Bce non convince l’Italia: altro che scudo BTP, tassi risalgono al 2%

8 Dicembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Mario Draghi sorprende ancora, ma in Italia il clima non totalmente disteso è confermato dal trend dei titoli di stato pubblici. In un contesto politico a dir poco arroventato dopo la vittoria del No al referendum costituzionale e le dimissioni del premier Matteo Renzi, c’era qualcuno che sperava nell’arrivo di uno scudo BTP. Ma se c’è una cosa che il numero uno della Bce ha voluto rimarcare nella conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi – lasciati fermi allo zero nel caso dei tassi di rifinanziamento e a -0,4% nel caso dei tassi sui depositi – è che le decisioni non sono state prese per favorire l’Italia.

Tutt’altro: Draghi ha detto chiaramente che i paesi dell’ Eurozona devono proseguire nel percorso di riforme strutturali a prescindere dalle fasi di incertezza politica. Ovvero: l’Italia vada avanti, Renzi o non Renzi.

Fiducia è stata inoltre espressa- o forse monito? – nella capacità del governo di affrontare la questione spinosa delle banche. (quale governo, però?).

Detto questo, la politica monetaria della Bce rimane a dir poco ultra accomodante. Anche se quella riduzione nel valore degli acquisti degli asset nell’ambito del programma del QE non convince gli operatori di mercati, come dimostra l’andamento dello spread Italia-Germania e soprattutto dei tassi sui BTP, che toccano nuovamente il 2%. La Bce ha sorpreso i mercati, ma li ha anche confusi:

  • il piano di QE è stato esteso di nove mesi rispetto alla scadenza del marzo del 2017, durerà fino a dicembre del 2017 e non è escluso che venga prorogato anche dopo quella data.
  • a partire dall’aprile del 2017, gli acquisti di asset da parte della Bce, nell’ambito del piano di QE, diminuiranno: non più per un controvalore di 80 miliardi di euro, ma per 60 miliardi di euro.
  • allo stesso tempo, visto che iniziano a scarseggiare i titoli che la Bce può acquistare, Draghi ha lanciato una sorta di QE NO Limits, rimuovendo quel limite – pari al valore del tasso di deposito – che era stato fissato per l’acquisto dei titoli di stato europei: acquisti di bond sovrani, ma non di quelli che presentano un rendimento inferiore allo -0,4%. Ora invece tale “divieto” è caduto. Il QE sarà di fatto infinito. Una buona notizia? Sicuramente ma una notizia che, secondo gli esperti, apporterà benefici soprattutto ai titoli governativi che vengono percepiti come ultra sicuri, come i Bund tedeschi a breve termine (sono quelli che d’altronde presentano rendimenti il cui valore si aggira, è vicino o al di sotto del tasso di deposito della Bce)
  • Il grande cambiamento nello schema del QE non è però solo questo: la banca centrale ha deciso infatti di abbassare anche la maturity minima dei bond che può acquistare: da 2 anni a 1 anno.

Immediata la reazione:  i tassi dei Bund a cinque anni sono scesi subito dopo l’annuncio fino a -5 punti base, attestandosi a un valore inferiore a quello del tasso di deposito stabilito dalla Bce. E il gap tra il 5 anni e il 30 anni dei Bund tedeschi ha testato i massimi in otto anni.

In pratica i Bund a breve sono saliti (sono comprati) mentre quelli a lunga scadenza sono scesi (sono venduti).

Stando ai dati resi noti da Bloomberg:

  • i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni hanno testato il record dal mese di gennaio, dunque in 11 mesi, fino allo 0,46%.
  • I rendimenti dei Bund a 30 anni sono balzati di 14 punti base all’1,16%.
  • I rendimenti dei Bund a due anni sono invece scesi di 2 punti base, allo 0,69%.

Intervistata dall’FT Kathleen Brooks presso City Index fa notare che la reazione del mercato indica che gli investitori non stanno tanto guardando al QE infinito, quanto al tapering.

“Il fatto che (la Bce) abbia avuto il coraggio di annunciare comunque una riduzione degli acquisti in questa fase, potrebbe far pensare che il prossimo passo, probabilmente nel 2018, sarà un rialzo dei tassi al di sopra dello zero”.

La Bce insomma sembra rendere più complicato il quadro e riesce forse nell’impresa di lanciare un tapering, alla fine, senza annunciarlo. Mascherandolo, addirittura, con un QE apparentemente NO limits.