BASTA
SALOTTI BUONI,
W LE LOCUSTE

12 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Il ruolo da protagoniste delle
grandi banche sul palcoscenico
dell’affaire Telecom «non deve
sorprendere, né tantomeno scandalizzare
». Perché l’economia finanziaria
sta attraversando
profondi mutamenti che consentono
ad attori “vecchi” come gli
istituti di credito di assumere un
ruolo nuovo, di affiancare quelli
che per disperazione chiamiamo
investitori tradizionali in operazioni
di ampio respiro e nei settori
più disparati. Perché è un dato
di fatto, secondo Donato Masciandaro,
che «i salotti buoni
non esistono più».

Quest’ampia, crescente “finanziarizzazione”
dei mercati
comporta naturalmente dei rischi,
che si colgono ad esempio quando
negli Stati Uniti i segnali di debolezza
del settore immobiliare creano
allarme a Wall Street. O quando,
com’è successo due giorni fa,
l’euro tocca i massimi sul dollaro e
sullo yen. Ma anche sulla moneta
unica il professore della Bocconi si
mostra ottimista: «Vorrei sottolineare
che l’euro ha vinto una grande
scommessa: è diventata moneta
di riserva. Nei portafogli internazionali,
dieci anni fa, nessuno
avrebbe scommesso che una valuta
che lega insieme paesi così diversi,
tradizionalmente virtuosi come
la Germania e ballerini come
l’Italia, diventasse una moneta di
riserva. Invece, lo è diventata».

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A
colloquio con il Riformista l’economista
esperto di politica monetaria
scommette inoltre sul fatto che la
Bce lascerà oggi i tassi invariati:«la
prossima finestra per un rialzo è
giugno», osserva.
Quanto all’evoluzione dell’economia
finanziaria, per Masciandaro
«bisogna prendere atto che
sta cambiando e questo fa anche
oscillare, ad esempio, il termometro
rappresentato dalle valute. Siamo
abituati a pensare a un’economia
finanziaria che coincideva con
due sostantivi: mercati e banche.
Nei paesi Ocse è comparso invece
un nuovo soggetto che per disperazione
definiamo “investitore istituzionale”.

Lo chiamiamo così
perché è la categoria più grande
possibile che però definisce soggetti
diversissimi, da quelli
relativamente prudenti
come fondi pensione
a quelli più aggressivi
come gli hedge
fund,che include quindi
dalle formiche alle
locuste, e che fa ingenti
investimenti». Per
l’economista la grande
novità è che i paesi abituati ai “salotti
buoni” «si accorgono che questi
non esistono più». Succede poi
che alcuni protagonisti tradizionali
non stanno affatto sparendo, «ma
si adeguano al contrario alle nuove
logiche. Per cui una grande banca
nazionale, ormai europea come
Banca Intesa e una grande banca
di investimento a respiro europeo
come Mediobanca possono legittimamente
occuparsi di una grande
società di telecomunicazioni come
Telecom. Perché la legge glielo
consente e perché stanno entrando
in questa ottica».

E questo non
comporta anche grandi rischi? «In
un certo senso sì. Perché la seconda
grande novità che osservo è che
siamo abituati a pensare che certe
grandi categorie di cittadini siano
immuni dal rischio. Quello che sta
succedendo in molti paesi e adesso
si comincia a registrare anche da
noi è invece che il cittadino deve
abituarsi ad assumersi dei rischi».

Soprattutto quando il governo sta
tentando di far decollare il mercato
della previdenza integrativa?
«Ad esempio. Però un dato che
può far riflettere a questo proposito
è che in ogni paese industrializzato
la somma totale delle attività
finanziarie è di gran lunga maggiore
del reddito prodotto. Così, la
somma totale dei debitori e dei
creditori in ogni istante di tempo è
maggiore della ricchezza prodotta.
Questo è possibile perché ci sono
tanti rapporti debito-credito che
uniscono ieri,oggi e domani».

Però
il sistema regge finché tutti credono
che queste promesse vengano
mantenute. «Esatto. Infatti, appena
c’è un piccolo scricchiolìo qualche
preoccupazione emerge anche
nelle autorità.Il sistema finanziario
è di gran lunga più
“spesso” del sistema
reale, perché c’è la ricchezza
prodotta ieri e
oggi e la ricchezza che
verrà prodotta domani.
Ed è un bene perché
ognuno può pianificare
le sue scelte. In
sistemi particolarmente
complessi gli scricchiolii possono
però aumentare e ne basta uno per
far sorgere preoccupazioni». Però
noi siamo un paese dove il mercato
immobiliare non è ancora “finanziarizzato”
e dove secondo l’ultimo
bollettino della Banca d’Italia
il credito al consumo è ancora limitato.

«Sì, siamo ancora sotto la
media europea e dei paesi anglosassoni.
Vuol dire che c’è un comparto
che può crescere con vantaggio
famiglie e prestatori ma
bisogna fare attenzione perché se
ci sono certi livelli indebitamento
si moltiplicano anche gli scricchiolii.
Quanto al mercato immobiliare,
questo è il motivo perché
non c’è una bolla nel senso tecnico
del termine, quindi non dobbiamo
preoccuparci».

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