Bce agita lo spettro di nuove misure di austerity

12 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Francoforte – I paesi dell’area euro dovranno tagliare i debiti pubblici a livelli “decisamente inferiori al 60 per cento” del Pil e questo “in molti paesi richiederà altri notevoli sforzi per un periodo prolungato”. Questo, a causa del “contesto radicalmente mutato” dei mercati finanziari mondiali. E’ quanto scrive la Bce, nella sezione dedicata alla sostenibilità del debito pubblico, contenuta nel suo ultimo bollettino mensile.

“Molti paesi avranno bisogno di conseguire avanzi (di bilancio) primari pari o superiori al 4 per cento del Pil”, facendo riferimento al surplus prima delle spese per gli interessi sul debito.

L’istituto di Francoforte insiste sulla necessità di un maggiore rigore fiscale: “Per promuovere la fiducia, la crescita sostenibile e l’occupazione il Consiglio direttivo esorta i governi a ripristinare posizioni di bilancio solide e ad attuare riforme strutturali energiche. E’ necessario onorare appieno gli impegni assunti nel quadro del Patto di stabilità e crescita e affrontare con determinazione i punti di debolezza in termini di competitivita’. Le autorita’ nazionali devono dar prova della massima responsabilità per assicurare la sostenibilità dei conti pubblici, accrescere la capacità di aggiustamento dei mercati dei beni e servizi e del lavoro, incrementare la produttività e la competitività e garantire la solidità del sistema finanziario. In particolare, i paesi che hanno subito perdite di competitività di costo devono assicurare un aggiustamento salariale sufficiente e promuovere la crescita della produttività”.

Riforme dunque strutturali, ulteriori diminuzioni del debito/Pil, in un contesto in cui le condizioni di salute europee portano il nome della recessione. I target dei debiti a un livello inferiore al 60% portano molti a pensare che un rigore di bilancio del genere comporterà di nuovo l’applicazione di misure di austerity, che si teme continueranno a flagellare ulteriormente la congiuntura dei paesi più deboli dell’area euro.

La stessa Bce afferma che “le prospettive economiche sono prevalentemente soggette a rischi al ribasso, che riguardano in particolare il rinnovato intensificarsi delle tensioni nei mercati del debito dell’area dell’euro e la loro potenziale propagazione all’economia reale dell’area e sono altresì connessi a ulteriori rincari delle materie prime”. Ancora più preoccupante il commento sulle condizioni del mercato del lavoro, destinato ad attraversare “un ulteriore peggioramento nel breve termine”.

Nel commentare le note dolenti dell’Eurozona che stanno facendo parlare particolarmente di sè negli ultimi giorni, ovvero Italia e Spagna, l’istituto sottolinea che il rialzo degli spread Italia e Spagna si è verificato “sullo sfondo di una riconsiderazione delle prospettive di crescita nell’area euro”.

Ma è vero che l’Italia e anche la Francia, il Belgio, la Grecia, l’Olanda, il Portogallo e la Spagna, presentano per il 2012 un fabbisogno di rifinanziamento pubblico “particolarmente rilevante” e superiore al 20% del Pil. Lo rileva la Bce valutando le vulnerabilità “a un clima di fiducia negativo e a effetti di propagazione avversi”.