BENETTON, MEGA LATIFONDISTI
IN PATAGONIA

9 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

A piu’ di un secolo dall’ inizio della conquista da parte dello stato argentino, la Patagonia e’ sempre stata una torta succulenta che i capitali stranieri, in collaborazione con la classe dirigente nazionale, non hanno mai smesso di dividersi.

Tra i nuovi latifondisti della regione, imprenditori stranieri e personaggi dello spettacolo attratti dalla moda liberista e dalle privatizzazioni degli anni 90, spicca il nome di due italiani: Carlo e Luciano Benetton.

Forse piu’ famosi nel mondo per le campagne pubblicitarie a favore di ‘cause nobili’ che per i metodi disumani e coloniali con i quali gestiscono i loro affari, i fratelli Benetton sono oggi il piu’ grande proprietario terriero in Argentina con 900.000 ettari (un area equivalente a 900.000 campi da calcio) della ricca e fertile Patagonia. Con il 9% delle terre piu’ produttive della regione, i loro possedimenti sono 40 volte la dimensione della capitale argentina, Buenos Aires, che e’ la seconda citta’ piu’ grande in America Latina.

La storia di questa fortuna non si discosta dalla tradizione di repressione e negazione del diritto all’ esistenza che i popoli Mapuche hanno subito negli ultimi due secoli. Gli ultimi a finire nel mirino degli interessi del gruppo Benetton sono un gruppo di 8 famigle che hanno l’ unica sfortuna di abitare un ettaro di terra che i Benetton vorrebbero aggiungere alle centinaia di migliaia che gia’ possiedono in Patagonia. Dopo la storia della famiglia Curiñancos, questa volta 50 persone e una scuola frequentata da 18 bambini rischiano di essere sgomberati, senza che gli venga fornita una valida alternativa abitativa, per lasciare posto ad un attivitita’ turistica che i Benetton, con la collaborazione del governo della regione, vorrebbero impiantare approfittando del progetto di ristrutturazione della linea ferroviaria.

——————————————–

Nell’ estremo sud dell’ Argentina si situa la Patagonia, una terra che incorpora ogni tipo di clima e di terra, dai fiumi ai laghi fino al deserto e i ghiacciai.
Sotto la ‘Cordillera’, la porzione meridionale delle Ande che separa l’ Argentina dal Cile, giace la fertile e piatta distesa delle Pampas, dove greggi di pecore e bestiame pascolano.

In questa area vivono i Mapuche. Conosciuti come la ‘Gente della Terra’, questa popolazione indigena ha vissuto in entrambi i lati della cordillera senza preoccuparsi della nazionalita’ per 10.000 anni. Negli ultimi 500, hanno resistito a continue invasioni, tentativi di sterminio e furti di terra. Nel 1879, piu’ di 1.300 Mapuche furono massacrati e le loro terre confiscate da immigrati inglesi, in quel genocidio che la storiografia ufficiale chiama ‘la conquista del deserto’.

Durante questa operazione militare, lo stato argentino trasformo’ la maggior parte delle terre rubate in 8.000 kilometri quadri di appezzamenti, e consegno’
piu’ di 41 milioni di ettari a meno di 2000 coloni.

Negli anni seguenti, la Patagonia e’ diventata dominio privato per proprietari terrieri argentini e stranieri. Dopo essere stati decimati, i Mapuche furono condannati a vivere nelle terre peggiori, cercando rifugio nelle aree piu’ fredde e inospitali della regione montuosa.

Oggi, i Mapuche stanno affrontando una nuova invasione dal momento che imprenditori e ricchi, europei e nordamericani, arrivano per avvantaggiarsi dei bassi prezzi e dell’ economia aperta a cui diede impulso la presidenza ‘amica della globalizzazione’ di Carlos Menem negli anni 90. Negli ultimissimi anni
personaggi come Ted Turner, Jerry Lewis, Sylvester Stallone, Christophe Lambert e George Soros sono diventati i nuovi latifondisti della regione.

Questo flusso di celebrita’ e uomini di affari si e’ trasformato in un vero e proprio furto neo-coloniale delle ultime terre che rimangono nelle mani dei Mapuche. Rogeli Fermin, un contadino Mapuche, descrive le ultime acquisizioni: “Qui loro recintano tutto quello che vogliono. Era una bella valle, e per questa ragione se la sono presa. Se c’ erano dei bei pascoli, loro chiudono tutto. Ci lasciano in mezzo alle pietre, nei campi peggiori.”

United colors of ‘proprieta privata’

In mezzo ai latifondisti della Patagonia spiccano due fratelli, per l’ ammontare di terra che hanno compratato e per gli accordi che hanno raggiunto con le famiglie Mapuche che vivono nei paraggi. Questi due fratelli sono Carlo e Luciano Benetton.

Il gruppo Benetton e’ oggi il piu’ grande proprietario terriero in Argentina con 900.000 ettari (un area equivalente a 900.000 campi da calcio) nella ricca e fertile Patagonia. Con il 9% delle terre piu’ produttive della regione, i loro possedimenti sono 40 volte la dimensione della capitale argentina, Buenos Aires, che e’ la seconda citta’ piu’ grande in America Latina.

