BEN, SE NON TI SVEGLI FINIAMO NEL BURRONE

9 Gennaio 2008, di Redazione Wall Street Italia

*Presidente di Cumberland Advisors. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La Federal Reserve tentenna
e nicchia; mentre l’economia
cammina sull’orlo del burrone.
Più Ben Bernanke esita,
più aumentano i rischi di recessione.
Le ultime statistiche convergono
univocamente a rabbuiare
l’orizzonte.
Ecco i dati:

1) Il tasso di disoccupazione è
balzato dal 4,7 al 5 per cento. Il
mercato del lavoro peggiorerà
nel 2008, con un tasso di disoccupazione
vicino al 6 per cento.
Il rapido aumento nelle richieste
di sussidi sembra confermare
questa ipotesi. È appena il caso
di ricordare come uno dei
mandati della Fed richieda alla
banca centrale di perseguire la
piena occupazione.

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Il tema è scottante con la campagna
elettorale entrata nel vivo, e
Bernanke rischia il posto se il
prossimo inquilino della Casa
Bianca sarà un Democratico. La
Fed ha commesso parecchi errori
di comunicazione, aggravati
da una strategia oscillante e ambigua.
In questo modo, la credibilità
dell’istituto è diminuita, aprendo
il fianco alle inframmettenze
della politica.

Basti dire che la commissione
parlamentare guidata dal senatore
Chris Dodd rifiuta di confermare
tre membri della Federal
Reserve nominati dal presidente
George Bush.

2) L’indice manifatturiero annuncia
grossi problemi.
Esso riguarda un quinto dell’economia,
ma proprio il quinto
più sensibile al livello dei tassi
d’interesse, e il quinto che ha
maggiormente bisogno di soccorso
da parte della Federal Reserve.
La storia ricorda come la Banca
centrale abbia sempre tagliato
il costo del denaro quando l’indice
manifatturiero è sceso sotto
la soglia di 50, che è il caso
odierno. Sicché si può scommettere
con sicurezza su un imminente
riduzione dei Fed Funds
durante la riunione di fine mese.

3) L’attività edile continua a
scivolare verso la depressione.
Solo di recente la Fed si è svegliata,
realizzando l’importanza
del tasso Libor, dal quale dipende
una buona fetta dei mutui ipotecari.
Le ripetute iniezioni di liquidità
incominciano finalmente
ad assottigliare il differenziale
fra il tasso Libor e quello fissato
dalle autorità monetarie.

4) Persino i servizi iniziano a
mostrare segni di affaticamento.
Il comparto è tuttora in
espansione, ma non a un ritmo
tale da poter controbilanciare
pienamente i settori in difficoltà.
A mio modo di vedere, la curva
dei tassi di mercato suggerisce
che Benanke dovrebbe pilotare
il costo del denaro dal 4,25% attuale
verso un obiettivo del
3-3,5%, e farlo con spedita celerità.

Non è il momento di agire
in punta di piedi. Non è il momento
di esibire incertezze. In
qualità d’investitore, guardo al
mese di gennaio come a un passaggio
cruciale per le scelte del
2008. Rimango investito nel
mercato azionario e sposo la tesi
dell’atterraggio morbido per
quanto riguarda l’economia, ma
solo a patto che la Federal Reserve
non esiti oltre.

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