BENZINA
PER IL TORO

3 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
È qui la festa? All’improvviso, cogliendo di sorpresa chi ama le statistiche (settembre, il mese in cui «cadono» i titoli) e chi scrutava i cieli della geopolitica e delle banche centrali (rischi di shock petroliferi da uragano o da Teheran, squilibri valutari, strette monetarie e fiscali), il Toro ha deciso che era arrivata la stagione dei primati: Wall Street ha superato (almeno nell’intraday) le vette del gennaio 2000, punto culminante della Bolla e l’Europa segue a ruota.

Piazza Affari è in fondo al plotone (+9,8% da gennaio) per due motivi: l’effetto del caso Telecom, rimasta al palo mentre nel resto del Continente le tlc hanno guidato il rally; il notevole peso dei petroliferi, Eni in testa. E proprio il ribasso del greggio (e delle altre commodity) ha ridato ossigeno al resto del mercato. Ma anche per il listino italiano, non è da escludere uno sprint fuori stagione.

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MENO OIL, PIÙ PIL. La chiave per interpretare il rally sta proprio in questo slogan, adottato da B&F a inizio luglio, quando, al di là dei venti della crisi libanese, si moltiplicavano i segnali di inversione del mercato. «Oggi – conferma Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank – il greggio disponibile è più che abbondante. Per alcuni prodotti, tipo il gas, addirittura ci sono seri problemi di stoccaggio». Nel prossimo futuro, insomma, è difficile ipotizzare un duraturo forte balzo in avanti dei prezzi.

Tony Dolphin, responsabile economico e strategico di Henderson Global Investors si spinge a dire: «La corsa delle materie prime è destinata ad arrestarsi. Il petrolio dovrebbe scendere attorno ai 50 dollari al barile». Più prudente Stefano Fabiani, gestore azionario di Zenit sgr: «Prevedo che il barile possa mantenersi nella fascia compresa tra i 55 e i 65 dollari». Un prezzo definito «meraviglioso» dal ministro saudita del petrolio, Alì Al-Naimi: i produttori incassano ottime plusvalenze e si scongiura sia la recessione sia la fiammata inflattiva. Le compagnie, dal canto loro, pianificano investimenti senza follie.

RALLY DA UTILI. Il risultato? Una volata finale dei listini. «Piazza Affari – dice Massimo Luca Borlera, direttore investimenti per Sella gestioni – dopo aver ritracciato, potrebbero fare un ulteriore balzo in avanti. Il saldo finale annuale dovrebbe essere una crescita a doppia cifra». «Per gli ultimi 3 mesi dell’anno – confrema Fabiani – le prospettive per Piazza Affari sono buone: il mercato salirà». Ma non sarà un fenomeno generalizzato.

Hanno tutto da guadagnare le aziende che potranno massimizzare il risparmio dei costi, grazie anche agli sforzi di questi anni per neutralizzare l’impatto delle commodities. Sarà, perciò, un rialzo assicurato da profitti più elevati di quanto previsto ad inizio estate. E chi, Fiat in testa (ma anche Indesit), arriva all’appuntamento con la ripresa della fiducia europea, con un’offerta di prodotti in evoluzione. O coloro che, vedi alcune utilities, rivedono i conti alla luce di uno scenario dei tassi meno grigio del previsto. Tuttavia valgono due avvertenze: la congiuntura rischia di essere breve, soprattutto se robusta; l’effetto Finanziaria, avrà il suo peso. Ma su quali settori puntare?

