Bce: divieto vendite scoperto in Italia e Spagna non funziona

9 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Dopo l’ultimo meeting di Draghi, che si è concluso con la forte delusione dei mercati e un grande flop, la Bce ribadisce la volontà di valutare nuove “operazioni di mercato definitive di entità adeguate” e “ulteriori misure non convenzionali”, nell’ambito del proprio mandato. Questo, come si legge nel Bollettino mensile dell’istituto di Francoforte, a condizione che i governi presentino le “condizioni necessarie”, come l’attivazione dei sistemi anti spread attraverso i fondi Esfsf e Esm.

La Bce ha però in tale contesto affermato che il divieto delle vendite allo scoperto in Borsa operate da Italia e Spagna non sembrano esser riuscite a rasserenare i mercati. Vero che di recente si è assistito ad una inversione di rotta dei mercati, che sono tornati a salire, ma questo mutamento appare piuttosto “riconducibile alle dichiarazioni dei responsabili delle politiche economiche riguardanti il proprio impegno ad adottare le misure necessarie a risolvere la crisi”, rileva la Bce.

In realtà a innescare le risalite dei mercati erano state le dichiarazioni del presidente della stessa Bce, Mario Draghi, che in un intervento a fine luglio a Londra aveva avvertito come l’istituzione monetaria è “pronta a tutto il necessario, nell’ambito del suo mandato, per sostenere l’euro”. Successivamente le sue parole sono state riprese da vari leader europei in più occasioni. Precedentemente invece erano stati imposti questi bandi su alcuni tipi di transazioni finanziarie. E “nemmeno il divieto di effettuare vendite allo scoperto imposto in Spagna e Italia – rileva la Bce – pare aver tranquillizzato i mercati azionari”.

Peggiorano le prospettive di crescita economica e di occupazione nell’area euro, secondo la media delle valutazioni degli esperti di imprese e centri studi monitorati dalla Banca centrale europea. Ora sul 2012 si attendono una recessione dello 0,3 per cento, a fronte del meno 0,2 per cento indicato nella precedente edizione della Survey of Professional Forecasters (Spf), che la Bce pubblica ogni tre mesi inserendola nel bollettino mensile.

Sul 2013 si attendono un crescita limitata al più 0,6 per cento a fronte del più 1 per cento stimato tre mesi fa. Sul 2014, su cui tre mesi fa non vi erano cifre, è atteso un più 1,4 per cento.

Per il lavoro, in media gli esperti ora si attendono una disoccupazione dall’11,2 per cento sul 2012 all’11,4 per cento nel 2013, e al 10,8 per cento nel 2014. Precedentemente era stimato un 11 per cento sul 2012 e un 10,9 per cento sul 2013.

In definitiva, la crescita economica dell’area euro “resta debole – avverte la banca centrale europea – in un contesto di persistenti tensioni nei mercati finanziari e maggiore incertezza che gravano sul clima di fiducia”.

Poco mosse infine le attese medie di inflazione: 2,3 per cento nel 2012, 1,7 per cento nel 2013 e 1,9 per cento nel 2014: in pratica è attesa a valori coerenti con gli obiettivi della stessa Bce sul prossimo biennio. Va ricordato che queste previsioni non sono quelle della stessa Bce, ma appunto una media di quelle di economisti esterni che serve a saggiare ‘l’aria che tira’, specialmente nel settore privato, sugli orientamenti dell’economia.