Bce: Alert Piigs, tensioni elevate anche in Spagna, Italia e Belgio

20 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI)- I paesi europei devono risanare i conti pubblici con il massimo impegno, ricorrendo anche a manovre correttive se necessario. È questo l’avvertimento che lancia la Bce nel bollettino mensile di gennaio, nel quale la Banca centrale evidenzia anche che da novembre anche Italia, Spagna e Belgio subiscono tensioni sul debito sovrano e che nel terzo trimestre del 2010 la dinamica delle retribuzioni contrattuali nell’area dell’euro è scesa ai minimi storici, frenata da Germania e Italia.

La Bce sottolinea ancora che lo scenario di ripresa dell’economia dell’eurozona, che si conferma per il quarto trimestre del 2010, è dominato da un livello di “incertezza persistentemente elevato” e con rischi “lievemente orientati al ribasso”. I rischi sono connessi “alle tensioni” sui mercati finanziari e alla loro potenziale trasmissione all’economia. Ulteriori rischi sono legati ai rincari energetici, spinte protezionistiche e correzione disordinata di squilibri internazionali.

Riforme strutturali urgenti per risanare conti pubblici. Per i paesi europei servono riforme strutturali “tempestive”, soprattutto per quelli che hanno perso competitività o con un disavanzo pubblico elevato. È Il richiamo della banca centrale europea, secondo cui “occorre attuare con tempestività riforme strutturali consistenti e di ampia portata a integrazione del risanamento dei conti pubblici per migliorare le prospettive di una maggiore crescita sostenibile. Profonde riforme – sottolinea la bce – risultano particolarmente necessarie nei paesi che in passato hanno subito una perdita di competitività o che al momento risentono di disavanzi di bilancio e disavanzi esterni elevati”.

“L’eliminazione delle rigidità dal mercato del lavoro – spiega l’Eurotower nel bollettino mensile – favorirebbe ulteriormente il processo di aggiustamento di tali economie. Inoltre, una maggiore concorrenza nei mercati dei beni e soprattutto dei servizi agevolerebbe la ristrutturazione dell’economia e incoraggerebbe l’innovazione”. Queste misure “sono fondamentali per stimolare l’incremento della produttività, una delle principali determinanti della crescita a lungo termine”.

Tensioni su debito sovrano anche in Spagna, Italia e Belgio. Da novembre anche Italia, Spagna e Belgio subiscono tensioni sul debito sovrano, sostiene la Banca centrale europea, secondo cui “in dicembre e all’inizio di gennaio i differenziali di rendimento dei titoli di Stato a 10 anni dei paesi dell’area euro rispetto ai titoli tedeschi si sono lievemente ristretti, tranne che nel caso della Grecia. Nel mese, tuttavia, le tensioni nei mercati del debito sovrano dell’area sono rimaste elevate e, come in novembre, non si sono limitate soltanto a Grecia, Irlanda e Portogallo, ma si sono manifestate anche in altri paesi dell’area euro quali Spagna, Italia e Belgio”.

“Il modesto restringimento dei differenziali – spiega la Bce nel bollettino mensile – è attribuito dagli operatori di mercato all’accresciuta attività associata al Programma per il mercato dei titoli finanziari condotto dalla Bce. Le informazioni provenienti dai mercati dei credit default swap (Cda) hanno continuato a indicare tensioni nei mercati del debito sovrano dell’area euro. A causa di queste – conclude l’Eurotower – i Cds dell’area euro si collocano attualmente su un livello di 20 punti base superiore a quello medio dei Cds dei paesi nell’area orientale dell’Unione europea”.

Crescita dei salari frenata da Germania e Italia. La crescita dei salari in Europa è scesa ai minimi storici, frenata dalle dinamiche in Italia e Germania, sostiene la Banca centrale europea, che spiega come “nel terzo trimestre del 2010 la dinamica delle retribuzioni contrattuali nell’area euro è diminuita all’1,4% sull’anno precedente, il livello minimo dall’inizio della serie nel 1991”.

“Il calo di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente – sottolinea la Bce – è riconducibile in particolare al rallentamento della dinamica dei salari fissati dai contratti collettivi in Germania e in misura minore in Italia, mentre la crescita salariale in altri paesi per cui sono disponibili i dati non ha registrato variazioni di rilievo”.

Rischio inflazione nei prossimi mesi. Nel breve periodo ci sono evidenze di pressione al rialzo sull’inflazione nell’eurozona, soprattutto per via dell’aumento delle quotazioni delle materie prime, e dunque è necessario seguire gli sviluppi con molta attenzione, avverte la Banca centrale.

A dicembre il tasso di inflazione sui 12 mesi è salito al 2,2%, valore superiore alle attese che riflette ampiamente prezzi dell’energia più elevati – afferma l’Eurotower – e nei prossimi mesi il tasso di inflazione potrebbe registrare ulteriori temporanei aumenti, collocandosi verosimilmente poco sopra il 2%, soprattutto a causa degli aumenti delle materie prime, per poi tornare a moderarsi sul finire dell’anno.

I prezzi, secondo Francoforte, dovrebbero comunque rimanere stabili nell’orizzonte rilevante per la politica monetaria, e nel medio e lungo periodo le aspettative di inflazione restano saldamente ancorate in linea con l’obiettivo del Consiglio Direttivo di preservare tassi di inflazione inferiori, ma prossimi al 2% nel medio termine.

I rischi per le prospettive di inflazione di medio periodo rimangono bilanciati, ma potrebbero orientarsi verso l’alto, continua la Bce. I rischi al rialzo sono connessi alla crescita dei prezzi dell’energia e delle materie prime non energetiche nonchè ad incrementi delle imposte dirette superiori alle attese, mentre i rischi al ribasso sono legati all’impatto di una crescita più contenuta del previsto.

Il ruolo delle banche. Le banche europee devono rafforzarsi per garantire i finanziamenti necessari alla ripresa economica, sostiene la Banca centrale europea, spiegando che “negli ultimi mesi le banche hanno ampliato l’offerta di credito al settore privato in un contesto in cui le dimensioni complessive dei loro bilanci sono rimaste sostanzialmente stabili. Dovranno ancora dimostrarsi capaci di incrementare la disponibilità di tali finanziamenti a fronte di un ulteriore aumento della domanda. Ove necessario – aggiunge la Bce nel bollettino – per raccogliere questa sfida è indispensabile che le banche trattengano gli utili, ricorrano al mercato per rafforzare maggiormente la propria componente patrimoniale oppure sfruttino appieno le misure di sostegno pubblico a favore della ricapitalizzazione”.

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