Bce stima rallentamento economia nella seconda metà dell’anno

9 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – L’economia mondiale e del’area euro è prevista in rallentamento nella seconda metà dell’anno. Nel Bollettino mensile della Bce si legge che dopo una fase di brusca contrazione, l’attività nell’area dell’euro risulta in espansione dalla metà del 2009. Il PIL dell’area in termini reali ha registrato un forte incremento sul periodo precedente, pari all’1% nel secondo trimestre del 2010, beneficiando in particolare della crescita in atto a livello mondiale. Si teme però che la ripresa dell’attività sia frenata dal processo di aggiustamento dei bilanci in corso in diversi settori e dalle prospettive per il mercato del lavoro. Secondo quanto già anticipato dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, al termine delle riunione del Board della scorsa settimana, gli esperti della Bce hanno rivisto al rialzo le stime sul Pil del 2010 e 2011, indicando rispettivamente una crescita compresa tra l’1,4 e l’1,8 per cento e tra lo 0,5 e il 2,3 per cento. Secondo la valutazione del Consiglio direttivo, i rischi per queste migliori prospettive economiche sono lievemente orientati verso il basso, a fronte di una perdurante incertezza. Da un lato, il commercio mondiale potrebbe continuare a mostrare un andamento più vigoroso delle attese, sostenendo le esportazioni dell’area dell’euro. Dall’altro lato, persistono timori relativi al manifestarsi di rinnovate tensioni nei mercati finanziari e ad alcune incertezze sulle prospettive di crescita in altre economie avanzate e su scala mondiale. Inoltre, i rischi al ribasso sono connessi a nuovi rincari del petrolio e di altre materie prime, a spinte protezionistiche e a una possibile correzione disordinata degli squilibri internazionali. Per quanto riguarda gli andamenti dei prezzi, si prevede un’evoluzione moderata nel medio periodo. Le aspettative di inflazione di medio-lungo periodo continuano a essere saldamente ancorate in linea con l’obiettivo del Consiglio direttivo di preservare tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2 per cento a medio termine. I rischi per le prospettive sui prezzi sono orientati lievemente verso l’alto e sono connessi, in particolare, all’evoluzione dei corsi dei beni energetici e delle materie prime non petrolifere. Relativamente alle banche e al modesto andamento dei loro bilanci complessivi, la bce le invita a dimostrarsi capaci di incrementare la disponibilità di credito al settore non finanziario quando aumenterà la domanda. Ove necessario, per raccogliere tale sfida dovrebbero trattenere gli utili, ricorrere al mercato per rafforzare ulteriormente la propria componente patrimoniale oppure sfruttare appieno le misure di sostegno pubblico a favore della ricapitalizzazione. Passando alle politiche fiscali, per promuovere il processo di risanamento delle finanze pubbliche, favorire l’adeguato funzionamento dell’area dell’euro e rafforzare le prospettive di una maggiore crescita sostenibile è indispensabile perseguire riforme strutturali di ampia portata, ribadisce la Bce.