Belgio di nuovo nel caos: Di Rupo se ne va. “Separazione inevitabile”

22 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Bruxelles – Dopo la mancata intesa sul bilancio 2012, il Belgio e’ di nuovo nel caos e la crisi “degli irresponsabili”, come viene definita ormai dalla stampa, si allunga a 526 giorni. I colloqui all’interno della coalizione per formare un governo sono stati interrotti e colui che li conduce, Elio Di Rupo, ha gettato la spugna e presentato al re le sue dimissioni.

Il deficit belga e’ pari al doppio di quello italiano, ma la crescita e’ rimasta stabile durante l’ultimo anno e mezzo. Secondo alcuni, proprio grazie all’assenza di un governo. Ma la stra di un esecutivo di tecnici non e’ percorribile, perche’ non funzionerebbe mai, secondo i politologi della nazione.

I sei partiti coinvolti nelle estenuanti trattative non sono riusciti a trovare un accordo sui tagli al deficit di bilancio. Secondo il resoconto degli analisti, lo scoglio principale da superare resta l’opposizione dei liberali fiamminghi alle misure.

L’eponente del partito socialista a capo delle trattative per la formazione di un nuovo esecutivo si e’ visto rifiutare dal re la sua richiesta di dimissioni. Se Di Rupo non si ripresentera’, dalle voci che circolano pare che potrebbe spettare a Johan Vande Lanotte (SP.A), ex-mediatore, l’incarico delicato.

A prescindere da chi si incarichera’ di assumere il ruolo, c’e’ chi sostiene che ormai la separazione del Belgio in due stati e’ inevitabile. In un’ottica “catastrofista” di questo tipo, resterebbe comunque da sciogliere il nodo cruciale della capitale Bruxelles.

In un editoriale pubblicato dopo lo scoppio dell’ennesima crisi, Béatrice Delvaux del quotidiano belga Le Soir, scrive che se oggi i responsabili dei partiti non riusciranno a trovare un accordo “Arriveremo a questa conclusione: la separazione del Belgio e’ inevitabile”.

L’impasse destra-sinistra che vede schierati in un angolo la regione fiamminga e nell’altro la Vallonia si potra’ sbloccare solo se si scendera’ a compromessi. Secondo la stampa “e’ per ragione, non per amore” che questa unione si deve fare. Gli stessi interlocutori lo ammettono: dobbiamo arrivare a un accordo perche’ non abbiamo scelta. Non e’ molto entusiasta, come dichiarazione d’amore.