
«Ora le elezioni anticipate». Antonio Di Pietro torna sul suo cavallo di battaglia degli ultimi mesi dopo aver aperto a all’ipotesi di un governo di larghe intese.

18,20 – Sacconi: verifica di maggioranza con voto di fiducia
La verifica della maggioranza deve essere fatta con un voto di fiducia: questo il parere del il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

18,14 – Rosy Bindi: se Berlusconi non si dimette, presenteremo mozione di sfiducia
‘C’è stata soddisfazione nel verificare che i nostri pronostici sono stati superati in senso positivo. Ci sarebbe stata un’esultanza se considerassimo il presidente del Consiglio rientrante in canoni normali: mi risulta che invece stia ancora tergiversando e non intenda trarre le conseguenze che sarebbe logico trarre, cioè le dimissioni. Se non lo farà continueremo a incalzarlo. Una mozione di sfiducia? Stiamo lavorando in questo senso”, ha detto Rosy Bindi.

17,56 – Fonti della maggioranza: “Berlusconi al Colle alle 18,30”
Il presidente del Consiglio è riunito con i dirigenti di governo e maggioranza a palazzo Chigi per fare il punto della situazione dopo il voto sul rendiconto dello stato. A quanto si apprende da fonti di maggioranza alle 18,30 salirà al Quirinale per discutere del voto di oggi e non per dare le dimissioni.

17,50 – Destro: Berlusconi non può chiamarci traditori
«Berlusconi non può assolutamente chiamarci traditori. Noi lo abbiamo sostenuto dal 2008 sino ad oggi. Farebbe bene e riflettere su chi siano stati invece i veri traditori…». Giustina Destro, ex parlamentare del Pdl, commenta così con il cronista il voto di oggi e l’accusa di «tradimento» che le arriva dai colleghi.

17,46 – Lupi: verificare la maggioranza altrimenti si vada a votare
«Il dato che emerge oggi è che questa opposizione non è in grado di sfiduciare il governo. Ora, però, dopo il voto di oggi il primo dovere di Berlusconi e del governo è verificare se c’è una maggioranza solida per poter approvare le misure economiche». Così il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, commenta con i giornalisti le prossime mosse. «Se – conclude Lupi – non c’è nessuna delle due possibilità, allora l’unica strada sono le elezioni anticipate».

17,40 – Il biglietto scritto dal premier: 8 traditori. E poi anche la parola dimissioni
Un biglietto, scritto a mano dal premier Silvio Berlusconi, rubato dall’obiettivo di diversi fotografi presenti in Aula alla Camera. Politicamente interessante il contenuto: è indicata la scritta “308”, con accanto un commento che farà discutere, “-8 traditori”, pari al numero di parlamentari che si sono sfilati dai 316 dell’ultima fiducia. Poi la scritta rileva le opzioni in campo: “prendo atto, rassegno le dimissioni”, “presidente della Repubblica”, voto e “una soluzione” e “ribaltone”.

17,30 – Casini: basta parlare, è il momento di operare
“Non è più il momento di parlare, è il momento di operare”. Lo scrive il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, su Twitter.

17,25 – Bondi: andiamo al voto
“Tutti in questo momento, sia l’opposizione che la maggioranza, dovrebbero indicare come strada maestra quella delle elezioni anticipate”. Lo sottolinea, in una nota, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi.

17,18 – Berlusconi: “Mi hanno tradito”
Forte delusione per chi si è astenuto e amarezza per chi non si è nemmeno presentato. Il primo commento di Silvio Berlusconi al voto sul rendiconto generale dello Stato è di stupore: mi hanno tradito, ma questi dove vogliono andare?, ha chiesto ad un gruppo di esponenti del Pdl riuniti attorno ai banchi del governo nell’emiciclo, leggendo i nomi degli undici che non hanno votato. Il premier non si aspettava, riferisce chi gli ha parlato pochi secondi dopo l’esito delle votazioni, che la maggioranza sarebbe andata sotto i 310. Bisogna capire cosa fare, ha sostenuto il Cavaliere, ma io non mi abbatto, voglio andare avanti.

17,10 – Donadi dell’Idv: se fosse un film, saremmo arrivati al “the end”
“Se questo governo fosse un film, saremmo al ‘the end’. Berlusconi si faccia da parte e rimetta il Paese in condizioni di sperare”. Lo afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, che aggiunge: “Il governo non esiste da tempo e non si capisce cosa stiano a fare ancora lì. E’ il momento di mettere da parte i pur legittimi interessi di partito o di posizione per dare all’Italia una maggioranza in grado di affrontare la crisi economica e dare risposte ai cittadini”.

17,00 – Riunione a Palazzo Chigi
Dopo l’arrivo di Silvio Berlusconi che si è riunito con il segretario Gianni Letta a Palazzo Chigi sono arrivati diversi esponenti del centrodestra fra questi: il ministro dell’Interno Roberto Maroni, quello della Semplificazione Roberto Calderoli e il segretario del Pdl Angelino Alfano.

16,50 – Vertice terminato, Berlusconi lascia Montecitorio
È terminato alla Camera vertice Pdl-Lega con Silvio Berlusconi subito dopo il voto sul rendiconto. Il premier ha lasciato Montecitorio senza dichiarazioni alla stampa.

16,48- La Russa: Berlusconi andrà da Napolitano
«Sicuramente il presidente Berlusconi parlerà con il Presidente della Repubblica. Nessuno sottovaluta il voto di oggi». Lo dice Ignazio La Russa dopo il voto sul rendiconto.