CEMENTIERI. Per Angelo Manca, gestore di Schroder Isf Italian Equity: «Il comparto dei cemetieri trarrà beneficio dal calo della bolletta energetica». Anche perché «l’impatto del petrolio sui costi – ricorda Carlo Devanna, responsabile equity Europa per Credit Suisse AM Italia – è notevole: il 20-25% circa». Le aziende hanno completato, del resto, un ciclo di investimenti per compensare, con la maggiore efficienza degli impianti e la crescita del fatturato nei Paesi emergenti, l’impatto del caro greggio. Certo, Buzzi Unicem, Cementir e Italcementi hanno già guadagnato da inizio anno il 41,30%, il 24,48% e il 26,5 per cento. Ma i margini di crescita non sono esauriti. Per AbaxBank, Italcementi (outperform con target price sul titolo a 22 euro) è avvantaggiata dalla diversificazione negli emerging market (il 37% dell’ebitda nel primo semestre). Discorso valido anche per Buzzi (presente in Messico, Europa dell’Est e Algeria) che vanta la redditività più alta con un Ros al 21,2% (16,7% Cementir e 18,4% Italcementi). Per Man Securities è buy con target price a 25 euro.

MULTINAZIONALI TASCABILI (E NON). La congiuntura tira. La Fiat alza l’asticella dei suoi target; l’industria italiana che ha saputo fare il salto nell’economia globale, come vendite ma anche come produzione, accelera. Sono le multinazionali tascabili, da Sabaf a Gefran (Brescia), a Carraro (Padova), evoluzione del made in Italy di cui Brembo (che di recente ha avviato la produzione nella nuova fonderia in Polonia) è un esempio simbolo. Ora la multinazionale dei freni può sfruttare il rimbalzo del pil in Germania (nel secondo quarter le vendite verso Berlino sono salite del 7,7%) e in Italia (+4,1 l’incremento dei ricavi). E visto che Eurolandia, a differenza degli Usa, si trova a metà (o poco oltre) del ciclo espansivo c’è spazio per correre. Ma non solo. Brembo si è avvantaggiata, per esempio, della crescita del Brasile dove le vendite sono aumentate del 48,9 per cento. Un discorso abbastanza simile a quello riferito alla società guidata da Alberto Bombassei, può farsi per Sogefi. L’azienda del gruppo De Benedetti, ha una forte esposizione (84,8% dei ricavi nel primo semestre 2006) sul mercato europeo.

BIANCO ALLA RISCOSSA. Tra i settori che più hanno sofferto sul lato dei costi delle commodities c’è quello degli elettrodomestici. Per fronteggiare il warning, le aziende si sono sottoposte ad un duro sforzo di delocalizzazione produttiva ed organizzativa. Così sia De’ Longhi sia Indesit Company possono sfruttare la riduzione dei costi dei polimeri e dell’energia (l’indice Crb da agosto è sceso del 14,5%) e tradurla in maggiori profitti. La società guidata da Marco Milani, ha chiuso il primo semestre con l’utile netto a 19 milioni di euro, in crescita dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2005. Mentre il fatturato ha raggiunto 1,46 miliardi di euro in crescita del 5,1 per cento. «L’incremento delle vendite – ha detto Milani – è diffuso su tutte le aree con percentuali che variano dal più 1,3% dell’Europa occidentale al più 9,6% dell’East Europe». Come dire, insomma, che anche in questo caso l’accelerazione del Vecchio Continente giova.

Così, dopo la semestrale banca Akros ha alzato il giudizio su Indesit a accumulate con un target di 10 euro, mentre per Ing il titolo è da comprare fino a 13,75 euro. Discorso simile per De’ Longhi, che oltre ai costi dell’energia utilizza molti polimeri per il suo Pinguino e per gli altri piccoli elettrodomestici. Sull’azienda di Treviso gli analisti hanno però giudizi più cauti: target price fino a 3,3 euro.

…E PIASTRELLE. Anche Marazzi (-11,3% dall’Ipo di febbraio) dovrebbe risalire la china. «Si tratta – dice Borlera – del classico titolo energy intensive». Qui la riduzione del prezzo delle materie prime si fa sentire più che in altri casi. «Inoltre la società è esposta su mercati molto ricchi come, per esempio, quelli del Medio Oriente». Per Cheuvreux il prezzo obiettivo è 11,6 euro.

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