Bce: crescita a rischio dopo Brexit, scarsa liquidità

7 Luglio 2016, di Alberto Battaglia

I rischi per la ripresa dell’Eurozona tendono verso il basso anche se una serie di preoccupazioni, compreso il referendum sulla Brexit, impongono la prosecuzione di politiche monetarie accomodanti: dai verbali del meeting del Consiglio direttivo della Banca centrale europea del primo e del 2 giugno, l’ottimismo appare quantomai cauto. A maggior ragione lo sarà adesso che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non è più eventualità, bensì certezza. Proprio sulla Brexit la minute mostra come la Bce ritenesse “notevoli” le “ricadute negative nell’Eurozona, anche se difficili da prevedere, tramite diversi canali, inclusi il commercio e i mercati finanziari”.

Il livello dei prezzi, prima delle preoccupazioni del Consiglio direttivo, necessita ancora di notevole supporto, perché le pressioni deflazionistiche non sono certo concluse (la decisa ripresa dell’inflazione si attende per il 2017): nello specifico la Bce ribadisce come “politiche strutturali” siano necessarie “dato il persistente livello alto di disoccupazione e la bassa crescita potenziale nell’Eurozona”. A tal proposito, il settore bancario e lo smaltimento dei suoi crediti deteriorati è considerato un elemento assai importante. La spesa pubblica, poi, dovrebbe essere più “growth-friendly”, orientata alla crescita, con l’utilizzo dello spazio fiscale dove possibile.
Un capitolo interessante delle discussioni del board Bce è stato dedicato alla crescita nominale dei salari, che è rimasta bassa e continuerà ad esserlo per poi salire di un modesto 2% nel 2018. Il board si è domandato se le riforme del mercato del lavoro, come il nostrano Jobs Act, abbiano o meno abbassato il livello di disoccupazione che non produce inflazione (detto Nairu). L’idea di fondo di tali riforme è che, attraverso una moderazione dei salari data da livelli più elevati di flessibilità, si allontani il rischio della spirale salari-prezzi, la quale punta verso l’alto quando la disoccupazione scende “troppo”. Ha funzionato? “Difficile quantificare l’impatto”, anche se i livelli bassi di crescita dei salari rendono complicato capire ove si trovi l’attuale limite del Nairu, oltrepassato il quale (con un aumento dell’occupazione) si sperimenterebbe la ripresa dei salari.
Per quanto riguarda le banche resta in campo un problema già noto da tempo: l’insoddisfacente trasmissione della liquidità da parte degli istituti di credito dovuta a scarsa domanda di prestiti e da bilanci poco rosei. La crescita del credito “relativamente debole”, paga la sfiducia del mercato sul problema degli Npl e sulla bassa domanda di credito domestica. Per queste ragioni, si legge nella minute, “il laborioso processo di riparazione dei bilanci richiede una cauta gestione, anche in merito alla stabilità finanziaria”. Le banche italiane ne sanno qualcosa.