BERLUSCONI BIS: SENZA CHECK UP
IL MALE SI AGGRAVA

24 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Come diceva Tom Paine, per un liberale il governo è un male inevitabile, l’essenziale è che non diventi intollerabile. La stella sotto cui nasce il Berlusconi bis non fa credere che sarà molto facile, evitare il peggio. Le elezioni anticipate non le ha volute per davvero nessuno. Non le ha volute il premier, convinto che il futuro possa riservare qualcosa di comunque preferibile a una battaglia finale oggi per lui troppo incerta, e che pure molti dei suoi gli consigliavano prima di un’ulteriore e inevitabile impolverarsi del suo ormai claudicante carisma personale.

Non le ha volute Fini, che pure aveva dovuto incassare un pesante voltafaccia del premier nel suo primo colloquio da Ciampi. Non le ha volute Follini malgrado le sue interviste, anche se con la sua uscita dalla compagine mette a verbale per così dire un ulteriore capitolo del superamento del berlusconismo. Non le ha volute la Lega, perché a guidare le elezioni sarebbe stato Berlusconi senza consentire al partito di Bossi di sfilarsi in nome magari della riforma costituzionale tradita.

E non le ha volute a guardar bene e a dirla tutta nemmeno il Quirinale, che oggettivamente poteva e forse doveva far pesare con maggior vigore la spada di una considerazione accigliata degli interessi del paese, seriamente messi a rischio da un ulteriore anno di logoramento.

Ieri l’Economist, che certo non simpatizza per il premier, presentava la vicenda come un’opera comica. Ma al contempo aveva accenti seri, accostando la crisi di Berlusconi a un problema che attraversa tutta l’Europa continentale, dalla Francia che minaccia di respingere il trattato costituzionale alla Germania che rimprovera a Schroeder la riforma del welfare: c’è un’ondata contraria al modello basato su mercati e individui, inutile non tenerne conto.
Ma non risulta ci sia vi sia sia traccia di questa riflessione, nella nascita del Berlusconi bis.

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