16,41 – Crosetto: sono i numeri che avevamo previsto
«Sono esattamente i numeri che avevamo previsto questa mattina. Non c’è nulla di nuovo, nessuna sorpresa». Commenta così il voto alla Camera sul Rendiconto generale dello Stato, il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, conversando in Transatlantico con i giornalisti. Quanto alle richieste di dimissioni da parte del Pd, Crosetto commenta dicendo che «tanto il Pd sono quattro o cinque mesi che continua a chiederle».

16,34 – Berlusconi ai suoi: decidiamo subito cosa fare
Ragazzi, stringiamoci e decidiamo subito cosa fare. Sono queste le parole che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe riferito ai suoi subito dopo la proclamazione del voto sul rendiconto dello Stato e prima di riunire i vertici di maggioranza alla Camera.

16,30 – Riunione straordinaria Berlusconi-Bossi-Tremonti-Maroni.
Presso la Sala del Governo riunione straordinaria a cui partecipano il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed i ministri Umberto Bossi, Giulio Tremonti e Roberto Maroni.

16,29 – Ecco gli 11 “dissidenti”
Sono undici i deputati di area centrodestra che oggi non hanno partecipato al voto sul Rendiconto generale dello Stato. Si tratta dei deputati del Pdl Roberto Antonione, Fabio Fava, Gennaro Malgieri, Giustina Destro, più Alfonso Papa (agli arresti domiciliari). Assenti al voto anche gli esponenti del Misto Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D’Alcontres e Santo Versace. Si è invece astenuto Franco Stradella, del Pdl.

16,20 – Berlusconi controlla il tabulato dei voti
Il presidente del Consiglio, subito dopo il voto, si è messo a controllato il tabulato dei voti che gli è stato consegnato dalla sottosegretaria Laura Ravetto. Ora tutti i ministri sono intorno al premier per controllare chi ha votato a favore e chi non ha votato per il Rendiconto finanziario dello Stato. Subito dopo il voto Berlusconi ha rivolto qualche parola al ministro dell’Interno Roberto Maroni.

16,16 – Bersani: Berlusconi si dimetta
«Questo voto ha certificato su un atto dirimente per la governabilità del paese che il governo non ha la maggioranza in quest’aula», dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, prendendo la parola in Aula alla Camera subito dopo il voto sul Rendiconto.

16,04 – Sì al rendiconto
Ok al rendiconto: ma la maggioranza si ferma a 308. Alla fine sono 321 i non votanti e un solo astenuto.

15,47 – La Carlucci in aula non degna di uno sguardo gli ex colleghi
La parlamentare Gabriella Carlucci, ex Pdl ora nell’Udc, è entrata nell’aula della Camera senza degnare neanche di uno sguardo gli ex colleghi berlusconiani e ha preso posto alla destra di Lorenzo Cesa, tra gli scranni dei centristi.

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Roma – Il governo ha ottenuto il voto che voleva sul rendiconto finanziario del 2010, ma Berlusconi non puo’ contare piu’ sulla maggioranza assoluta. I voti a favore sono stati 308, contro i 316 richiesti per avere la maggioranza assoluta. L’opposizione si e’ presentata compatta in aula optando pero’ per l’astensione: 321 i voti non pervenuti.

Il mercato italiano ha reagito riducendo notevolmente i guadagni, mentre l’euro ha chiuso la giornata di contrattazioni scendendo sotto quota $1,38 e registrando una performance piatta nei confronti del dollaro. Berlusconi e’ sembrato incredulo e subito dopo ha chiesto il tabulato per conoscere i nomi di chi ha deciso di non votare e schierarsi di fatto contro il governo e con l’opposizione. Immediata la reazione del commissario economico agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, che ha ammesso di vedere ora la situazione economica italiana “molto preoccupante”. Il riferimento è al continuo balzo che i rendimenti dei titoli di stato italiani stanno segnando ormai da giorni.

Oggi Gianni Letta, Alfano e Ghedini sono andati a Palazzo Grazioli. Ordinato un vertice notturno: “Decisione tra 24 ore”. Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha chiesto al premier di farsi da parte, proponendo il suo delfino Angelino Alfano come sostituto in testa all’esecutivo.

Ora davanti al premier, che giorno dopo giorno sta perdendo pezzi e alleati, si aprono solo tre strade percorribili: chiedere il voto di fiducia, rassegnare le dimissioni, oppure proporre un nuovo primo ministro. Vista la sua ostinazione, e’ probabile che si verifichi la prima ipotesi.

Sicuramente salira’ al Quirinale a rendere conto a Napolitano della situazione, dicendogli cosa intende fare, come gli ha subito suggerito di fare il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Il punto politico e’ che qualunque cosa si decida al vertice di queste ore, Berlusconi e’ deciso a fare terra bruciata sull’ipotesi del governo di larghe intese.
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Anche se va sottolineato che nel foglietto di appunti fotografato in esclusiva dall’Ansa, compare anche questa come ipotesi: sotto la riga “308 – 8 traditori”, Berlusconi ha annotato nell’ordine:

– ribaltone (ovvero cambio di maggioranza, NdR)
– voto (di fiducia, NdR)
– dimissioni.

Ancora piu’ sotto le due righe conclusive:
– “Pres. Repubblica”
– “una soluzione”.

Di elezioni e solo di elezioni vorrebbe parlare il premier in caso di caduta dell’esecutivo. Probabilmente pero’, senza lui come candidato.