Stiglitz: basta euro. E in Italia si lavora a un piano

13 Luglio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Crisi bancaria in Italia, ok dell’Ecofin alla proposta della Commissione europea di comminare sanzioni a Spagna e Portogallo per deficit eccessivo e dunque infrazione di regole sui conti pubblici. Tagli delle stime sul Pil dell’Eurozona per il fattore Brexit e per lo stesso motivo – ma anche per le banche – taglio delle stime sul Pil italiano da parte dell’ Fmi. All’orizzonte una nuova crisi dei Piigs (acronimo utilizzato per indicare Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna), simile a quella che ha fatto tremare le fondamenta dell’euro nei terribili anni 2010-2012? Oppure sarà direttamente l’euroscetticismo a trionfare, e l’euro finirà non tanto per una ennesima crisi che affosserà l’Eurozona, ma semplicemente perchè si capirà che è meglio lasciare la barca della moneta unica?

A dispetto delle rassicurazioni che arrivano dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – non c’è una crisi in Italia – e dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan – in eterno conflitto con i numeri, manifesta stupore per i dati e i vari alert che circolano sulla stampa sui problemi delle banche- si torna a parlare di rischi al ribasso per l’Ue e nello specifico per la tenuta dell’Eurozona e dunque dell’euro.

Euro che, stando a sentire le dichiarazioni che sono arrivate nell’ultimo periodo, viene visto sempre più come un fattore letale per la sopravvivenza dell’Europa stessa.

Non si possono non ricordare per esempio le parole di Joseph Stiglitz, premio Nobel dell’economia che, in occasione di un recente convegno a Roma in cui ha parlato anche l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, ha detto chiaro e tondo che “l’euro è un’istituzione fallita, che per salvarsi dovrebbe abbandonare l’euro”.

Di uscita dall’euro parla sempre di più, anche con maggior fervore rispetto al periodo precedente il referendum Brexit: non certo per gli stessi motivi, dal momento che l’addio del Regno Unito è stato dato all’Unione europea, non a un blocco euro di cui non ha fatto mai parte. Piuttosto, se ne parla per la semplice parola addio che il Regno Unito, secondo la versione degli euroscettici, ha saputo urlare ai vertici di Bruxelles. Quell’addio che molti cittadini europei vorrebbero dire sia all’Unione europea che all’Eurozona.

Dell’addio all’euro se ne parla in queste ore anche in Italia, con Claudio Borghi, responsabile economico della Lega di Matteo Salvini che, in un’intervista al quotidiano La Stampa, lancia un appello a Silvio Berlusconi:

“Col centrodestra unito fuori dall’euro”, ma non dall’Ue. Così Borghi: “Tornati alla sovranità monetaria, l’Ue potrebbe costruirsi su basi diverse. Certo poi se, nonostante la libertà dall’euro, ci fosse una maggioranza di blocco della Germania che fa i suoi interessi e quelli della grande industria schiacciando la piccola e media, allora non ci staremmo”.

Borghi ammette anche, in merito all’uscita dall’euro:

“La cosa migliore sarebbe un’uscita coordinata tra varie nazioni. In quel modo, le procedure sarebbero incomparabilmente più facili”. E rivela “Abbiamo già cominciato a lavorarci su” con “chi è nel gruppo in Europa con noi: i francesi del Fn, gli olandesi del Pvv, gli austriaci dell’Fpö…” non rinunciando a farsi pubblicità:”Il mio libretto ‘Basta euro‘ è in corso di traduzione in francese”.

Euro sotto attacco, dunque: e fa riflettere il fatto che contro l’euro siano sia un economista di alto livello e vincitore di un premio Nobel come Stiglitz sia un Claudio Borghi stimato da Salvini.

Intanto, come ha commentato Mihir Kapadia, fondatore e numero uno di Sun Global Investments in un articolo pubblicato sul Guardian, sono tempi molto difficili e pericolosi per l’Italia e le sue banche:

“Nel 2010-2012 la crisi del debito europeo ha colpito i “Piigs: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna. La Grecia ha praticamente fatto default, mentre l’Unione europea e la BCE hanno prestato enormi somme a tutti gli altri paesi. L’Irlanda, e in misura minore la Spagna, hanno ripreso a crescere; l’Italia e il Portogallo no, mentre la Grecia rimane in una situazione pericolosa. La crisi italiana è più ampia e più significativa, dal momento che si tratta di una economia molto più grande di quella del Portogallo e della Grecia”.

Dunque “questi sono tempi pericolosi per le banche e per l’Europa. La Brexit ha dominato recentemente sui mercati, ma la crisi bancaria italiana è il prossimo rischio economico maggiore per l’Europa, e deve essere affrontato”.

Sarà dunque l’Italia a dare il colpo di grazia all’euro? O sarà magari il centrodestra italiano, nel caso in cui dovesse vincere le elezioni – che prima o poi ci dovranno pure essere in Italia?

Italia o meno, qualcuno ha già capovolto la clessidra. Jim Mellon, presidente di Burnbrae Group, ha dato all’euro tra i tre e i cinque anni di vita nel post Brexit, almeno nella forma che ha al momento.