BERLUSCA
TORNA AL MARE,
NULLA PER FINI

15 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Riaccendendo gli interrogativi sulla sua salute, il premier dopo la visita lampo a Roma è ripartito per la Sardegna, per continuare il periodo di riposo iniziato quasi un mese fa, e ha lasciato alla coppia di vertice di Forza Italia, Bondi e Cicchitto, con la supervisione di Tremonti, il compito di continuare la fase di pre-verifica apertasi martedì scorso, nello stesso giorno della sentenza sul lodo Maccanico, quando Berlusconi ha ricevuto a Palazzo Grazioli, uno dopo l’altro, Bossi (accompagnato dal ministro dell’Economia), Fini e Follini.

Agli alleati il Cavaliere sarebbe sembrato dimagrito ma per nulla turbato dal pronunciamento della Consulta; anzi, per spazzare via il sospetto di voler ribaltare tutto e puntare sul voto anticipato, avrebbe fatto capire di voler invece adottare una linea prudente, senza toni barricaderi sulla giustizia. Niente cedimenti, invece, sulla verifica.

In pratica, e in particolar modo al subgoverno Fini-Follini, il premier avrebbe ribadito le cose trapelate nelle scorse settimane: «Non voglio sentir parlare di verifica, piuttosto sono pronto ad accogliere tutti i vostri suggerimenti, ma di governo-bis non si parla, voglio battere il record di Craxi per il governo più lungo. E Tremonti non si tocca, è il migliore ministro che abbiamo, ce lo invidiano tutti, Chirac me lo dice sempre». Con la stessa determinazione, poi, il premier avrebbe anche spiegato che non intende fare passi indietro sulla modifica della par condicio e l’election day per il 13 giugno.

Ragionamento a parte, invece, per l’ipotesi di un listone del centrodestra alle europee. La prospettiva è legata a doppio filo all’esito della verifica, ma se non ci sarà quel grosso rimescolamento che il subgoverno desidera allora ognuno correrà per conto suo, con la notevole incognita della candidatura di Berlusconi che gli alleati sconsigliano perché la giudicherebbero «concorrenza sleale», al pari di quella dei governatori azzurri.

In una cornice del genere, allora, il subgoverno si preparerebbe a incassare, riferisce una fonte informata dei centristi, «una verifica con risultati scarsissimi, prossimi allo zero». E a pagare il prezzo maggiore sarebbe soprattutto An, non l’Udc che invece non disdegnerebbe di giocarsi la propria partita dopo le europee. Di conseguenza, in questo momento, la posizione più delicata e difficile, dopo la mossa del premier, sarebbe quella di Fini, che sulla verifica, fanno sapere da An, «si è esposto più di tutti, con una relazione di due ore all’assemblea nazionale».

Tuttavia, il vicepremier non avrebbe alcuna voglia di minacciare l’appoggio esterno, come gli ha chiesto il partito nel caso di una «verifica non seria», e paradossalmente potrebbe uscire dall’angolo grazie all’odiato Tremonti, vero nodo del chiarimento in corso. Se il ministro dell’Economia dovesse infatti mantenere il nuovo profilo assunto in questi giorni, fatto di grande disponibilità e meno spigolosità, allora è probabile che la verifica si concluderà molto presto, forse già in questa settimana, con un compromesso che accontenterebbe sia Tremonti (e la Lega) sia Fini.

In sostanza, al vicepremier sarebbe riservato un ruolo di peso nella gestione economica del paese: o riesumando la cabina di regia (che però non si chiamerà così), comprese le competenze sul Mezzogiorno, oppure con la presidenza del Cipe, il comitato per la programmazione economica.

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