BCE, LE RAGIONI CONTRO IL TAGLIO DEI TASSI

3 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Si fa un gran discutere in giro per il mondo e nelle sale operative sulla possibilità che la Banca centrale europea tagli il costo del denaro. In realtà, l’opinione degli addetti ai lavori è che la Bce, tanto per cambiare, non taglierà niente. E questo per una serie di ragioni. La prima di queste è che la Bce vuole l’inflazione europea al di sotto del 2 per cento. Questo risultato, per la verità, è stato già raggiunto, nella media. Ma ci sono ancora paesi, come l’Italia, il Portogallo, la Spagna e la Grecia che sono al di sopra del 2 per cento. Ci sono insomma delle “sacche di resistenza”, che la Bce non ama per niente e che vorrebbe vedere distrutte al più presto.

Inoltre, la Bce sta subendo da giorni e giorni pesanti pressioni da parte di alcuni governi europei perché tagli il costo del denaro. E questo sta irritando enormemente la Bce, anche perché, in genere, si tratta degli stessi governi che hanno violato il patto di stabilità. I meno rigorosi fra i paesi europei chiedono alla Bce di essere meno rigorosa: una specie di bestemmia.
Inoltre, si fa osservare che un taglio del costo del denaro di solito va preparato, con qualche allusione o qualche messaggio obliquo. Ma dalla Bce in questi giorni non è venuto nulla di questo genere.

Infine, se si vuole, ci sono le questioni più sostanziali. La Bce ha sempre detto che voleva un euro sotto quota 1,25 rispetto al dollaro. Finalmente, questo aggiustamento è arrivato e quindi la Bce non ha più alcun motivo per mettersi a tagliare i tassi di interesse, visto che l’euro ha già fatto la discesa che doveva fare. Inoltre, sul Vecchio Continente si cominciano a notare segnali di ripresa, e questo è un altro motivo per cui la Bce ritiene che sia saggio stare assolutamente fermi.

E’ anche vero che nessuno crede che il rapporto euro/dollaro resterà a lungo sotto quota 1,25. Un po’ tutti gli esperti sono convinti che lo si potrà rivedere presto a quota 1,30, se non addirittura più in alto. Ma, ovviamente, la Bce di questo non si preoccupa. Se ci si arriverà, si vedrà. Anche se va ricordato che la stessa Bce ha detto che il livello di “pericolo” del cambio euro/dollaro non è quota 1,30, ma quota 1,35.
Insomma, a quanto sembra di capire, dovremmo essere molto distanti da possibili interventi sul costo del denaro.

E quindi, se i governi europei vogliono più ripresa, secondo i diaconi di Francoforte devono darsi da fare in prima persona. Riforme, riforme e ancora riforme. E poi interventi di stimolo. Lasciando in pace i tassi di interesse che per ora vanno bene così. Il messaggio sembra chiaro. Non si sa, però, se è stato ricevuto correttamente.

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