Bce, tassi e QE: un mix che innescherà feroce caccia ai rendimenti

2 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Mario Draghi, numero uno della Bce, si è spinto forse troppo oltre con le sue recenti promesse sul potenziamento del piano Quantitative Easing? E, ancora, quali effetti avrà il QE 2, come è stato già ribattezzato, non solo sull’azionario e l’euro, ma anche sui portafogli dei singoli risparmiatori?

A due giorni dal fatidico annuncio – atteso per dopodomani, giovedì 3 dicembre, diversi economisti fanno notare che, dopo le parole di Draghi, dopo i vari “Faremo tutto il possibile”, i mercati pretendono ora molto. Forse troppo. E proprio le aspettative troppo alte, non solo se disattese, ma anche se soddisfatte, rischiano di essere il vero pericolo per gli investitori, soprattutto se non accompagnate dall’effetto sorpresa.

Tra l’altro, diverse asset class hanno già scontato un maxi intervento da parte della Bce (sia attraverso il potenziamento del QE che con un ulteriore taglio dei tassi sui depositi – già negativi a -0,20%).  L’euro ha testato ieri il minimo in sette anni e mezzo a $1,0563, e ha perso -7% dall’ultima riunione della Bce dello scorso 22 ottobre, con gli investitori che hanno scommesso non solo sul mantenimento di una politica monetaria ultra espansiva da parte dell’istituto, ma anche sul primo rialzo dei tassi in quasi un decennio da parte della Fed.

La valuta europea è orientata a soffrire la perdita più forte su base annua dall’anno della sua introduzione, ovvero nel 1999. Paragonando la sua performance a un basket di valute, la flessione è stata nel 2015 pari a -8,5% e gli analisti di Goldman Sachs credono che nel 2017 il rapporto eur/usd testerà un minimo di $0,80.

Diverse sono le ipotesi, così come diverse sono le stesse speculazioni dei mercati.

Sui mercati monetari, i tassi sui prestiti interbancari Eonia con data al 3 dicembre (giorno appunto della riunione della Bce) oscillano a -0,28 punti base, riflettendo in questo modo le attese di tassi sui depositi tagliati dallo -0,20% attuale, a un range che oscilla tra -0,30% e -0,35%. Di conseguenza, il mercato monetario prevede una riduzione dei tassi che la Bce applica alle banche che depositano fondi presso di essa di almeno 10 punti base.

Sul QE, gli economisti intervistati da Reuters ritengono che la Bce, con il potenziamento del QE, porterà l’ammontare di bond che acquista ogni mese dal valore di 60 miliardi di euro, a 75 miliardi di euro. Non mancano le opzioni di un QE che venga esteso fino al 2.017 o di un QE che si basi anche sull’acquisto di debiti erogati da Parigi, Roma, e varie città, e addirittura di un QE che trasformi la Bce in una maxi bad bank, con l’ acquisto dei crediti non performanti dell’Eurozona, i cosìddetti “bad loans”. Così Richard McGuire, strategist del mercato del reddito fisso presso Rabobank, che prevede una riduzione del tasso sui depositi di 15 punti base, una proroga del QE fino al 2017 e un aumento dell’acquisto di bond di 20 miliardi di euro, a 60 miliardi di euro (su base mensile).

Così UBS:

La Bce ha molte opzioni ed estendere l’orizzonte del QE sarebbe quella più moderata. Nel nostro scenario base, noi prevediamo l’estensione del QE e un taglio dei tassi di 10-20 punti base”.

Ma quali sarebbero le conseguenze, secondo gli analisti della banca svizzera?

“Un aumento degli acquisti (di titoli) su base mensile inizialmente avrebbe un effetto sorpresa e porterebbe nel breve a un deprezzamento dell’euro. Con un taglio superiore ai 20 punti base, la Bce lancerebbe un alert da codice rosso. Un taglio così forte metterebbe l’euro sotto pressione in modo considerevole e porterebbe probabilmente la moneta a scendere sotto la parità”. Tuttavia, “riteniamo che solo la combinazione tra un forte taglio dei tassi da parte della Bce e un atteggiamento falco della Fed farebbe scendere l’ euro/dollaro al di sotto della parità in un’ottica di lungo termine”.

E, a tal proposito, UBS sottolinea che il suo scenario base è di “quattro aumenti dei tassi nel 2016” da parte della Fed, previsione che non è ancora “scontata dai mercati”. Dunque:

Le parole più importanti della Fed, nel meeting di dicembre, non saranno quelle che annunceranno un aumento dei tassi, ma quelle che descriveranno l’outlook di ulteriori manovre restrittive”.

