Benessere: nell’anno della pandemia resistono meglio le famiglie più istruite

10 Marzo 2021, di Alessandra Caparello

Tradizionalmente formiche coi loro risparmi, proprietari di case e con pochi debiti sulle spalle, la crisi derivante dalla pandemia pesa oggi sulle famiglie italiane che hanno visto accentuarsi le disuguaglianze e le profonde differenze territoriali. Cosi rivela l’Istat nell’ottava edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes).

Benessere, conta il titolo di studio

Nell’anno precedente la pandemia (2019), gli indicatori legati alle capacità reddituali e alle risorse economiche, che consentono alle famiglie di raggiungere un determinato standard di vita, avevano registrato sostanziali segnali di miglioramento. Risultavano infatti in calo il rischio di povertà (20,1% degli individui da 20,3% nel 2018); la percentuale di coloro che vivono in famiglie dove gli individui hanno lavorato per meno del 20% del proprio potenziale (10% da 11,3% nel 2018); la quota di persone che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà (8,2% da 9,7% dell’anno precedente); le persone in condizione di grave deprivazione materiale (7,4%, in forte discesa da 8,5% del 2018) e di grave deprivazione abitativa (stabile al 5%). In controtendenza i costi per il mantenimento di una abitazione che avevano inciso in modo rilevante sul reddito delle famiglie per l’8,7% degli individui (in crescita rispetto all’8,2% del 2018).

Nel 2020, il 28,8% delle famiglie ha dichiarato un peggioramento della situazione economica familiare rispetto all’anno precedente, dal 25,8% del 2019. Tale deterioramento ha interessato il 30,5% delle famiglie nel Centro, il 28,8% nel Nord e il 27,7% nel Mezzogiorno. A percepire una condizione economica in peggioramento sono state soprattutto le famiglie con 3 o più componenti, le persone sole sotto i 65 anni e le famiglie dove vive almeno un minore.
Più tutelate le famiglie dove il grado di istruzione risulta più elevato, così come quelle composte da persone anziane, sia sole che in coppia.

Speranza di vita frenata dal Covid

Secondo l’Istat, l’evoluzione positiva della speranza di vita alla nascita tra il 2010 e il 2019, pur con evidenti disuguaglianze geografiche e di genere, è stata duramente frenata dal Covid-19 che ha annullato, completamente nel Nord e parzialmente nelle altre aree del Paese, i guadagni in anni di vita attesi maturati nel decennio.
Nel Nord la speranza di vita passa da 82,1 anni nel 2010 a 83,6 nel 2019, per scendere nuovamente a 82 anni nel 2020. Nel Centro passa da 81,9 nel 2010 a 83,1 anni nel 2020 e nel Mezzogiorno da 81,1 a 82,2 anni, con perdite meno consistenti nell’ultimo anno (rispettivamente -0,5 e -0,3 anni).