BERLUSCONI:«ALLA GENTE NON GLIENE FREGA NIENTE»…

7 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Silvio Berlusconi sta cercando di farsene una ragione. Comunicativamente parlando, aveva appena inaugurato la stagione delle «passeggiate romane» (bagni di folla, pacche sulle spalle, eccetera), ma dopo l’episodio del treppiede dovrà rinunciarvi. Almeno questo consigliano i servizi di sicurezza, e lui per qualche tempo (quanto tempo?) obbedirà. Il Cavaliere continuerà a comparire in pubblico ma evitando contatti con la gente comune. Perciò, ad esempio, sarà a fine mese al Palacongressi di Roma per la due giorni di Alleanza Nazionale sul decennale della fondazione del partito. O a febbraio, al congresso dell’Udc. Luoghi, insomma, che gli 007 possono controllare e platee che dopo le nomine governative di Gianfranco Fini e Marco Follini dovrebbero accoglierlo con calore.

Intanto, il premier ha propagandisticamente capitalizzato in pieno il perdono a Roberto Dal Bosco, inaugurando un’improvvisata stagione buonista, che però Pier Ferdinando Casini rischia di rovinargli dapprincipio. Domenica il presidente della Camera sarà nello Sri Lanka per visitare alcune zone colpite dal maremoto. Sì facendo, come un anno fa quando andò per primo a Nassiryia, Casini ha bruciato sul tempo sia Fini sia Berlusconi, il quale stava già programmando (e continua a programmare, l’agenda è quasi chiusa) un viaggio in Asia, tra le capitali di Indonesia e Thailandia.

La strategia berlusconiana in vista delle regionali è infatti definita: occupare tutti, ma proprio tutti, gli spazi mediatici possibili, esclusa la tv. Il premier sta anche finendo di mettere a punto la macchina del partito: adesso si parla di un clamoroso ritorno di Gianni Pilo e della valorizzazione, finora sempre rinviata, di Gianfranco Miccichè. Fatto sta che il Cavaliere tenterà di promuovere iniziative non solo visibili ma anche concrete, e mentre il centrosinistra discute di faccende che – ha spiegato il premier ai suoi collaboratori – «sono aria fritta per la gente comune che vota e non gliene frega niente della Fed o della Gad o della Fegad. Ma proprio perché loro stanno suicidandosi, noi non dobbiamo mollare. Anzi, bisogna portarli per mano all’eutanasia».

E così si inquadra la scelta, apparentemente estrema, di costituire il governo davanti alla Corte Costituzionale contro i referendum sulla procreazione assistita. Certo, c’è qualche malumore tra i laici del Polo. Eppoi è certo, anzi certissimo, il respingimento delle tesi berlusconian-governative da parte della Consulta, anche se permane qualche timore per la cancellazione del quesito voluto dai radicali, quello che cioè chiede l’abrogazione totale della legge sulla fecondazione. «Però ciò che contano sono i risultati», ha spiegato il premier.

E i risultati, nel suo schema, dovrebbero essere: «Intanto, fissiamo un paletto che dice: noi stiamo e staremo con la Chiesa» (chiaro che il Cavaliere vuol pure prendersi i voti della suddetta Chiesa). Inoltre, «quando il referendum non raggiungerà il quorum, potremo dire che avevamo ragione noi». Infine, «è vero che dalle nostre parti c’è qualcuno che si lamenta, però aspettate qualche giorno e anche sulla fecondazione ne vedrete delle belle nel centrosinistra. Fassino è a favore del referendum e tutta la sinistra estrema pure. Urlano mentre Rutelli e Prodi stanno zitti, perché loro due sono contro il referendum. Ma prima o poi nella Fegad si scanneranno anche su questo».

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