Mps, governo chiede aiuto ai privati. Ma futuro lo decide Bce

21 Luglio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il piano per smaltire le sofferenze di Mps è già nelle mani della Bce. Oggi è una giornata decisiva per decidere le sorti della banca senese in difficoltà. Nella mattina si riunisce a Francoforte il direttivo del Single Supervisory Mechanism, ovvero l’organo di vigilanza bancaria della banca centrale europea, che dovrà stabilire se il piano di smaltimento di Npl è fattibile.

Poco dopo sarà la volta della prima riunione della Bce dopo la Brexit. Nella conferenza stampa post decisione sui tassi Mario Draghi parlerà sicuramente di banche italiane.

Poi nel pomeriggio a Siena si svolgerà la riunione del consiglio di amministrazione di Mps per dare il via al programma di ristrutturazione dei crediti deteriorati chiesto dalla Bce. Il problema della montagna di crediti inesigibili di Mps è uno dei banchi di prova più critici della crisi.

Il prossimo appuntamento clou è il 29 luglio, vero e proprio giorno della verità per MPS. Quel giorno si terranno gli stress test delle autorità europee dell’Eba sulla solidità bancaria degli istituti di credito. Siccome rappresentano un punto di svolta importante per decidere le sorti di Mps e altre banche in difficoltà patrimoniale, ci si aspetterebbe un test affidabile e serio, che mette d’accordo tutti.

Così non è. Secondo l’Associazione dei banchieri italiani (Abi) gli esami sono “astrusi nel merito e nel metodo”. Angeloni, della vigilanza Ue, chiede una maggiore cooperazione con la Commissione Ue sugli esami. La Bce nel frattempo difende la credibilità dei test, sottolineando come su Mps bisogna intervenire al più presto perché continua a porre dei rischi seri per la stabilità.

Le analisi per giudicare la resistenza patrimoniale in caso di crisi sono giudicate da Patuelli, numero uno dell’Abi pieni di contraddizioni nelle fasi preliminari.

“Le fughe di notizie che andrebbero perseguite”, secondo lui. L’astrusitá sta nel fatto che lo stress, “basato su ipotesi estreme e con parametri discutibili, diventa la regola.

Le notizie positive per Mps e i suoi correntisti e investitori sono che stavolta agli istituti bocciati agli stress test non si chiederà di varare aumenti di capitale. Inoltre l’istituto centrale guidato da Mario Draghi si sente di escludere la possibilità di un “taglio delle obbligazioni”.

Tre opzioni per salvare Mps

  1. Le obbligazioni subordinate potrebbero essere convertite in azioni dal governo. Il titolo MPS ha perso il 75% in Borsa negli ultimi mesi. Dopo che il governo ha rimborsato gli obbligazioni i cui crediti sono stati azzerati a novembre con il piano di bail-in delle quattro banche regionali, si è creato un precedente. Sarebbe difficile quindi per le autorità italiane giustificare un eventuale trattamento discriminatorio tenuto nei confronti dei creditori di Mps.
  2. Un’altra opzione è un intervento pubblico più consistente, senza dover chiedere un sacrificio da parte degli obbligazionisti subordinati. In quel caso ci sarebbe però ancora da convincere le autorità europee.
  3. Una terza soluzione, che è allo studio del governo Renzi nelle ultime ore, è quella di fare appello alle risorse del settore privato. Secondo il Financial Times così Roma eviterà di dover rientrare nei rigidi limiti imposti dalle regole di bailout Ue, ovvero le norme sui salvataggi pubblici. L’Italia non rischierebbe così di volare le regole. Ma resta da vedere se il piano è fattibile. Il premier e il capo del Tesoro Padoan si stanno informando, testando il terreno.

A giugno Mps ha ritirato dal mercato un pacchetto di sofferenze da 300 milioni di euro nominali che aveva messo in vendita mesi prima. La banca senese aveva ricevuto tre offerte da parte di tre fondi specializzati, del valore complessivo compreso tra i 27 e i 30 centesimi per ogni euro di valore nominale. L’obiettivo di rendimento dei tre fondi, stando a quanto riferito da fonti di mercato a Gianluca Paolucci di La Stampa, “era nell’ordine del 50% del proprio investimento in un arco di tempo di quattro-cinque anni”.

Secondo i calcoli dei giornalisti dell’emittente Usa CNBC se un privato compra Npl a 40 centesimi su un euro nominale, può riuscire ad aggiudicarsi circa 10 miliardi di euro di sofferenze, più o meno il valore che la Bce ha chiesto di smaltire da qui al 2018 per poter abbassare dai 27,7 miliardi attuali i crediti inesigibili in portafoglio.

Si tratterebbe del terzo tentativo di salvataggio dell’istituto da quando è finito nei guai diversi anni fa. Il tutto mentre si avvicina l’ora x degli stress test, che per quanto astrusi verranno ritenuti la prova del nove dello stato di salute finanziario non solo di Mps, bensì di tutto il settore bancario italiano.