Berlusconi-Dell’Utri: le nuove rivelazioni dell’ex DC Cartotto

17 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Per due volte si era negato esibendo genericamente “impegni precedentemente fissati”. Adesso Silvio Berlusconi avrà quindici giorni, dal 20 agosto al 5 settembre, per comparire davanti ai magistrati della procura di Palermo ed essere interrogato come testimone nell’indagine sulla presunta estorsione subita da Marcello Dell’Utri. E se anche questa volta Berlusconi dovesse sottrarsi, come ha già fatto il 13 agosto, i pm valuteranno la possibilità dell’accompagnamento coatto, una misura che per un parlamentare deve prima avere il via libera dalla Camera dei deputati.

L’ex premier dovrà spiegare ai pm i motivi di quei “prestiti infruttiferi” da decine di milioni di euro concessi senza battere ciglio al sodale di una vita negli ultimi anni. Oggetto dell’interrogatorio sarà anche l’acquisto da parte di Berlusconi della splendida villa sul lago di Como di Dell’Utri, effettuato proprio alla vigilia della sentenza della Cassazione, che avrebbe potuto condannare il senatore del Pdl a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa nostra. E mentre Berlusconi è impegnato a scegliere una data libera per andarsi a sedere davanti ai magistrati palermitani, dal passato potrebbe emergere qualche scampolo di luce che illuminerebbe la sua misteriosa epopea finanziaria.

A fornire rivelazioni inedite sui primi finanziatori di Berlusconi è Ezio Cartotto, l’ex democristiano arruolato da Dell’Utri per costruire Forza Italia poco dopo l’assassinio di Salvo Lima, il 12 marzo 1992. Già alla fine degli anni ’90 il politologo milanese aveva raccontato ai magistrati di confidenze ricevute dal finanziere Filippo Alberto Rapisarda: pacchi di soldi “spediti da Palermo negli anni ’70 e divisi con Dell’Utri”. All’epoca la testimonianza di Cartotto era rimasta senza riscontri, ma adesso il politologo, in un’intervista concessa all’Espresso in edicola da oggi, sostiene di custodire in un vecchio baule documenti inediti, consegnati ai magistrati di Firenze che dimostrerebbero il suo racconto.

All’origine di tutto la Banca Rasini, l’istituto di credito in cui lavorava il padre di Berlusconi, e da cui l’allora giovane imprenditore ottenne i primi prestiti. “La banca fondata dai nobili Rasini – spiega Cartotto – fu acquistata nei primi anni ’70, tra lo stupore generale, da un certo Giuseppe Azzaretto, un affarista di Misilmeri, periferia di Palermo”. Secondo Cartotto “ufficialmente la Rasini era di Azzaretto padre e di suo figlio Dario, ma in realtà era controllata da Andreotti. Era la sua banca personale. C’è un riscontro che nessuno sa: Andreotti andava in vacanza tutti gli anni nella villa degli Azzaretto in Costa Azzurra. Di questo ho la certezza. Per verificare le mie fonti, ho fatto in modo che Sergio, l’altro figlio di Azzaretto, incontrasse a Roma il nipote di Andreotti, Luca Danese. Si sono visti davanti a me. Baci e abbracci.

Si dicevano: Ti ricordi quando giocavamo insieme… Detto questo, basta ragionare: la Cassazione, con la sentenza di prescrizione, ha stabilito che fino al 1980 Andreotti è stato il referente politico dei più ricchi boss di Cosa nostra. E a quel punto chi ha comprato, o si è intestato, la Rasini? Nino Rovelli, l’industriale legatissimo ad Andreotti, ma anche all’avvocato Cesare Previti”.

Nel baule che Cartotto custodiva in soffitta “per poter dimostrare che Berlusconi ha raccontato bugie fin dall’inizio”, anche documenti che riguarderebbero “un aumento di capitale per Milano2”. Secondo la relazione di Francesco Giuffrida, consulente della procura di Palermo che negli anni ’90 indagava sui flussi finanziari all’origine delle fortune di B, in otto anni affluirono nelle holding Fininvest 113 miliardi di lire dell’epoca. Cartotto è stato recentemente interrogato anche dai pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia.

Il 25 novembre scorso viene intercettato dalla Dia mentre cerca di comunicare a Berlusconi della convocazione ricevuta dai magistrati palermitani: “Credo – dice Cartotto alla segretaria di Berlusconi – che riguardino sempre quel famoso problema degli accordi tra la mafia, ecco, io non riesco a capire perché questi signori si ostinino a chiedere a me cose che io non sono assolutamente in grado di sapere… Né in un senso, né in un altro”.

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