‘La Patagonia mi da’ un incredibile sensazione di liberta’ – ha detto Carlo Benetton mentre prendeva possesso del suo nuovo feudo argentino. Ma a Benetton i suoi ranch fruttano molto piu’ che semplice senso di liberta’, visto che le 280.000 pecore producono 6.000 tonnellate di lana ogni anno, il 10% del fabbisogo della sua impresa.

Per un cifra totale di 50 milioni di dollari, Benetton ha comprato la britannica Compania Tierras del Sur Argentina S.A. (chiamata piu’ semplicemente ‘La Compania’ dalla popolazione locale), nel 1991. Come compenso per le terre rubate ai Mapuche che le abitavano da 13.000 anni, Benetton ha costruito il museo di Leleque nel 2002, per ‘narrare la storia e la cultura di una cultura mitica’.

Mapuche e Benetton

A settecentro metri dal museo Leleque vivono i Curiñancos, una famiglia Mapuche che, per sua sfortuna, si e’ trovata nel lato sbagliato dell’ ‘incredibile senso di liberta’ di Benetton. Dopo l’ esprioprio delle loro terre nel XIX secolo, molti Mapuche sono emigrati verso le citta’ e sono diventati lavoratori
nelle industrie, solo pochi rimasero nei loro campi, mentre oggi, sotto Benetton, alcuni contadini Mapuche producono lana in cambio di un salario da fame. Come altri Mapuche, Atilio Curiñanco ha fatto il suo viaggio verso la citta’. Nato e cresciuto a Leleque, piu’ tardi’ si e’ trasferito nella vicina Esquel. Dopo aver subito il tracollo dell’ economia argentina nel dicembre 2001, il 52enne Attilio e sua moglie Rosa sono tornati alle loro terre, dove avevano intenzione di prodursi il loro cibo, allevare animali e metteri in piedi una micro-impresa.

I Curiñancos hanno contattato l’ Istituto Autarchico di Colonizzazione (IAC), una agenzia immobiliare gestita dallo stato, per chiedere il permesso per occupare un pezzo di ranch chiamato Santa Rosa, situato di fronte alla proprieta’ dei Benetton. La terra era ben conosciuta ai Mapuche per essere terrotorio
indigeno al momento libero e lo IAC, verbalmente, lo aveva confermato. Dopo aver aspettato 8 mesi i Curiñancos non avevano ancora ricevuto alcuna risposta scritta a proposito del ranch Santa Rosa.

Quando nell’ Agosto del 2002, finalmente lo IAC ha presentato una nota alla famiglia sostenendo che ‘le informazioni ottenute ci conducono a credere che la proprieta’ sia zona commerciale’ e che ‘il nostro interesse e’ di riservarla a progetti di micro-impresa’, i Curiñancos hanno deciso di continuare con i loro progetti. Il 23 Agosto si sono presentati alla stazione di polizia di Chubut facendo presente che avrebbero occupato il ranch Santa Rosa. Lo stesso pomeriggio un gruppo di campesinos ha cominciato a lavorare la terra con le poche risorse che avevano per zappare, piantare vegetali e allevare animali.

Nonostante questo, il 30 Agosto, l’ ufficio locale della Benetton ha dichiarato che il ranch di Santa Rosa e’ proprieta’ della compagnia. Benetton ha presentato un rapporto sostenendo che la proprieta’ immobiliare non fosse adibita all’ allevamento del bestiame esprimendo la volonta’ di riprendere il controllo del terreno. Dopo due mesi, un raid della polizia ha sgomberato e smantellato l’ abitazione dei Curiñanco, che sono tornati a vivere a Esquel. Il terreno cosi’ come il rach sono tuttora disabitati e inutilizzati.

‘Noi siamo venuti a coltivare senza voler dare fastidio a nessuno’ – dice Attilio – “Noi non abbiamo tagliato recinzioni, non siamo entrati di notte, non ci siamo nascosti. Abbiamo aspettato che qualcuno venisse e ci dicesse se qualcosa non andava bene, ci presentasse un documento dove ci fosse scritto che la terra apparteneva a qualcuno, ma nessuno si e’ mai presentato”.

Per il legale della Benetton – Martin Iturburu Moneff – la disputa non era politica ma un semplice problema di ‘delinquenza comune’, senza alcuna base legale
per le pretese dei Curiñancos: “Suggerire che la restituzione di terra usurpata potrebbe ristabilire la dignita’ di una famiglia, confonde solo le persone. Distorce i fatti”. Settimane dopo ha dichiarato alla stampa che “le relazioni tra Benetton e i Mapuche e’ eccellente…Questo e’ la prima volta che noi abbiamo problemi in merito alla terra”.

I Curiñancos, nonostante tutto, dicono che torneranno nelle loro terre e che si rifiutano di lasciare che i Benetton riscrivano la loro storia.

Il 26 Novembre 2003, a piu’ di un anno dallo sgombero, e dopo una intensa campagna della famiglia Curiñancos, il vicepresidente dell’ azienda ha incontrato la famiglia dicendo che avrebbe chiesto ai Benetton di lasciar cadere le accuse contro di loro se in cambio loro rinunciassero a ritornare nella terra.
I Curiñancos, convinti della loro posizione, hanno risposto negativamente: “Anche se dovessimo andare in Italia, continueremo a lottare per la nostra terra”.

tratto da italy.indymedia.org