BATTERE I BTP? MISSION IMPOSSIBLE

26 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Quanto è difficile fare il fondista obbligazionario al tempo dei tassi in risalita. I gestori costano sempre molto rispetto ai rendimenti che possono strappare e non eccellono. I Btp sono da maneggiare con cura e gli Etf, pur uscendo a testa alta dalla competizione che CorrierEconomia vi presenta, non possono far altro che copiare le asperità del momento.

Nel triennio maggio 2004-maggio 2007 soltanto quattro fondi obbligazionari specializzati nell’investimento in titoli di Stato europei sui 62 esaminati (pari al 6,5% del totale) avrebbero fatto meglio dell’acquisto diretto nel Btp triennale in asta con un investimento di 50 mila euro; la percentuale sale al 14,5% (nove fondi) se il capitale investito fosse stato di 10 mila euro.

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E gli Etf? Il replicante del paniere obbligazionario euro quotato in Piazza Affari (Lyxor Etf EuroMts global) avrebbe consentito di fare meglio dell’investimento diretto in Btp. Grazie ai costi ridotti all’osso, il clone del mercato obbligazionario nei tre anni avrebbe reso l’8,47%, vale a dire quanto i i gestori attivi medaglia di bronzo (San Paolo Obbligazionario lungo termine e Nextra long bond euro). I primi in classifica — Interfund e Fonditalia di Fideuram — sono infatti riusciti ad offrire quasi l’11%.

«E’ stato veramente difficile capire il mercato negli ultimi tempi — spiega Simone Pecoretti, responsabile delle gestioni obbligazionarie di Fideuram basate a Dublino —. Oggi è difficile vedere valore, se non nelle solite scadenze brevi, entro i tre anni». Lo scenario macro economico infatti è positivo e il mercato sconta già un rialzo dei tassi europei fino al 4,50% (oggi siamo al 4%, ndr ). Al momento però non si intravede la possibilità che la curva in Europa si irripidisca, cioè che le scadenze lunghe si mettano a rendere ragionevolmente più delle brevi. Solo a chi può accumulare a lungo termine il gestore consiglia di dare uno sguardo al Btp trentennale agganciato all’inflazione 2035, che oggi ha un rendimento al netto del costo della vita del 2,72%.

Che giudizio dare allora alle gestioni obbligazionarie a disposizione dei risparmiatori? Mentre chi acquista un Btp in genere trascura l’effetto prezzi ragionando da cassettista (a scadenza saranno restituiti i 100 euro di nominale), il fondista e il sottoscrittore di Etf finiscono spesso per fare i conti con le variazioni del valore delle quote. Negli ultimi 12 mesi la variazione media dei fondi di categoria (che sono appunto gli obbligazionari euro a medio lungo termine) è stata del +0,43% e soltanto 13 fondi su 62 (21% del totale) ha fatto meglio dell’Etf (+0,81%).

Invece da inizio anno a fine maggio 2007, a fronte di una perdita media di categoria dello 0,95% erano 38 i fondi (pari al 61,3%) a perdere meno dell’Etf (-1,08% la sua performance netta). Questo sembra confermare uno dei punti critici degli Etf, che in fasi di mercato in calo copiano e non possono offrire alcun riparo. Impresa che, a volte, può invece riuscire ai gestori attivi. A cui resta il punto debole dei costi eccessivi: un punto percentuale medio è sempre troppo, anche se i tassi sono saliti.

E ancora: i quattro fondi che hanno battuto l’Etf mettono in mostra risultati intermedi (un anno, due anni e da inizio 2007) peggiori rispetto al replicante. Perché? I portafogli in grado di fare meglio degli Etf spesso hanno una duration (scadenza media di portafoglio) superiore alla media di mercato. Dunque espongono chi li sceglie a un rischio maggiore. Chi non risica, non rosica. Anche con i Btp.

La gara si è svolta considerando le performance al netto del Fisco e includendo eventuali dividendi distribuiti nel periodo. Anche per l’Etf, che è del tipo ad accumulazione, cioè non distribuisce dividendi, al rendimento lordo del valore della quota è stata sottratta la trattenuta fiscale (pari al 12,5% del guadagno) per renderlo omogeneo agli altri portafogli. Infine per il Btp si è ipotizzata la sottoscrizione all’asta nel maggio 2004 per un capitale di 10 mila e uno di 50 mila euro. Per ogni investimento si è poi tenuto conto dei costi del deposito bancario e dei bolli di legge. Inoltre la cedola incassata semestralmente è stata mantenuta fino a maturare almeno i mille euro minimi per acquistare in asta.

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