Bce: non ci sono fondi per salvare l’Italia in caso di crisi

11 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – L’ultima notizia poco rassicurante sull’Italia arriva dal quotidiano tedesco Die Welt. Il fondo di salvataggio europeo esistente non sarebbe capace di proteggere da un possibile crollo della terza più grande economia della regione, perché non è questo l’intento per la quale è stato creato, secondo quanto detto al quotidiano tedesco da una fonte (anonima) della Banca centrale europea.

“Il fondo di salvataggio esistente in Europa non è sufficiente per creare una barriera difensiva credibile all’evento Italia”, avrebbe detto la fonte. Il testo dovrebbe comparire in giornata in un articolo del quotidiano.

“Non è stato ideato per questo”. Nell’evenienza, il fondo dovrebbe essere raddoppiato e dovrebbe raggiungere €1,5 trilioni, secondo quanto riporta Die Welt, senza lasciar trasparire pero’ se la fonte della Bce chiede forlmamente l’aumento.

L’Italia e’ la quarta maggiore economia dell’Ue, e il suo debito – pari a circa $2,6 trilioni – non da’ segnali di rallentamento, a prescindere dalle misure di austerita’. Il fatto e’ che l’economia ha problemi strutturali profondi che non se ne andranno facilmente. E mercato ed economisti hanno bocciato la nuova manovra economica.

Venerdì l’Italia è stata colpita da un forte sell-off, che ha aumentato i timori sull’outlook dell’economia con il rapporto debito/Pil più alto in Europa, dopo la Grecia.

Un aumento del fondo non è un’idea nuova, ed è stata già proposta da Nout Wellink, della banca centrale olandese, anche se, come spiega il Die Welt, la decisione ultima non spetterà all’istituto centrale europeo, bensì ai singoli governi.

La Germania ha già contribuito all’EFSF con €211 miliardi. Un aumento del fondo, vorrebbe dire per l’economia tedesca altri €200 miliardi circa, cifra che, come spiega il giornale citando un sondaggio, allontanerebbe le possibilità per il cancelliere tedesco di ripresentarsi per le prossime elezioni nel 2013. “Le sue possibilità sarebbero praticamente pari a zero se i contribuenti tedeschi dovessero capire che il proseguimento di questo esperimento monetario dipende direttamente dal loro lavoro e non da quello dei paesi in difficoltà, che continuano ad opporsi alle misure di austerità”, scrive il quotidiano.