Sull’azionario, secondo Nick Nelson, responsabile della strategia sull’azionario globale di UBS a Londra, l’arrivo di ulteriori stimoli da parte della Bce potrà sostenere al rialzo i mercati, ma l’impatto potrebbe essere più contenuto rispetto al passato.  Sempre Nelson afferma che a trarre beneficio dal potenziamento del QE saranno soprattutto i titoli ciclici, che rispondono meglio rispetto ad altri a un contesto di rafforzamento dell’economia. Lo strategist ha citato in particolare alcune azioni scambiate sulla Borsa di Londra, che hanno riportato una buona performance dal lancio del QE della Bce (nonostante queste misure di politica monetaria non interessino il Regno Unito, dove i tassi sono fissati dalla Bank of England), tra cui Petrofac, Rightmove e Asos.

Riguardo ai titoli di stato sovrani, la strategia della Bce potrebbe tradursi, soprattutto in caso di ulteriore taglio dei tassi sui depositi, in una scarsità di bond presenti sul mercato. In che modo?

Un eventuale taglio dei tassi sui depositi di 10 punti base dal -0,20% attuale – che al momento rappresenta il limite dei rendimenti dei bond che la Bce può acquistare – renderebbe immediatamente disponibili per il piano di QE altri bond del valore equivalente di $373 miliardi. Ma l’ammontare potrebbe subito evaporare, dal momento che ci sono già bond che in teoria potevano essere acquistati dalla Bce in caso di taglio dei tassi sui depositi a -0,30%, e che ora rendono già meno, stando all’indice dei bond sovrani stilato da Bloomberg, ovvero il Bloomberg Eurozone Sovereign Bond Index. Ciò significa che la Bce potrebbe trovarsi intrappolata nella sua stessa strategia, in quanto sarebbe costretta a continuare a tagliare i tassi sui depositi per rendere disponibili altri bond, i cui rendimenti – a causa delle speculazioni dei mercati – continuerebbero però a scendere sfondando il limite dei tassi a cui la stessa Bce potrebbe acquistarli. Un vero e proprio circolo vizioso.

Una soluzione, per Richard McGuire, responsabile della strategia sui tassi di Rabobank, sarebbe quella di abbandonare il tetto sul tasso dei depositi, per non incorrere nel problema della stessa scarsità di titoli da acquistare. Christoph Rieger, responsabile della divisione di strategia sul reddito fisso presso Commerzbank, a Francoforte, spiega in un’intervista a Bloomberg:

“C’è qualcuno che afferma che un taglio dei tassi sui depositi potrebbe allentare la scarsità, in quanto l’ammontare dei bond che possono essere acquistati con il piano di QE al di sopra del tasso aumenterebbe. Noi però crediamo che potrebbe accadere più che altro l’opposto”.

D’altronde, già i tassi sui bond tedeschi a cinque anni sono scesi per la prima volta al di sotto del -0,20% (il valore del tasso sui depositi presso la Bce) lo scorso venerdì, mentre i rendimenti a due anni sono scivolati al nuovo minimo storico pari a -0,426%.

Per Mohit Kumar, responsabile della strategia sui tassi presso la divisione corporate e di investment bank di Credit Agricole:

“il principale beneficio dei tassi di interesse negativi per l’Eurozona è la debolezza della valuta (euro). L’impatto sulla disponibilità di bond  per il QE è invece limitato”.

Le aspettative sul Great Divide – la divergenza di politica monetaria della Fed e della Bce – hanno intanto portato lo spread tra i tassi dei Treasuries a 2 anni e quelli dei bond a due anni dell’Eurozona a salire al massimo dal 2006, con i tassi a due anni dei Bund tedeschi a -0,42%,e quelli dei bond Usa a due anni appena al di sotto dell’1%.

Le conseguenze sulle banche di un ulteriore potenziamento del QE e di un taglio dei tassi sui depositi sarebbero negative: secondo Autonomous Research, una riduzione del tasso dal -0,20% potrebbe ridurre gli utili netti delle banche europee di ben il 6%.

Dalle misure della Bce non trarranno vantaggio neanche i risparmatori, che saranno anzi costretti ad assumere maggiori rischi, in un contesto di tassi negativi in cui feroce è la caccia ai rendimenti. Tenere i propri soldi in una banca potrebbe inoltre significare che un giorno si dovrà pagare per le somme depositate, in quanto prima o poi le banche cercheranno di trasferire parte dei costi che sostengono (nel pagare per depositare le somme presso la Bce) sui clienti. Già si parla di uno scenario di corsa agli sportelli, di fuga depositi dall’Eurozona e dunque, per evitare tutto ciò, della presunta volontà del mondo dell’alta finanza di abolire il cash.

E comunque lo ha detto lo stesso Draghi, intervistato da Cnbc , qualche mese fa che:

“I fondi pensione, le compagnie assicurative, certamente soffrono un contesto di tassi di interesse bassi”.

Prima di precisare che a essere colpiti saranno stati probabilmente anche i risparmiatori.